IL CORPO E’ ENERGIA

“Nulla  si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” (Lavoiser)

Il corpo umano è dotato di una grande quantità di energia che ha lo scopo di conservare al meglio il benessere psicofisico. La malattia insorge quando l’energia non è sufficiente a garantire un sistema di difesa efficiente nei confronti degli agenti patogeni, qualunque essi siano.  Conservare la salute o recuperarla significa quindi non disperdere inutilmente l’energia vitale, bensì ottimizzarla per raggiungere il massimo delle proprie potenzialità.

Il cibo, insieme con l’ossigeno, l’acqua e le emozioni, rappresenta la fonte primaria di energia e la sua funzione ideale è quella di apportare le materie prime per il ricambio, la crescita e la riparazione delle strutture del corpo e le calorie necessarie per farlo. Se le caratteristiche del cibo non corrispondono a ciò che è utile all’organismo, questo si troverà da un lato a disporre di minor energia e dall’altro a doverne sprecare una parte per difendersi da un prodotto non buono. Questo spreco di energia verrà, necessariamente, sottratto ai sistemi di difesa,conservazione o recupero della salute. Da qui la necessità di sostenere e stimolare i principi dell’alimentazione consapevole in cui siano privilegiati i cibi biodinamici, biologici derivati da una produzione che salvaguardi la salute.

Oggi, sempre di più, si capisce l’importanza non solo del cibo ma anche dello “stile di vita” come causa diretta o concausa nell’insorgenza di molte malattie. Per “stile di vita” si deve intendere la modalità che una persona mette in atto per dirigersi verso i propri obiettivi, utilizzando gli strumenti che ha a disposizione e che ritiene essenziali per esprimere la propria soggettività. Ben presto, all’interno di un nucleo sociale, questa modalità diventa nevrosi e in questa condizione sono necessari dei punti di riferimento precisi per concedersi un certo grado di stabilità.

“La mente è tutto! Tutto il resto è niente!”

Viviamo in un periodo sociale dove il materialismo è dominante, forse nessuna nazione investe sulla crescita emozionale della popolazione e i risultati sono evidentissimi nella nostra società con un aumento della prevalenza delle patologie mentali. Anche la qualità della vita della popolazione è molto bassa. La guarigione reale e completa dei nostri pazienti non può prescindere dalla “prescrizione con stile” dove per stile non si intende altro che l’attenzione allo stile di vita dei propri pazienti. Tuttavia l’azione forse più incisiva è quella di raggiungere la persona sana, non esclusivamente quella malata.

Raggiungere il sano significa fare prevenzione primaria, ovvero quella prevenzione che si impegna ad evitare l’insorgenza delle malattie. La prevenzione primaria è rappresentata da una serie di atti messi in opera da ciascuno di noi intesi come cittadini e non solo come medici, allo scopo di prevenire l’insorgenza delle malattie. Questa affermazione è tutt’altro che banale poiché l’attenzione scientifica e mediatica degli ultimi anni si è rivolta, con sempre maggiore intensità, alla fase secondaria della prevenzione, ovvero la possibilità di eseguire una diagnosi sempre più precoce. Questo intento è assolutamente nobile ma rischia di distrarre l’attenzione dalle responsabilità che ogni persona ha nei confronti di sè stesso, del proprio nucleo familiare e della società tutta.

Come vuoi vivere? Bene e a lungo o male e poco?

Dipende da te e dal rispetto per la tua salute psicofisica che è il bene più prezioso che hai.

Siamo quello che mangiamo! Ma siamo soprattutto quello che pensiamo!

