DIETA PER LE OSSA

Da qualche anno si parla di un dato contraddittorio inerente il calcio. Si basa sulla constatazione che proprio nei paesi occidentali, nei quali il consumo è maggiore, si trovino le percentuali più alte di osteoporosi. Un dato che contraddice l’equivalenza “più calcio uguale ossa più forti” facendo cadere l’impostazione dietetica prevalente. Oggi è importante capire non solo l’importanza degli alimenti ricchi di calcio, ma anche come limitare le perdite dovute ad  abitudini alimentari scorrette. Il fabbisogno di calcio è alto durante le fasi dello sviluppo osseo, si abbassa  e si stabilizza negli anni adulti e poi si rialza per le donne in menopausa e per gli uomini dopo i 65 anni. Le fonti di calcio sono svariate e non si limitano al latte. Frutta, frutta secca, verdure, uova, legumi, cereali (specie integrali), pesci, crostacei e molluschi sono ricchi di  calcio, senza dimenticare l’acqua. E’ un controsenso consigliare l’assunzione di acque oligominerali e nel contempo sostenere l’aggiunta di calcio negli alimenti “fortificati”. Non sarebbe meglio prendere i minerali dalla natura ed  evitare queste manipolazioni ed integrazioni artificiali? L’acqua ha il vantaggio di non apportare calorie e di essere economica. Quando la dieta è equilibrata non c’è bisogno di integratori. La biodisponibilità del calcio delle verdure (dal 49% al 61%) è abbondantemente superiore a quella del latte (intorno al 32%).

L’osso è un tessuto in continuo rimodellamento e ha bisogno di essere nutrito bene per tutta la vita. Oltre al calcio è fondamentale il ruolo della vitamina D e di tante vitamine e minerali come acido folico,vit. B 6,vit. B 12, vit.C, vit.K, fosforo, magnesio, zinco, fluoro, boro, rame. Mediamente, la percentuale di calcio che riusciamo ad assimilare con l’alimentazione è circa il 30% sul totale del calcio ingerito. Per garantire ai bambini ossa forti sono fondamentali l’esercizio fisico, la luce solare ed un’alimentazione ricca di frutta e verdura  che li aiuta, tra l’altro, a mantenere un peso corretto e salutare. La perdita ossea che si verifica durante l’invecchiamento è maggiore nei soggetti che si nutrono prevalentemente di carne rispetto ai vegetariani.

Quattro regole per la salute delle ossa:

1) La dieta deve essere corretta da un punto di vista energetico: diete troppo ristrette non riescono a raggiungere i fabbisogni necessari, nè di minerali o vitamine, ma neanche di macronutrienti (proteine, carboidrati, grassi) che garantiscono una buona funzionalità dei sistemi digestivi e dei meccanismi di assorbimento.

2) Le proteine favoriscono l’assorbimento intestinale del calcio e la costruzione della matrice ossea, ma l’eccesso proteico provoca decalcificazione.

3) Il rapporto tra l’assunzione di calcio con gli altri due minerali principali che costituiscono le ossa, fosforo e magnesio. Il metabolismo del calcio è in sinergia con questi minerali ed uno squilibrio di uno di questi  avrà un effetto negativo sugli altri due e sulla massa ossea.

4) L’apporto ottimanale di vit. D è indispensabile per la deposizione ossea di tutti e tre i minerali (Ca-P-Mg).

