Prevenzione delle neoplasie: alimentazione ed attività fisica

La terapia oncologica ha compiuto importanti progressi tuttavia si parla pochissimo di prevenzione. E’ dimostrato che l’esercizio fisico, di lieve-moderata intensità, associato ad un appropriato regime alimentare abbia importanti effetti sulla prevenzione della patologia tumorale e determina ricadute positive su chi ne è già affetto. Il cancro è una patologia a genesi multifattoriale e le componenti della dieta che possono influire sul processo di carcinogenesi sono molteplici,differenti e possono agire con effetto sinergico. Abbiamo fattori dietetici di rischio e fattori dietetici protettivi.

Fattori dietetici di rischio:

  1. peso corporeo eccessivo
  2. additivi chimici
  3. contaminanti(pesticidi e i vari inquinanti ambientali)
  4. micotossine
  5. alcool
  6. alimenti e nutrienti(carne rossa e derivati,latte e derivati,grassi animali)

Fattori protettivi:

un elevato consumo di cibi vegetali e frutta è associato a riduzione del rischio tumorale,soprattutto dell’apparato digerente e respiratorio. Per ottenere risultati importanti non basta la semplice dieta ma è necessario un sano stile di vita. La “dieta” non è tale se non parla di attività fisica,di gestione dello stress,di riposo notturno,di ben-essere e di equilibrio corpo-mente.

Una dieta non si limita ad indicare cosa e quanto mangiare,non è un percorso limitato nel tempo. Una dieta deve insegnare,spiegare,costruire un nuovo stile di vita per sempre,deve aumentare le scelte e le possibilità,non limitarle. Prevenire e curare attraverso lo stile di vita significa ripristinare l’equilibrio biologico e l’omeostasi organica. Uno stile di vita più equilibrato deve,innanzitutto,contrastare l’acidosi metabolica latente,ripristinando l’equilibrio acido-base. Si tratta di una condizione fondamentale. La lieve acidosi che s’instaura a causa della cattiva alimentazione, dell’inattività fisica, dello stress, rappresenta il terreno ideale per l’insorgenza del processo infiammatorio cronico che è alla base di tutte le malattie degenerative.

Occorre ridurre lo stress ossidativo per limitare i danni che le cellule ed i tessuti subiscono ad opera dei radicali liberi ed apportare la giusta quantità di tutti i micronutrienti (vitamine, oligoelementi) che, nella moderna alimentazione, sono progressivamente andati riducendosi se non perdendosi a causa dei metodi intensi di produzione. Un’attività fisica moderata e costante rappresenta un importante fattore di protezione nei confronti della patologia neoplastica. I benefici legati ad essa includono il miglioramento della funzionalità cardiovascolare,polmonare,neuro-muscolare e psico-neuro-endocrino-immunologico. La formula migliore per il miglioramento è rappresentata dagli esercizi prolungati nel tempo e di bassa intensità. L’importanza di un’appropriata idratazione è troppo spesso sottovalutata. Il corpo umano è costituito per circa due terzi da acqua. Si dovrebbe assumere acqua (non bibite o alcool) durante tutta la giornata: poca durante i pasti, in abbondanza lontano dai pasti. Il tipo di acqua da assumere va scelto in base alle caratteristiche personali.  In presenza di una funzione renale normale le acque devono essere mineralizzate (residuo fisso elevato) in modo da poter essere sfruttato come fonte di minerali e di oligoelementi. Per contrastare l’acidosi metabolica latente sono da preferire le acque con ph basico. Chi mangia tanta frutta e verdura ha bisogno di poco acqua.

L’alimentazione dovrebbe contemplare principalmente frutta e verdura, a seguire cereali integrali, pseudo cereali, legumi e talvolta pesce o carne bianca. Gli alimenti vanno conditi con olio extravergine di oliva (eventualmente di semi) biologico. Frutta secca e semi oleaginosi vanno assunti con moderazione. Il sale è da evitare o da limitare fortemente, sostituendolo con le spezie. Per ottenere il massimo risultato dall’introduzione della frutta e verdure andrebbero seguite tre semplici regole:

  1. stagionalità
  2. chilometro zero
  3. biologico.

