Città e Salute

L’uomo è in costante ed imprescindibile interazione con l’ambiente che lo circonda. Sempre più enormi spazi di campagna sono “divorati” dal cemento e dall’asfalto. L’ambiente urbano è un luogo complesso,che può fomentare rivalità economiche ed aumentare l’aggressività,incrementando la competitività. In città i ritmi della vita quotidiana sono frenetici,ciò porta ad un aumento delle alterazioni del sistema neurovegetativo, del ritmo sonno veglia, del tono dell’umore,alterazioni della condotta, con manifestazioni di antisocialità ed aggressività, fino ad arrivare alle alterazioni dell’identità. Si può affermare che l’ambiente urbano genera  due condizioni psicologiche ricorrenti: la mancanza di riconoscibilità e la solitudine. Quest’ultima  è originata dalla situazione alimentata dall’affollamento urbano. L’essere umano è nato per vivere immerso in una stimolazione sensoriale “naturale”, in cui colori, odori e suoni sono assai diversi da quelli offerti dalle città. Rumori, monocromatismo (prevalenza del grigio),odori sgradevoli,sostanze chimiche(inquinamento atmosferico ), affollamento e senso di costrizione produco moltissime situazioni di disadattamento. L’ambiente urbano rappresenta il luogo tipico di scollamento  tra uomo e natura, tra bisogni reali e bisogni “indotti”. Gli individui non si accorgono più degli stimoli nocivi che li circondano, la ripetizione di uno stimolo nel tempo induce assuefazione.

L’ambiente urbano genera un sovraccarico di sollecitazioni che bombardano gli individui portando all’aumento del senso dell’inefficienza mentale e fisica, questo provoca un’alterazione grave dell’equilibrio psico-fisico poiché le modificazioni neuro-endocrine possono alterare il funzionamento di organi che ne subiscono gli effetti (cosiddetti organi bersaglio). Dispepsie, gastriti, colon irritabile, dermatiti, disturbi del sonno, cefalea, disturbi dell’identità, aumento dell’antisocialità e dell’aggressività. I disturbi psicologici sono in costante aumento: ansia, nervosismo, depressione, panico, angoscia, rabbia, pessimismo esistenziale.

Il paesaggio urbano induce un aumento dello stress quotidiano senza possibilità di recupero psico-fisico. Ambienti degradati tendono a far sentire i cittadini abbandonati dalle istituzioni con un aumento del senso di anonimato, della diffidenza sociale, di tutte le forme di vandalismo e di microcriminalità. L’ambiente delle nostre città non risponde ai reali bisogni umani. Non è pensabile una modificazione che possa trasformare l’uomo in un essere adattato ad un ambiente rumoroso, nè che la fisiologia respiratoria possa  modificarsi al cambiamento di un atmosfera intrisa di petrolio bruciato. Le soluzioni possono andare soltanto nella direzione di una modificazione dell’ambiente, cercando di ricreare un contesto adatto alla conformazione psico-biologica delle’essere umano. Gradevolezza dell’ambiente, corretta alimentazione, movimento fisico e socialità devono essere i punti cardine sui quali far ruotare il nuovo modo di concepire e strutturare le nostre città, nella speranza di favorire un nuovo e migliore stile di vita.

L’essere umano è l’unico animale che distrugge l’habitat in cui vive!

Noi abbiamo bisogno della natura, la natura non ha bisogno di noi!

 

Dott. Giovanni Acampora

giovanni-acampora@virgilio.it

 

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Salute … nell’aria!

Oggi si parla ancora poco del rapporto salute e ambiente. Nei centri urbani la popolazione è esposta all’inalazione di miscele di agenti inquinanti atmosferici potenzialmente dannosi per la salute. L’apparato respiratorio può divenire l’organo bersaglio di una quantità innumerevole di sostanze tossiche. L’inquinamento atmosferico delle città è responsabile di significative quote di morbosità e mortalità per neoplasie, malattie respiratorie e malattie allergiche respiratorie.

Gli effetti dell’inquinamento dell’aria sulla salute possono essere acuti e cronici.