Non è importante solo assumere calcio con l’alimentazione, infatti, se mangiamo “male”, non solo non forniamo allo scheletro i minerali di cui ha bisogno, ma possiamo anche aumentare la perdita urinaria di calcio. Svariati fattori, alimentari e non solo, fanno aumentare l’escrezione di calcio. Attenzione alle diete iperproteiche, tanto di moda in questi anni, perché durante i processi di digestione producono scorie acide. Per tamponare questo rialzo di acidità e mantenere costante il pH, l’organismo utilizza i Sali basici di calcio delle ossa, che, ”sciogliendosi” nel sangue, ripristinano il corretto valore del pH ematico. Di conseguenza si alzerà la calcemia(il calcio nel sangue). Per ripristinare i corretti valori della calcemia, il rene eliminerà, tramite le urine, il calcio circolante che non serve più. Un altro fattore che aumenta la perdita di calcio è l’eccesso di fosforo, minerale che abbonda nei formaggi e nelle carni. L’eccesso di fosfati nel sangue ha un effetto acidificante, come le proteine, ed innesca i processi metabolici di demineralizzazione. Spesso una dieta ricca di proteine animali è anche ricca di grassi animali, ossia di acidi grassi saturi. Questo tipo di lipidi tendono a precipitare nell’intestino tenue e si legano al calcio formando saponi insolubili,sottraendolo  così all’assorbimento. Un altro “ladro” di calcio è il cloruro di sodio, il sale da cucina. Il rene aumenta, notevolmente, l’escrezione urinaria di calcio in presenza di eccesso di sodio,di conseguenza riducendo l’assunzione di sodio è possibile mantenere più calcio nelle ossa.  Altri due “ladri” di calcio: la caffeina e l’alcool. Un consumo elevato di entrambi ha un’azione decalcificante, la caffeina aumenta le perdite di calcio con le urine, mentre l’alcool svolge un’azione tossica diretta sulle cellule coinvolte nel rimodellamento osseo. Perciò è importante favorire un buon assorbimento da parte del nostro organismo e dello scheletro dei nutrienti, e, nello stesso tempo, limitare la perdita di questi attraverso le escrezioni.

L’esercizio fisico è fondamentale per mantenere ”giovani” le ossa!

 

Dottor Giovanni Acampora                                                                       

Per info e contatti: giovanni-acampora@virgilio.it

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Città e Salute

L’uomo è in costante ed imprescindibile interazione con l’ambiente che lo circonda. Sempre più enormi spazi di campagna sono “divorati” dal cemento e dall’asfalto. L’ambiente urbano è un luogo complesso,che può fomentare rivalità economiche ed aumentare l’aggressività,incrementando la competitività. In città i ritmi della vita quotidiana sono frenetici,ciò porta ad un aumento delle alterazioni del sistema neurovegetativo, del ritmo sonno veglia, del tono dell’umore,alterazioni della condotta, con manifestazioni di antisocialità ed aggressività, fino ad arrivare alle alterazioni dell’identità. Si può affermare che l’ambiente urbano genera  due condizioni psicologiche ricorrenti: la mancanza di riconoscibilità e la solitudine. Quest’ultima  è originata dalla situazione alimentata dall’affollamento urbano. L’essere umano è nato per vivere immerso in una stimolazione sensoriale “naturale”, in cui colori, odori e suoni sono assai diversi da quelli offerti dalle città. Rumori, monocromatismo (prevalenza del grigio),odori sgradevoli,sostanze chimiche(inquinamento atmosferico ), affollamento e senso di costrizione produco moltissime situazioni di disadattamento. L’ambiente urbano rappresenta il luogo tipico di scollamento  tra uomo e natura, tra bisogni reali e bisogni “indotti”. Gli individui non si accorgono più degli stimoli nocivi che li circondano, la ripetizione di uno stimolo nel tempo induce assuefazione.

L’ambiente urbano genera un sovraccarico di sollecitazioni che bombardano gli individui portando all’aumento del senso dell’inefficienza mentale e fisica, questo provoca un’alterazione grave dell’equilibrio psico-fisico poiché le modificazioni neuro-endocrine possono alterare il funzionamento di organi che ne subiscono gli effetti (cosiddetti organi bersaglio). Dispepsie, gastriti, colon irritabile, dermatiti, disturbi del sonno, cefalea, disturbi dell’identità, aumento dell’antisocialità e dell’aggressività. I disturbi psicologici sono in costante aumento: ansia, nervosismo, depressione, panico, angoscia, rabbia, pessimismo esistenziale.