Frutta e verdura dovrebbero rappresentare il 50-70% della quantità di alimenti assunti nella giornata così garantendo l’idratazione e l’alcalinizzazione. La migliore fonte di carboidrati è rappresentata dai cereali integrali. Le proteine possono essere divise in quelle animali (carne, pesce, uova, latte e derivati) e vegetali (legumi come arachidi, ceci, fagioli, fave, lenticchie, lupini, piselli, soia, azuki oppure derivati dei legumi come latte di soia, tofu, tempeh ma anche semi oleaginosi come anacardi, nocciole, noci, mandorle, pistacchi, sesamo, pinoli). I legumi sono validi sostituti delle proteine animali, la combinazione di cereali integrali, che già contengono proteine fino al 10-12%, con i legumi è un alimento completo e bilanciato da un punto di vista aminoacidico. Il consumo di proteine animali deve essere ridotto drasticamente. Le carni rosse e lavorate fanno aumentare i rischi di tumori al colon. La maggior parte dei grassi animali vanno esclusi dalla dieta, vanno preferiti tra i vegetali l’olio di oliva extravergine (spremuto a freddo e biologico) e gli oli di semi di sesamo, di girasole e di lino (quest’ultimo ricco di omega-3) anche questi spremuti a freddo e biologici.

Riappropriamoci di uno stile di vita che consenta all’organismo di mantenere la sua omeostasi, la sua salute ed il suo ben-essere.

Se non fai niente per la tua salute la perderai velocemente e non ti accompagnerà per tutta la tua vita.

Incomincia a rispettarla prima di perderla!

 

Dottor Giovanni Acampora

giovanni-acampora@virgilio.it

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LA SOCIETA’ DEL NON BEN-ESSERE : Il FALLIMENTO ALIMENTARE!

Ci siamo allontanati dal concetto ippocratico che riferiva al cibo proprietà terapeutiche e questo è un fatto molto pericoloso. Se da un lato, infatti, interpretiamo il cibo come calorie e gusto e non più come strumento per guarire, dall’altro siamo difficilmente in grado di collegare le eventuali negatività provenienti dal cibo con la qualità della salute. In entrambi i casi mancherà il riferimento immediato tra l’assunzione dell’alimento e l’effetto benefico o nocivo dello stesso.

SE:

  • il continuo aumento dell’obesità non basta a chi dirige la cosa pubblica per capire che l’attuale modello alimentare è fallimentare;
  • la previsione che nel 2050 nei paesi occidentali una persona su tre sarà diabetica, con tutte le conseguenze morali ed economiche che ciò comporta, non è sufficiente a promuovere iniziative realmente efficaci;
  • i tumori sono sempre più in aumento;
  • mettere alla base di tutte le piramidi alimentari i cereali integrali (idealmente di buona qualità) e non lottare contro il quotidiano utilizzo di pasta e pane raffinati, sbiancati, ibridizzati  ed addizionati di glutine non interessa a nessuno;
  • avere la certezza statistica che la maggior parte delle persone non pratica attività fisica per i trenta minuti quotidiani indispensabili per mantenere un buono stato di salute, come indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, non induce a favorire politiche di educazione fisica dei giovani soprattutto nella scuola;
  • l’opinione attuale sul consumo di carne tende a concentrarsi sul problema rappresentato dalla carne rossa, e a nessuno interessa ricordare come viene allevato un pollo, che rappresenta la scelta di oltre il 90% della popolazione quando si orienta verso la carne bianca allo scopo di ridurre la tossicità di quella rossa;
  • a nessuno esperto di alimentazione , ospite di programmi televisivi voluti dallo stato, interessa ricordare che l’uso di bevande gassate, zuccherate o energizzanti, molto frequentemente pubblicizzate attraverso gli stessi mezzi, è alla base di obesità, diabete, tumori;
  • le malattie degenerative collegate all’alimentazione sono in continuo aumento;
  • i prodotti industriali sono pieni di conservanti e coloranti molto tossici;

ALLORA:

sicuramente gli addetti all’alimentazione (Stato, industria alimentare, medici, ecc.) stanno sbagliando perché siamo sempre quello che mangiamo.