Gli effetti acuti sono dovuti all’esposizione di breve durata (ore, giorni) ad elevate concentrazioni di inquinanti. Gli effetti cronici dell’inquinamento si manifestano dopo un’esposizione prolungata a livelli di concentrazioni anche lievi. Una parte considerevole della popolazione europea che vive in città non respira aria sana, con conseguenze gravi sulla salute. I componenti più abbondanti dell’inquinamento atmosferico nelle aree urbane sono il biossido di azoto, l’ozono ed il materiale particolato (PM). Il materiale particolato atmosferico che costituisce  la componente maggiore dell’inquinamento urbano è una miscela di particelle solide e liquide con diversa origine, dimensione e composizione. Il materiale particolato inalabile che può raggiungere le vie respiratorie inferiori viene definito come PM 10 e PM 2.5 (diametro delle particelle in micron). Il parenchima polmonare umano trattiene il PM 2,5 mentre le particelle di diametro superiore a 5 ed inferiore a 10 micron raggiungono solo le vie aeree prossimali. Il PM costituisce il più serio problema dell’inquinamento atmosferico in molte città ed esso rappresenta la componente dell’inquinamento atmosferico più consistentemente associata con effetti avversi alla salute. L’inalazione del PM è responsabile di 500.000 morti in eccesso ogni anno nel mondo.

L’inquinamento atmosferico  è un problema complesso che richiede l’azione delle autorità pubbliche a livello regionale, nazionale ed internazionale. Con la riduzione dei livelli d’inquinamento si potrebbe contribuire alla diminuzione dell’incidenza delle malattie e ad un calo dell’emissioni di gas che influiscono sui cambiamenti climatici fornendo così altri benefici sulla salute e sull’intero ecosistema.

I principali obiettivi delle politiche ambientali volte alla riduzione dell’inquinamento atmosferico sono i seguenti:

  1. sostanziale riduzione/abbattimento delle fonti d’inquinamento
  2. riduzione dell’esposizione umana mediante il controllo delle emissioni (es. variazioni nei flussi di traffico e diversa localizzazione dei poli industriali rispetto agli aggregati residenziali)
  3. ventilazione più efficiente negli ambienti  indoor

Per  ridurre i rischi della salute causati dall’inquinamento atmosferico è indispensabile un approccio multidisciplinare e multisettoriale in quanto le politiche di prevenzione coinvolgono settori diversi come quello dei trasporti, dell’edilizia, della produzione di energia e dell’industria. Tali obiettivi possono essere raggiunti attraverso interventi sia a livello individuale (limitazione del fumo, minor utilizzo di automobili e moto, uso appropriato di stufe e caminetti a legna, etc.) sia a livello collettivo (normative e sanzioni adeguate) e campagne d’informazione/educazione rivolte alla popolazione per promuovere comportamenti e stili di vita corretti e proteggere dall’esposizione le fasce di popolazione più vulnerabili.

Strategie di prevenzione

Le strategie per ridurre l’inquinamento atmosferico richiedono interventi di natura politica, ma anche i cittadini possono svolgere un ruolo importante nel percorso decisionale e dare un forte sostegno con le loro azioni quotidiane per assicurare la salvaguardia dell’ambiente e della salute.

– Ridurre i consumi energetici: è dovere di ogni cittadino imparare ad utilizzare meglio le risorse disponibili ed evitare gli sprechi, in particolare di energia e acqua. L’attenzione verso i consumi può portare a un risparmio del 30-50% di energia elettrica domestica con ricadute positive anche sull’ambiente. Ad esempio quando si acquistano elettrodomestici è opportuno scegliere quelli a minor consumo energetico. Il costo maggiore è ammortizzato dai minori consumi, con un minor inquinamento.

– Utilizzare i mezzi pubblici, la bicicletta o camminare a piedi contribuisce a ridurre l’inquinamento dell’aria e, favorendo l’attività fisica, può migliorare lo stato di salute.

– Evitare prodotti  spray.

– Raccolta differenziata.

– Ridurre le immissioni di gas tossici.

Non rispettare l’ecosistema sarà molto pericoloso per il futuro delle nuove generazioni.

Dottor Giovanni Acampora

Equilibrio muscoli – fasce – visceri.

Le catene muscolari sono circuiti in continuità di direzione e di piano attraverso i quali si propagano le forze organizzatrici del corpo.

Il corpo obbedisce a tre leggi:

1) legge dell’equilibrio.
2) legge dell’economia.
3) legge del confort (assenza di dolore).