Il paesaggio urbano induce un aumento dello stress quotidiano senza possibilità di recupero psico-fisico. Ambienti degradati tendono a far sentire i cittadini abbandonati dalle istituzioni con un aumento del senso di anonimato, della diffidenza sociale, di tutte le forme di vandalismo e di microcriminalità. L’ambiente delle nostre città non risponde ai reali bisogni umani. Non è pensabile una modificazione che possa trasformare l’uomo in un essere adattato ad un ambiente rumoroso, nè che la fisiologia respiratoria possa  modificarsi al cambiamento di un atmosfera intrisa di petrolio bruciato. Le soluzioni possono andare soltanto nella direzione di una modificazione dell’ambiente, cercando di ricreare un contesto adatto alla conformazione psico-biologica delle’essere umano. Gradevolezza dell’ambiente, corretta alimentazione, movimento fisico e socialità devono essere i punti cardine sui quali far ruotare il nuovo modo di concepire e strutturare le nostre città, nella speranza di favorire un nuovo e migliore stile di vita.

L’essere umano è l’unico animale che distrugge l’habitat in cui vive!

Noi abbiamo bisogno della natura, la natura non ha bisogno di noi!

 

Dott. Giovanni Acampora

giovanni-acampora@virgilio.it

 

IL CORPO E’ ENERGIA

“Nulla  si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” (Lavoiser)

Il corpo umano è dotato di una grande quantità di energia che ha lo scopo di conservare al meglio il benessere psicofisico. La malattia insorge quando l’energia non è sufficiente a garantire un sistema di difesa efficiente nei confronti degli agenti patogeni, qualunque essi siano.  Conservare la salute o recuperarla significa quindi non disperdere inutilmente l’energia vitale, bensì ottimizzarla per raggiungere il massimo delle proprie potenzialità.

Il cibo, insieme con l’ossigeno, l’acqua e le emozioni, rappresenta la fonte primaria di energia e la sua funzione ideale è quella di apportare le materie prime per il ricambio, la crescita e la riparazione delle strutture del corpo e le calorie necessarie per farlo. Se le caratteristiche del cibo non corrispondono a ciò che è utile all’organismo, questo si troverà da un lato a disporre di minor energia e dall’altro a doverne sprecare una parte per difendersi da un prodotto non buono. Questo spreco di energia verrà, necessariamente, sottratto ai sistemi di difesa,conservazione o recupero della salute. Da qui la necessità di sostenere e stimolare i principi dell’alimentazione consapevole in cui siano privilegiati i cibi biodinamici, biologici derivati da una produzione che salvaguardi la salute.

Oggi, sempre di più, si capisce l’importanza non solo del cibo ma anche dello “stile di vita” come causa diretta o concausa nell’insorgenza di molte malattie. Per “stile di vita” si deve intendere la modalità che una persona mette in atto per dirigersi verso i propri obiettivi, utilizzando gli strumenti che ha a disposizione e che ritiene essenziali per esprimere la propria soggettività. Ben presto, all’interno di un nucleo sociale, questa modalità diventa nevrosi e in questa condizione sono necessari dei punti di riferimento precisi per concedersi un certo grado di stabilità.

“La mente è tutto! Tutto il resto è niente!”

Viviamo in un periodo sociale dove il materialismo è dominante, forse nessuna nazione investe sulla crescita emozionale della popolazione e i risultati sono evidentissimi nella nostra società con un aumento della prevalenza delle patologie mentali. Anche la qualità della vita della popolazione è molto bassa. La guarigione reale e completa dei nostri pazienti non può prescindere dalla “prescrizione con stile” dove per stile non si intende altro che l’attenzione allo stile di vita dei propri pazienti. Tuttavia l’azione forse più incisiva è quella di raggiungere la persona sana, non esclusivamente quella malata.