 

Dottor  Giovanni  Acampora

giovanni-acampora@virgilio.it

 

 

 

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BURNOUT

Il termine burnout, che in italiano può essere tradotto come “bruciato”, ”scoppiato”, ”esaurito”, è stato introdotto nel mondo dello sport nel 1930 per indicare l’incapacità di un atleta, dopo alcuni successi, di ottenere ulteriori risultati e/o mantenere quelli acquisiti. La sindrome di burnout (vale anche per non atleti) è stata anche definita come: <un demone nato nella società e nel tempo in cui viviamo che deriva dal continuo sforzo per dare significato alla nostra vita>. Il percorso, come individui sani possono giungere a ”scoppiare”, è caratterizzato da una serie di fasi che possono essere attraversate singolarmente o interamente anche non necessariamente in un ordine specifico. Le fasi individuate sono:
– mettere alla prova se stessi in modo compulsivo;
– lavorare intensamente;
– trascurare i propri bisogni;
– spostare il conflitto (la persona non si rende conto della causa principale del disagio);
– ridefinire i valori (vengono trascurati amici, famiglia, hobby);
– negare problemi come il manifestarsi di cinismo, aggressività, frustrazione;
– escludersi dal contesto sociale;
– fare uso di alcool o droghe.

Al termine di questo percorso i cambiamenti comportamentali diventano sensibili, l’individuo va incontro a uno stato di vuoto interiore seguito da uno stato di depressione e dalla sindrome di burnout, con collasso fisico e mentale. Alcune situazioni espongono al rischio di burnout:
– il susseguirsi di giornate insoddisfacenti;
– non sentirsi più emotivamente coinvolto (lavoro, sport, vita);
– non sentirsi valorizzato, apprezzato (lavoro, sport, vita);
– emergere di uno scollamento tra i valori personali e quanto atteso;
– imporsi obiettivi irrealistici (voglia di dimostrare);
– impiegare gran parte della giornata in compiti non gratificanti;
– non saper apprezzare la bellezza della vita;
– vivere per un obbiettivo senza godersi il percorso per raggiungerlo.

Le manifestazioni psicologiche e comportamentali sono raggruppabili in tre componenti:
1- Esaurimento emotivo: svuotato per effetto di un inaridimento emotivo nei rapporto interpersonali.
2- Depersonalizzazione: atteggiamento di rifiuto nei confronti degli altri.
3- Ridotta realizzazione personale: caduta dell’autostima e sentimento d’insuccesso nella vita e nello sport.

A determinare il burnout concorrono diverse variabili: fattori socio-organizzativi quali le aspettative connesse al ruolo, le relazioni interpersonali, le caratteristiche dell’ambiente di lavoro e sportivo; variabili individuali come sesso, età, stato civile. L’insorgenza della sindrome di burnout segue generalmente quattro fasi:
prima fase: entusiasmo-idealistico (voglia di raggiungere gli obiettivi);
seconda fase: stagnazione ( ci si accorge che il lavoro, lo sport non soddisfa i propri bisogni);
terza fase: frustrazione – è la più critica per via di un senso di inadeguatezza professionale-sportivo;
quarta fase: graduale disimpegno emozionale conseguente alla frustrazione, con passaggio dall’empatia all’apatia.

Il primo e più importante passo nella prevenzione e/o guarigione da burnout è quello di riconoscere il problema e valutare oggettivamente la situazione. Le misure per prevenire il burnout possono essere differenziate a seconda del tipo di approccio e del livello di prevenzione. Gli approcci preventivi da considerare sono: le modificazioni dell’ambiente di lavoro e sportivo (prevenzione delle circostanze) e i miglioramenti delle capacità dell’individuo di affrontare lo stress (misure preventive comportamentali).
Le misure preventive possono essere divise in: misure preventive primarie (evitare/rimuovere fattori che rendono la persona malata), misure secondarie (riconoscimento precoce, intervento sulla malattia manifesta) e misure terziarie (affrontare le conseguenze della malattia e profilassi delle recidive). Esistono persone (speciali) che trasformano le loro intuizioni ed idee in progetti e con la sensibilità e la determinazione trasformano il progetto in realtà. Siamo quello che mangiamo, ma soprattutto quello che pensiamo!

PER VIVERE UNA GRAN BELLA VITA IMPARA A FARE QUELLO CHE VUOI, QUANDO VUOI, DOVE VUOI, COME VUOI E CON CHI VUOI.

Buona salute a tutti.

Dottor Giovanni Acampora
mail: giovanni-acampora@virgilio.it
cell: 3392037673