L’equilibrio è di primaria importanza in ogni sua dimensione: alimentare, biochimica, viscerale, parietale, emodinamica, ormonale, neurologica, psicologica, e le soluzioni adottate per conservarlo sono economiche. Poiché lo schema di funzionamento è fisiologico, è sicuramente confortevole. Quando bisogna adattarsi l’organizzazione del corpo cerca di conservare l’equilibrio ma accordando priorità all’assenza di dolore. Il corpo fa di tutto per non soffrire. Nasconde, si distorce, diminuisce la sua mobilità nella misura in cui questi adattamenti difensivi, meno economici, gli fanno ritrovare il confort. Il nostro confort ed il nostro equilibrio si pagano con un maggiore dispendio di energia da cui deriva una maggiore stanchezza. Se il compenso muscolare non è sufficiente a trovare un nuovo equilibrio, confortevole ed economico, il paziente non può rendere sicura la sua verticalizzazione ed è costretto a stare a letto. L’organizzazione generale del corpo risponde ad una necessità di relazione nella vita. Il corpo è fatto per osservare, percepire, reagire, dare, prendere, creare, correre. Le catene muscolari assicurano tutto questo. La buona coordinazione dell’ organizzazione generale passa attraverso le fasce. Ogni struttura connettiva (aponeurosi, guaina, tendini, legamenti, capsule, periostio, pleura, peritoneo) fa parte, sul piano funzionale, di un’unica fascia. Questa tela fasciale tesa dalla struttura ossea non accetta di essere stirata. Ogni richiesta di allungamento necessita dell’impegno dell’insieme della tela fasciale. Necessita che la risultante delle tensioni che vi si applicano sia nella costante fisiologica. Se la lunghezza richiesta non viene accordata, si ha una tensione dolorosa che scatena per via riflessa delle tensioni muscolari.
Le fasce collegano i visceri al quadro muscolo-scheletrico. In questo si realizza l’importanza di un buon rapporto articolare, di una buona statica e di una buona mobilità. Le funzioni sono catalizzate dal movimento delle strutture periferiche. Se la mobilità del quadro muscolo-scheletrico si altera, si ha un rallentamento di una o più funzioni viscerali. Di riflesso, la disfunzione di un organo, con fenomeni di congestione, steatosi o di sclerosi, modifica col suo peso o la sua retrazione il sistema di sospensione fasciale, la sua funzionalità e può essere causa di perdita di mobilità. Il trattamento con le catene muscolari in realtà è un lavoro delle fasce. I muscoli sono contenuti in guaine interdipendenti. Il riequilibrio delle tensioni passa attraverso il trattamento di questi involucri. Il muscolo è solo una “manovra” al servizio dell’organizzazione generale, cioè al servizio delle fasce. Il trattamento deve sempre cercare le cause attraverso la logica, la comprensione ed il rispetto delle strutture. Il corpo deve accettare il trattamento che gli viene proposto. Quando si conoscono le strette relazioni delle fasce con l’alimentazione, il drenaggio, le difese, si realizza che il recupero della fisiologia meccanica può essere possibile solo se lo si aiuta nelle altre funzioni. Da ciò deriva l’importanza dell’approccio osteopatico in campo fasciale, viscerale e cranico. Ottenuto il rimodellamento delle fasce col trattamento delle catene muscolari, solo allora si potrà ri-armonizzare in modo efficace e duraturo la loro mobilità.

Buona corsa trail a tutti.

Dottor Giovanni Acampora

TENDINOPATIE DEGLI SPORTIVI

Le tendinopatie rappresentano un delicato problema diagnostico e terapeutico,tali patologie si presentano frequentemente negli sportivi a causa dell’usura a cui è sottoposto l’apparato osteo-articolare-muscolare-fasciale. Se queste tendinopatie non vengono trattate adeguatamente evolvono verso la cronicizzazione con ripercussioni importanti sull’attività sportiva. I tendini sono costituiti principalmente da collagene, che garantisce resistenza meccanica, e da elastina, che ne determina l’estensibilità. I tendini presentano notevoli diversità di forma, lunghezza, vascolarizzazione, rivestimento sinoviale e delle caratteristiche funzionali-biomeccaniche. In assenza di una adeguata preparazione atletica e di riscaldamento, e quando le forze dinamiche vengono applicate obliquamente i tendini diventano più vulnerabili. Il rischio di lesioni è generalmente conseguente al sovraccarico (rapido aumento della tensione) o a sovraffaticamento, nel caso di movimenti ripetitivi senza aumento del carico. Concause di queste patologie sono: l’insufficiente apporto di ossigeno, una dieta squilibrata, le modificazioni ormonali, le infiammazioni ricorrenti, l’età, la temperatura, un corpo iperacido carico di tossine, il terreno sconnesso. Il collagene si sfibra e si frantuma con perdita della sua regolare struttura. Abbiamo quattro differenti quadri patologici:
Peritenonite o Tenosinovite: infiammazione del solo peritenonio.
Peritenonite con Tendinosi: infiammazione della guaina tendinea associata a degenerazione intratendinea.
Tendinosi: degenerazione del tendine da ipotrofia cellulare.
Tendinite: degenerazione del tendine e risposta infiammatoria di riparazione.