Raggiungere il sano significa fare prevenzione primaria, ovvero quella prevenzione che si impegna ad evitare l’insorgenza delle malattie. La prevenzione primaria è rappresentata da una serie di atti messi in opera da ciascuno di noi intesi come cittadini e non solo come medici, allo scopo di prevenire l’insorgenza delle malattie. Questa affermazione è tutt’altro che banale poiché l’attenzione scientifica e mediatica degli ultimi anni si è rivolta, con sempre maggiore intensità, alla fase secondaria della prevenzione, ovvero la possibilità di eseguire una diagnosi sempre più precoce. Questo intento è assolutamente nobile ma rischia di distrarre l’attenzione dalle responsabilità che ogni persona ha nei confronti di sè stesso, del proprio nucleo familiare e della società tutta.

Come vuoi vivere? Bene e a lungo o male e poco?

Dipende da te e dal rispetto per la tua salute psicofisica che è il bene più prezioso che hai.

Siamo quello che mangiamo! Ma siamo soprattutto quello che pensiamo!

 

Dottor  Giovanni  Acampora

giovanni-acampora@virgilio.it

 

 

 

Salute … nell’aria!

Oggi si parla ancora poco del rapporto salute e ambiente. Nei centri urbani la popolazione è esposta all’inalazione di miscele di agenti inquinanti atmosferici potenzialmente dannosi per la salute. L’apparato respiratorio può divenire l’organo bersaglio di una quantità innumerevole di sostanze tossiche. L’inquinamento atmosferico delle città è responsabile di significative quote di morbosità e mortalità per neoplasie, malattie respiratorie e malattie allergiche respiratorie.

Gli effetti dell’inquinamento dell’aria sulla salute possono essere acuti e cronici.

Gli effetti acuti sono dovuti all’esposizione di breve durata (ore, giorni) ad elevate concentrazioni di inquinanti. Gli effetti cronici dell’inquinamento si manifestano dopo un’esposizione prolungata a livelli di concentrazioni anche lievi. Una parte considerevole della popolazione europea che vive in città non respira aria sana, con conseguenze gravi sulla salute. I componenti più abbondanti dell’inquinamento atmosferico nelle aree urbane sono il biossido di azoto, l’ozono ed il materiale particolato (PM). Il materiale particolato atmosferico che costituisce  la componente maggiore dell’inquinamento urbano è una miscela di particelle solide e liquide con diversa origine, dimensione e composizione. Il materiale particolato inalabile che può raggiungere le vie respiratorie inferiori viene definito come PM 10 e PM 2.5 (diametro delle particelle in micron). Il parenchima polmonare umano trattiene il PM 2,5 mentre le particelle di diametro superiore a 5 ed inferiore a 10 micron raggiungono solo le vie aeree prossimali. Il PM costituisce il più serio problema dell’inquinamento atmosferico in molte città ed esso rappresenta la componente dell’inquinamento atmosferico più consistentemente associata con effetti avversi alla salute. L’inalazione del PM è responsabile di 500.000 morti in eccesso ogni anno nel mondo.

L’inquinamento atmosferico  è un problema complesso che richiede l’azione delle autorità pubbliche a livello regionale, nazionale ed internazionale. Con la riduzione dei livelli d’inquinamento si potrebbe contribuire alla diminuzione dell’incidenza delle malattie e ad un calo dell’emissioni di gas che influiscono sui cambiamenti climatici fornendo così altri benefici sulla salute e sull’intero ecosistema.

I principali obiettivi delle politiche ambientali volte alla riduzione dell’inquinamento atmosferico sono i seguenti:

  1. sostanziale riduzione/abbattimento delle fonti d’inquinamento
  2. riduzione dell’esposizione umana mediante il controllo delle emissioni (es. variazioni nei flussi di traffico e diversa localizzazione dei poli industriali rispetto agli aggregati residenziali)
  3. ventilazione più efficiente negli ambienti  indoor

Per  ridurre i rischi della salute causati dall’inquinamento atmosferico è indispensabile un approccio multidisciplinare e multisettoriale in quanto le politiche di prevenzione coinvolgono settori diversi come quello dei trasporti, dell’edilizia, della produzione di energia e dell’industria. Tali obiettivi possono essere raggiunti attraverso interventi sia a livello individuale (limitazione del fumo, minor utilizzo di automobili e moto, uso appropriato di stufe e caminetti a legna, etc.) sia a livello collettivo (normative e sanzioni adeguate) e campagne d’informazione/educazione rivolte alla popolazione per promuovere comportamenti e stili di vita corretti e proteggere dall’esposizione le fasce di popolazione più vulnerabili.

Strategie di prevenzione

Le strategie per ridurre l’inquinamento atmosferico richiedono interventi di natura politica, ma anche i cittadini possono svolgere un ruolo importante nel percorso decisionale e dare un forte sostegno con le loro azioni quotidiane per assicurare la salvaguardia dell’ambiente e della salute.

– Ridurre i consumi energetici: è dovere di ogni cittadino imparare ad utilizzare meglio le risorse disponibili ed evitare gli sprechi, in particolare di energia e acqua. L’attenzione verso i consumi può portare a un risparmio del 30-50% di energia elettrica domestica con ricadute positive anche sull’ambiente. Ad esempio quando si acquistano elettrodomestici è opportuno scegliere quelli a minor consumo energetico. Il costo maggiore è ammortizzato dai minori consumi, con un minor inquinamento.

– Utilizzare i mezzi pubblici, la bicicletta o camminare a piedi contribuisce a ridurre l’inquinamento dell’aria e, favorendo l’attività fisica, può migliorare lo stato di salute.

– Evitare prodotti  spray.

– Raccolta differenziata.

– Ridurre le immissioni di gas tossici.

Non rispettare l’ecosistema sarà molto pericoloso per il futuro delle nuove generazioni.

Dottor Giovanni Acampora

Equilibrio muscoli – fasce – visceri.

Le catene muscolari sono circuiti in continuità di direzione e di piano attraverso i quali si propagano le forze organizzatrici del corpo.

Il corpo obbedisce a tre leggi:

1) legge dell’equilibrio.
2) legge dell’economia.
3) legge del confort (assenza di dolore).

L’equilibrio è di primaria importanza in ogni sua dimensione: alimentare, biochimica, viscerale, parietale, emodinamica, ormonale, neurologica, psicologica, e le soluzioni adottate per conservarlo sono economiche. Poiché lo schema di funzionamento è fisiologico, è sicuramente confortevole. Quando bisogna adattarsi l’organizzazione del corpo cerca di conservare l’equilibrio ma accordando priorità all’assenza di dolore. Il corpo fa di tutto per non soffrire. Nasconde, si distorce, diminuisce la sua mobilità nella misura in cui questi adattamenti difensivi, meno economici, gli fanno ritrovare il confort. Il nostro confort ed il nostro equilibrio si pagano con un maggiore dispendio di energia da cui deriva una maggiore stanchezza. Se il compenso muscolare non è sufficiente a trovare un nuovo equilibrio, confortevole ed economico, il paziente non può rendere sicura la sua verticalizzazione ed è costretto a stare a letto. L’organizzazione generale del corpo risponde ad una necessità di relazione nella vita. Il corpo è fatto per osservare, percepire, reagire, dare, prendere, creare, correre. Le catene muscolari assicurano tutto questo. La buona coordinazione dell’ organizzazione generale passa attraverso le fasce. Ogni struttura connettiva (aponeurosi, guaina, tendini, legamenti, capsule, periostio, pleura, peritoneo) fa parte, sul piano funzionale, di un’unica fascia. Questa tela fasciale tesa dalla struttura ossea non accetta di essere stirata. Ogni richiesta di allungamento necessita dell’impegno dell’insieme della tela fasciale. Necessita che la risultante delle tensioni che vi si applicano sia nella costante fisiologica. Se la lunghezza richiesta non viene accordata, si ha una tensione dolorosa che scatena per via riflessa delle tensioni muscolari.
Le fasce collegano i visceri al quadro muscolo-scheletrico. In questo si realizza l’importanza di un buon rapporto articolare, di una buona statica e di una buona mobilità. Le funzioni sono catalizzate dal movimento delle strutture periferiche. Se la mobilità del quadro muscolo-scheletrico si altera, si ha un rallentamento di una o più funzioni viscerali. Di riflesso, la disfunzione di un organo, con fenomeni di congestione, steatosi o di sclerosi, modifica col suo peso o la sua retrazione il sistema di sospensione fasciale, la sua funzionalità e può essere causa di perdita di mobilità. Il trattamento con le catene muscolari in realtà è un lavoro delle fasce. I muscoli sono contenuti in guaine interdipendenti. Il riequilibrio delle tensioni passa attraverso il trattamento di questi involucri. Il muscolo è solo una “manovra” al servizio dell’organizzazione generale, cioè al servizio delle fasce. Il trattamento deve sempre cercare le cause attraverso la logica, la comprensione ed il rispetto delle strutture. Il corpo deve accettare il trattamento che gli viene proposto. Quando si conoscono le strette relazioni delle fasce con l’alimentazione, il drenaggio, le difese, si realizza che il recupero della fisiologia meccanica può essere possibile solo se lo si aiuta nelle altre funzioni. Da ciò deriva l’importanza dell’approccio osteopatico in campo fasciale, viscerale e cranico. Ottenuto il rimodellamento delle fasce col trattamento delle catene muscolari, solo allora si potrà ri-armonizzare in modo efficace e duraturo la loro mobilità.