Il trattamento deve mirare al pieno recupero in tempi rapidi e con modalità di cura in grado di prevenire ulteriori danni. Un intervento di tipo motorio-riabilitativo deve essere sempre considerato. La forza del tendine è direttamente proporzionale non solo al numero ed alla dimensione delle fibre collagene che lo costituiscono, ma anche al loro orientamento, tali fibre rispondono bene alla tensione e al movimento. E’, quindi, importante stimolare il tendine il più precocemente possibile attraverso una mobilizzazione adeguata e con movimenti controllati. Molto utile in questo tipo di patologia sottoporre i pazienti ad un trattamento infiltrativo locale con medicinali biologici (senza effetti collaterali) finalizzato a:
– Controllare la dolorabilità locale.
– Contrastare la degenerazione delle strutture tendinee e legamentose.
– Prevenire la possibilità di recidive.

Nell’ambito della medicina della salute, prevenire è meglio che curare, ottima, per ridurre i rischi di questa patologia, la terapia preventiva con gli integratori che rallentano la degenerazione delle strutture del nostro corpo, tendini compresi, indipendentemente dall’attività sportiva. La salute è il nostro bene più prezioso, rispettiamola quando l’abbiamo e non quando l’abbiamo persa, evitiamo il più possibile tutti i fattori di rischio.

Buona salute a tutti.

Dottor Giovanni Acampora
giovanni-acampora@virgilio.it

Beati i Vegani

Da secoli si sa e si dice: ”L’uomo è ciò che mangia”. Non c’è animale più stupido, da un punto di vista alimentare, sulla faccia della Terra dell’essere umano. La conferma viene dai ripetuti scandali alimentari a cui siamo ormai abituati. Durante le festività ogni anno c’è la notizia di tonnellate di prodotti alimentari, contraffatti o scaduti, sequestrati dalle forze dell’ordine. In tutte queste occasioni i vari ministri della salute per tranquillizzare il “gregge” affermano: “Nessun allarme per la salute. E’ solo una frode alimentare, quindi tutti tranquilli, è tutto a posto!”. No signori, non è per nulla tutto a posto e personalmente non sono per niente tranquillo. Ora cercherò di spiegare il perché in parole semplici.
Beati i vegani che si pongono solo il problema dei pesticidi, facilmente risolvibile con l’utilizzo dei cibi biologici. Gli onnivori sono messi peggio. Nei prodotti preparati mangiano carne “travestita” senza sapere a quale animale appartiene. Ci sarà sicuramente un motivo fraudolento alla base di questa contraffazione, altrimenti perché nascondere il tipo di provenienza animale a chi è contento di comprare carne? I burocrati hanno sdoganato le farine animali, proprio quelle che sembrano abbiano causato la crisi della ”mucca pazza”, per nutrire animali d’allevamento.
Pensate a cosa si è arrivati per interessi economici, soprattutto delle grosse multinazionali: gli uomini hanno trasformato animali erbivori in carnivori. C’è d’aspettarsi di tutto. La speranza di un’alimentazione sana si perde quando si leggono inchieste che mettono sott’accusa tutta la catena alimentare: carne, pesce, latte e derivati e persino gli omogeneizzati per bambini. I risultati non sono incoraggianti. Cosa ci fanno mangiare senza il nostro consenso? Le varie ricerche rivelano dati allarmanti: latte di mucca e di capra con presenza di anti-infiammatori, beta-bloccanti, ormoni, antibiotici, sostanze cancerogene come l’aflotossina (ovviamente se queste sostanze sono nel latte lo sono anche nella carne di questi animali). Per quanto riguarda i pesci abbiamo il pesce al prozac (antidepressivo). Ovviamente con l’inquinamento dei mari e dei fiumi i poveri pesci sono ricchi di metalli pesanti tossici, farmaci e di tutti i veleni con cui gli esseri umani inquinano il mondo.
Lo scandalo della carne di cavallo è passato sottobanco, come tutte le cose importanti, perché è meglio mantenere la popolazione nell’ignoranza e non aprire il coperchio.
Perché nascondere la carne di cavallo come ingrediente dei prodotti alimentari? Perché la maggioranza dei cavalli sono dopati! Se nello sport assistiamo a dosi da ”cavallo” di farmaci doping per gli atleti (chiamiamoli tali), figuriamoci nei cavalli quali sono i dosaggi di farmaci (antidolorifici, cortisonici broncodilatatori, ormoni, ecc) che vengono somministrati a questi poveri animali. La vita sportiva media di ognuno di essi è brevissima, circa due/tre anni. Dove vanno a finire questi cavalli quando non corrono o saltano più? Non finiranno per caso nei macelli clandestini? Ecco che questi truffatori fanno mangiare carni non commerciabili nascoste nelle lasagne, tortellini, ravioli, carne in scatola, kebab, mortadella, salumi, ecc.
E’ l’uomo sempre ciò che mangia? Se è così, a voi la risposta di com’è.