Buona corsa trail a tutti.

Dottor Giovanni Acampora

PUBALGIA CRONICA

Se la pubalgia da traumi trova le sue cause a livello del pube ed intorno ad esso,la pubalgia cronica ci presenta un pube ”vittima” di uno schema funzionale sovvertito. Il pube non è in alcun modo la causa della pubalgia. Ogni trattamento, perciò, condotto a questo livello sarà illusorio ed effimero.
L’analisi delle catene muscolari del tronco e degli arti inferiori ci illumina sulle cause della pubalgia cronica. Le catene muscolari dirette e crociate del tronco e degli arti inferiori si concentrano sul pube e lo rinforzano, la corretta fisiologia del pube dipende dall’equilibrio funzionale di queste catene.
I muscoli “diretti” più importanti, per la patologia in esame, sono: grande retto, grande obliquo, piccolo obliquo, piramidale, adduttori, retto interno, ma anche un problema a “distanza”: lesione della spalla, caviglia che squilibra le catene muscolari può essere causa di pubalgia. Un’eccessiva tensione (es. addominali troppo sviluppati sono uno stress per il pube) in una o più catene muscolari può affaticare il tendine terminale e usurare l’anello pubico per eccessiva mobilità. Negli sport dove l’arto inferiore lavora molto in semiflessione lavora molto il quadricipite e gli ischiotibiali finiscono per avere un (ruolo) lavoro qualitativamente molto più importante. Gli ischio-tibiali in retrazione eccessiva provocano mediante il gioco delle catene muscolari dei compensi statici e dinamici sia a livello del ginocchio che dell’ala iliaca. Le conseguenze della retrazione degli ischio-tibiali è l’abbassamento delle tuberosità ischiatiche. La posteriorizzazione delle ali iliache provoca lo stiramento degli adduttori che, in tale posizione, mal sopportano un ulteriore allungamento o lavoro eccessivo. Ben presto compaiono a questo livello delle contratture e delle tendiniti.
Questa contrattura stiramento non deve essere assolutamente sciolta e distesa con tecniche manuali, fisioterapiche o chimiche. Un simile trattamento può recar sollievo al paziente per poco, ma questa distensione, questo margine di allungamento degli adduttori ottenuto artificialmente verrà recuperato dagli ischio-tibiali e dagli addominali, ponendo gli adduttori in una posizione di aggravamento. La contrattura “vittima” degli adduttori, anche se essi sono la sede del dolore, non deve far dimenticare che la causa si trova a livello delle retrazioni degli ischio-tibiali e dei grandi retti (contratture “vincenti”, quindi che non provocano dolore).
Si deve ottenere una distensione degli adduttori con un margine di allungamento ottenuto sugli ischio-tibiali ed addominali. Ulteriore danno delle tensioni in accorciamento degli ischio-tibiali e delle tensioni in allungamento degli adduttori sono la compressione della cavità cotiloidea sulla testa del femore, quindi l’avvenire di questa articolazione sarà compromesso da questo sovraccarico funzionale. La catena muscolare posteriore degli arti inferiori tende a posteriorizzare le ali iliache e raddrizzare così la colonna lombare,ciò crea un conflitto muscolare che a lungo termine provoca un eccesso di compressioni intervertebrali e discali con affaticamento lombare e dolori a sbarra.
Altro punto importante che può essere vittima di questo schema è l’articolazione sacro-iliaca.
La posteriorizzazione dell’osso iliaco e l’orizzontalizzazione del sacro crea un’apertura notevole dell’angolo sacro-ischiatico che mette a dura prova i legamenti sacro-iliaci. Non ci meravigliamo se questi pazienti presentano punti detti “sciatici”a livello dei glutei con contratture dei muscoli piramidali. La pubalgia, quindi, non è altro che l’espressione terminale di un funzionamento generale degenerato da retrazioni di alcune catene muscolari.
Gli squilibri delle tensioni muscolari provocano: la suscettibilità di questi muscoli con contrazioni, stiramenti, lacerazioni.
l’infiammazione: tendinite, la trazione del tendine sul periostio diventa eccessiva e la tendinite si prolunga in una periostite.

TERAPIA
L’intervento chirurgico s’impone nei casi avanzati. L’intervento rinforza il pube senza trattare le cause della malattia. Questi squilibri di forza nei circuiti muscolari causeranno nel tempo altre lesioni a livello del pube, a livello delle vertebre lombari, a livello muscolare, a livello delle ginocchia, a livello delle anche.
Trattamento attraverso le catene muscolari: dopo aver fatto un bilancio dei principali gruppi muscolari, lo scopo del trattamento è quello di recuperare l’allungamento di questi muscoli e di rinforzare i loro tendini ed i loro punti d’inserzione. Gli esercizi di ammorbidimento classici non possono ottenere questi scopi. La trazione periodica sulle fibre tendinee e sul periostio può solo favorire le reazioni infiammatorie con accentuazione della fragilità tissutale e della decalcificazione della trama ossea, in quanto il tempo di stiramento è troppo breve per sperare di rimodellare la guaina del muscolo.
La chiave del trattamento si trova :
1) nel lavoro isometrico;
2) nel lavoro di posture eccentriche.

Il lavoro isometrico è importante per gli aduttori, gli abduttori, per i grandi retti e per gli obliqui. Il trattamento con le posture fa seguito al trattamento isometrico,così è meglio sopportato dal paziente e facilita il recupero. I muscoli messi in tensione per alcuni minuti in maniera costante si stancano e allentano la loro eccessiva tensione,la guaina dei muscoli può essere può essere allungata ed il muscolo recupera la sua lunghezza. La costante tensione sul tendine stimola la ricostruzione del connettivo. La costante tensione sull’osso diventa un fattore di reazione germinativa del periostio con fissazione del calcio.
Se c’è una lesione articolare un trattamento unicamente miotensivo è puramente illusorio, quindi in questi casi è necessario un trattamento osteopatico: prima si effettuano i test diagnostici e poi si procede alla correzione della lesione articolare. Questo è il trattamento biomeccanico della pubalgia, per affrettare la guarigione occorre trattare il terreno:
1) Nutrizione: eliminazione dei cibi proibiti, oligoelementi, vitamine, integratori;
2) Depurazione;
3) Trattamenti omeopatici;
4) Fitoterapici;
5) Organoterapici;
6) Fiori di Bach;
7) continuare l’attività in modo blando.

Dottor Giovanni Acampora
mail: giovanni-acampora@virgilio.it
cell: 3392037673

STRESS?……… NO STRESS!