Dottor Giovanni Acampora
Pediatra Vegetariano-Vegano
mail: giovanni-acampora@virgilio.it
cell: 3392037673

Le origini dell’obesità

Il senso del gusto è un processo che inizia nella fase endouterina. Il gusto del salato, dell’acido e dell’amaro si sviluppa più tardivamente rispetto al sapore per il dolce. Dal punto di vista sensoriale il gusto degli alimenti si definisce attraverso tutti i sensi a cominciare dall’olfatto e dalla vista. La percezione della forma e del colore del cibo consente di pregustarlo, d’immaginarne consistenza e sapore prima ancora di portarlo in bocca. Gli aromi percepiti dall’olfatto sommati al sapore definiscono il “flavour” che è la sensazione complessa che manca quando abbiamo il raffreddore e tutti gli alimenti sembrano insipidi. Il gusto alimentare è notevolmente influenzato dalla cultura, dall’educazione e dai condizionamenti sociali ed emotivi. Il processo di apprendimento del gusto che inizia durante la gravidanza continua poi durante l’allattamento. Il gusto del latte materno varia da poppata a poppata. I bambini che sono stati allattati al seno presentano nell’infanzia minori difficoltà ad avere una dieta varia ed in particolare assumono più frutta e verdura dei bambini che sono stati allattati artificialmente.
Esistono meccanismi responsabili della determinazione del gusto:

  1. Mere exposure : quando un cibo viene ripetutamente somministrato si crea preferenza verso quel cibo.
  2. Medicine effect : preferiamo un cibo che mangiamo quando stiamo bene piuttosto che un cibo che mangiamo quando siamo malati.
  3. Flavour learnig : tra due differenti sapori ,somministrati uno con zucchero aggiunto e uno senza,vi è preferenza per il primo cibo anche se proposto senza zucchero.
  4. Flavour nutrient learning : più un cibo è ricco di energia e più è apprezzato.