I disturbi dell’ansia e dello stress non hanno età: prima e seconda infanzia, adolescenza, maturità. Nella prima infanzia stress e stati ansiosi sono collegati all’ambiente familiare ,nel bambino in età scolare sono frequentemente correlati oltre all’ambiente familiare, con le prove scolastiche e lo sport. Stress e stati ansiosi risultano sempre più diffusi tra gli adolescenti ed i giovani adulti per la mancanza di valori e per le incertezze sul loro futuro.

Nell’età matura,sono maggiormente colpite le donne,lo stress e l’ansia sono soprattutto legate all’attività lavorativa (eccessivo carico di responsabilità,rischio perdita del posto di lavoro,tensione lavorativa) e a tensioni familiari-sociali. Lo stress causa una reazione generale di adattamento nel nostro organismo al fine di preservare il proprio equilibrio interno. Quando gli stimoli stressanti diventano troppo forti o troppo ripetitivi la capacità di adattamento dell’organismo potrebbe venir meno rapidamente causando sintomi fisici (tensioni o dolenzia muscolare, contrazioni e tremori muscolari, cefalea muscolo -tensiva, palpitazioni, vertigini, nausea, digestione difficoltosa, crampi e bruciori allo stomaco, colite, facile affaticabilità , senso di oppressione, nodo alla gola,aumento della sudorazione), sintomi  emotivi e psicologici (nervosismo, irritabilità, agitazione, insonnia, ansia, apprensione, paure, difficolta’ di concentrazione), sintomi comportamentali (difficoltà di organizzazione, eccessivo consumo di alcool, tabacco, dolci, cioccolato, caffè, alimenti, droghe, desiderio di fuga, aggressività, iperattività, difficoltà di socializzazione).
I principali tipi di stress incriminati sono:
– stress legato alle esigenze della vita quotidiana: ritmi frenetici in famiglia, nel lavoro e nel tempo libero, tensioni  tra la vita familiare e professionale, superlavoro.
– stress professionale: disoccupazione, carico di lavoro, eccessiva responsabilità, pressioni psicologiche, conflitti nelle relazioni lavorative, competitività.
– stress sociale: ambiente urbano, famiglia.
– stress fisico: rumore, dolore, freddo, caldo, iperallenamento.
– stress legato allo stile di vita: posti non equilibrati, mancanza di riposo, abuso di stimolanti, messaggi televisivi subliminali.

Come affrontare lo stress:

Molte persone aspettano, per loro incapacità di gestire la propria mente, che lo stress passi da solo,pensando (io sono così non posso cambiare) che non ci sia molto da fare. Invece esistono tante possibilità che possono aiutare a gestirlo:
– adotta un corretto stile di vita;
– scegli un’alimentazione equilibrata e privilegia gli alimenti ricchi di magnesio (cereali, uova, legumi, pesci, frutta secca) e di vitamine del gruppo B (cereali, legumi);
– evita gli stimolanti;
– pratica costantemente un’attività fisica;
– mantieni un orario regolare per dormire;
– respira bene;
– migliora i rapporti sociali – familiari;
– fissa degli obiettivi ragionevoli, compatibili con le tue possibilità e la tua personalità.

Ma dopo tutto questo, siamo sicuri che è lo stress la causa di tutti questi problemi di salute? Come ci sentiremmo se da domani non avessimo niente di niente da fare? Può e potrebbe essere lo stress un fattore importante della nostra vita? Sì, lo stress è un fattore importante della nostra vita ci dà una carica energetica superiore per affrontare le sfide della vita(anche quella sportiva). Per prevenire gli effetti negativi dello stress, derivati dall’incapacità di essere pronti a gestire la nostra vita, bisogna imparare ad essere padroni della nostra mente.

Acquisisci queste tre convinzioni:

a) Devo cambiare. Credere che dovremmo cambiare non è sufficiente;
b) Io devo cambiare. Altri mi possono aiutare, però io sono responsabile;
c) Io posso cambiare. Io ho creato ciò che sto vivendo, quindi io posso cambiarlo.

LA MENTE E’ TUTTO! TUTTO IL RESTO E’NIENTE!

Dottor Giovanni Acampora