I bambini hanno una particolare attrazione verso i cibi dal gusto dolce, grasso e salato mentre manifestano una forte repulsione per quelli che danno le sensazioni di amaro e astringente, quest’ultimo fatto rende difficile fare accettare loro le verdure. Dopo l’allattamento ansia e timori possono condizionare pesantemente il distacco della figura materna, favorendo la comparsa di un rapporto conflittuale col cibo. E’ importante che la madre impari a rispondere adeguatamente alle richieste del neonato prima e del bambino poi. Una madre ansiosa,insicura offre cibo in maniera indiscriminata. I bambini dopo i due anni presentano avversione per i nuovi cibi e preferenza per i cibi a loro familiari. Le preferenze alimentari sono strettamente legate all’abitudine, il più importante determinante della preferenza per un cibo è quanto questo sia familiare, i bambini infatti amano ciò che conoscono e mangiano ciò che amano. La famiglia è la prima istituzione che influenza il bambino, per tale motivo molti fattori di rischio (modificabili) per l’obesità hanno le loro radici nel contesto familiare. Nei bambini la scelta dei cibi dipende dagli adulti, i genitori filtrano e mediano le influenze e gli stimoli che giungono ai figli e giocano un ruolo fondamentale nella costruzione dell’ambiente che circonda il bambino. Le modalità di alimentazione familiare determinano quali cibi e porzioni vengono offerti,la frequenza dei pasti ed il contesto e di conseguenza influenzano preferenze per determinati cibi,abitudini e regolazione delle quantità. Nonostante le buone intenzioni i genitori attuano meccanismi alimentari associati ad effetti negativi quali l’offerta frequente di cibi graditi e ricchi di grassi o zuccheri come prima risposta allo stress del bambino e l’utilizzo del cibo per modificare un comportamento, ciò può limitare l’accettazione di una dieta varia e alterare il senso di fame e sazietà. Quando tali cibi sono disponibili i bambini scelgono e quindi mangiano maggiormente gli alimenti proibiti. Il controllo esercitato dai genitori è (ritenuto) un fattore di rischio per abitudini alimentari di cattiva qualità d obesità e l’utilizzo del cibo da parte dei genitori per modificare un comportamento sposta il cibo dal suo ruolo di saziare la fame e favorisce una problematica relazione con l’alimentazione (se fai il bravo ti do’ un dolcetto). La promessa di una ricompensa è spesso una tattica per incoraggiare il consumo nel caso in cui il bambino si opponga ma ne riduce il gradimento (se mangi i piselli vedi la televisione). L’esempio dei genitori è la più importante fonte d’informazioni per i bambini. I primi tre anni sono fondamentali per strutturare gusti,abitudini alimentari e rapporto col cibo. Le preferenze dei bambini non sono né innate né immodificabili. L’ambiente in cui il cibo viene offerto gioca un ruolo decisivo : i genitori devono evitare di usare il cibo come ricompensa. Per aumentare il gradimento di nuovi cibi un’offerta ripetuta in un contesto sociale favorevole può essere efficace.

Il futuro dei nostri figli dipende da noi genitori : obesità e malattie metabolicamente correlate sono una epidemia sociale. Quando c’è un bambino preoccupiamoci di due cose (per cominciare): la sua alimentazione e la sua serenità, poi della sua postura ed il triangolo della salute sarà completo.

Dottor GIOVANNI ACAMPORA
mail: giovanni-acampora@virgilio.it
cell: 3392037673

PUBALGIA CRONICA

Se la pubalgia da traumi trova le sue cause a livello del pube ed intorno ad esso,la pubalgia cronica ci presenta un pube ”vittima” di uno schema funzionale sovvertito. Il pube non è in alcun modo la causa della pubalgia. Ogni trattamento, perciò, condotto a questo livello sarà illusorio ed effimero.
L’analisi delle catene muscolari del tronco e degli arti inferiori ci illumina sulle cause della pubalgia cronica. Le catene muscolari dirette e crociate del tronco e degli arti inferiori si concentrano sul pube e lo rinforzano, la corretta fisiologia del pube dipende dall’equilibrio funzionale di queste catene.
I muscoli “diretti” più importanti, per la patologia in esame, sono: grande retto, grande obliquo, piccolo obliquo, piramidale, adduttori, retto interno, ma anche un problema a “distanza”: lesione della spalla, caviglia che squilibra le catene muscolari può essere causa di pubalgia. Un’eccessiva tensione (es. addominali troppo sviluppati sono uno stress per il pube) in una o più catene muscolari può affaticare il tendine terminale e usurare l’anello pubico per eccessiva mobilità. Negli sport dove l’arto inferiore lavora molto in semiflessione lavora molto il quadricipite e gli ischiotibiali finiscono per avere un (ruolo) lavoro qualitativamente molto più importante. Gli ischio-tibiali in retrazione eccessiva provocano mediante il gioco delle catene muscolari dei compensi statici e dinamici sia a livello del ginocchio che dell’ala iliaca. Le conseguenze della retrazione degli ischio-tibiali è l’abbassamento delle tuberosità ischiatiche. La posteriorizzazione delle ali iliache provoca lo stiramento degli adduttori che, in tale posizione, mal sopportano un ulteriore allungamento o lavoro eccessivo. Ben presto compaiono a questo livello delle contratture e delle tendiniti.
Questa contrattura stiramento non deve essere assolutamente sciolta e distesa con tecniche manuali, fisioterapiche o chimiche. Un simile trattamento può recar sollievo al paziente per poco, ma questa distensione, questo margine di allungamento degli adduttori ottenuto artificialmente verrà recuperato dagli ischio-tibiali e dagli addominali, ponendo gli adduttori in una posizione di aggravamento. La contrattura “vittima” degli adduttori, anche se essi sono la sede del dolore, non deve far dimenticare che la causa si trova a livello delle retrazioni degli ischio-tibiali e dei grandi retti (contratture “vincenti”, quindi che non provocano dolore).
Si deve ottenere una distensione degli adduttori con un margine di allungamento ottenuto sugli ischio-tibiali ed addominali. Ulteriore danno delle tensioni in accorciamento degli ischio-tibiali e delle tensioni in allungamento degli adduttori sono la compressione della cavità cotiloidea sulla testa del femore, quindi l’avvenire di questa articolazione sarà compromesso da questo sovraccarico funzionale. La catena muscolare posteriore degli arti inferiori tende a posteriorizzare le ali iliache e raddrizzare così la colonna lombare,ciò crea un conflitto muscolare che a lungo termine provoca un eccesso di compressioni intervertebrali e discali con affaticamento lombare e dolori a sbarra.
Altro punto importante che può essere vittima di questo schema è l’articolazione sacro-iliaca.
La posteriorizzazione dell’osso iliaco e l’orizzontalizzazione del sacro crea un’apertura notevole dell’angolo sacro-ischiatico che mette a dura prova i legamenti sacro-iliaci. Non ci meravigliamo se questi pazienti presentano punti detti “sciatici”a livello dei glutei con contratture dei muscoli piramidali. La pubalgia, quindi, non è altro che l’espressione terminale di un funzionamento generale degenerato da retrazioni di alcune catene muscolari.
Gli squilibri delle tensioni muscolari provocano: la suscettibilità di questi muscoli con contrazioni, stiramenti, lacerazioni.
l’infiammazione: tendinite, la trazione del tendine sul periostio diventa eccessiva e la tendinite si prolunga in una periostite.

TERAPIA
L’intervento chirurgico s’impone nei casi avanzati. L’intervento rinforza il pube senza trattare le cause della malattia. Questi squilibri di forza nei circuiti muscolari causeranno nel tempo altre lesioni a livello del pube, a livello delle vertebre lombari, a livello muscolare, a livello delle ginocchia, a livello delle anche.
Trattamento attraverso le catene muscolari: dopo aver fatto un bilancio dei principali gruppi muscolari, lo scopo del trattamento è quello di recuperare l’allungamento di questi muscoli e di rinforzare i loro tendini ed i loro punti d’inserzione. Gli esercizi di ammorbidimento classici non possono ottenere questi scopi. La trazione periodica sulle fibre tendinee e sul periostio può solo favorire le reazioni infiammatorie con accentuazione della fragilità tissutale e della decalcificazione della trama ossea, in quanto il tempo di stiramento è troppo breve per sperare di rimodellare la guaina del muscolo.
La chiave del trattamento si trova :
1) nel lavoro isometrico;
2) nel lavoro di posture eccentriche.

Il lavoro isometrico è importante per gli aduttori, gli abduttori, per i grandi retti e per gli obliqui. Il trattamento con le posture fa seguito al trattamento isometrico,così è meglio sopportato dal paziente e facilita il recupero. I muscoli messi in tensione per alcuni minuti in maniera costante si stancano e allentano la loro eccessiva tensione,la guaina dei muscoli può essere può essere allungata ed il muscolo recupera la sua lunghezza. La costante tensione sul tendine stimola la ricostruzione del connettivo. La costante tensione sull’osso diventa un fattore di reazione germinativa del periostio con fissazione del calcio.
Se c’è una lesione articolare un trattamento unicamente miotensivo è puramente illusorio, quindi in questi casi è necessario un trattamento osteopatico: prima si effettuano i test diagnostici e poi si procede alla correzione della lesione articolare. Questo è il trattamento biomeccanico della pubalgia, per affrettare la guarigione occorre trattare il terreno:
1) Nutrizione: eliminazione dei cibi proibiti, oligoelementi, vitamine, integratori;
2) Depurazione;
3) Trattamenti omeopatici;
4) Fitoterapici;
5) Organoterapici;
6) Fiori di Bach;
7) continuare l’attività in modo blando.

Dottor Giovanni Acampora
mail: giovanni-acampora@virgilio.it
cell: 3392037673