Quando mangiamo cibo spazzatura, pieno di tossine, l’organismo si adatterà a questa nuova condizione accumulando tossine nelle sedi meno dannose ( tessuto connettivo e tessuto adiposo). Il continuo accumulo di queste tossine porta ad una condizione parafisiologica di sovraccarico allostatico. In questa condizione l’organismo non è più in grado di reagire opportunamente ad ogni stimolo, anche banale, che sarà in grado di generare malattie.

Visto che siamo quello che mangiamo, cominciamo a preoccuparci di quello che siamo!

C’è poco da essere allegri e continuare ad essere menefreghisti della propria salute!

Dottor Giovanni Acampora

Equilibrio muscoli – fasce – visceri.

Le catene muscolari sono circuiti in continuità di direzione e di piano attraverso i quali si propagano le forze organizzatrici del corpo.

Il corpo obbedisce a tre leggi:

1) legge dell’equilibrio.
2) legge dell’economia.
3) legge del confort (assenza di dolore).

L’equilibrio è di primaria importanza in ogni sua dimensione: alimentare, biochimica, viscerale, parietale, emodinamica, ormonale, neurologica, psicologica, e le soluzioni adottate per conservarlo sono economiche. Poiché lo schema di funzionamento è fisiologico, è sicuramente confortevole. Quando bisogna adattarsi l’organizzazione del corpo cerca di conservare l’equilibrio ma accordando priorità all’assenza di dolore. Il corpo fa di tutto per non soffrire. Nasconde, si distorce, diminuisce la sua mobilità nella misura in cui questi adattamenti difensivi, meno economici, gli fanno ritrovare il confort. Il nostro confort ed il nostro equilibrio si pagano con un maggiore dispendio di energia da cui deriva una maggiore stanchezza. Se il compenso muscolare non è sufficiente a trovare un nuovo equilibrio, confortevole ed economico, il paziente non può rendere sicura la sua verticalizzazione ed è costretto a stare a letto. L’organizzazione generale del corpo risponde ad una necessità di relazione nella vita. Il corpo è fatto per osservare, percepire, reagire, dare, prendere, creare, correre. Le catene muscolari assicurano tutto questo. La buona coordinazione dell’ organizzazione generale passa attraverso le fasce. Ogni struttura connettiva (aponeurosi, guaina, tendini, legamenti, capsule, periostio, pleura, peritoneo) fa parte, sul piano funzionale, di un’unica fascia. Questa tela fasciale tesa dalla struttura ossea non accetta di essere stirata. Ogni richiesta di allungamento necessita dell’impegno dell’insieme della tela fasciale. Necessita che la risultante delle tensioni che vi si applicano sia nella costante fisiologica. Se la lunghezza richiesta non viene accordata, si ha una tensione dolorosa che scatena per via riflessa delle tensioni muscolari.
Le fasce collegano i visceri al quadro muscolo-scheletrico. In questo si realizza l’importanza di un buon rapporto articolare, di una buona statica e di una buona mobilità. Le funzioni sono catalizzate dal movimento delle strutture periferiche. Se la mobilità del quadro muscolo-scheletrico si altera, si ha un rallentamento di una o più funzioni viscerali. Di riflesso, la disfunzione di un organo, con fenomeni di congestione, steatosi o di sclerosi, modifica col suo peso o la sua retrazione il sistema di sospensione fasciale, la sua funzionalità e può essere causa di perdita di mobilità. Il trattamento con le catene muscolari in realtà è un lavoro delle fasce. I muscoli sono contenuti in guaine interdipendenti. Il riequilibrio delle tensioni passa attraverso il trattamento di questi involucri. Il muscolo è solo una “manovra” al servizio dell’organizzazione generale, cioè al servizio delle fasce. Il trattamento deve sempre cercare le cause attraverso la logica, la comprensione ed il rispetto delle strutture. Il corpo deve accettare il trattamento che gli viene proposto. Quando si conoscono le strette relazioni delle fasce con l’alimentazione, il drenaggio, le difese, si realizza che il recupero della fisiologia meccanica può essere possibile solo se lo si aiuta nelle altre funzioni. Da ciò deriva l’importanza dell’approccio osteopatico in campo fasciale, viscerale e cranico. Ottenuto il rimodellamento delle fasce col trattamento delle catene muscolari, solo allora si potrà ri-armonizzare in modo efficace e duraturo la loro mobilità.

Buona corsa trail a tutti.

Dottor Giovanni Acampora

TENDINOPATIE DEGLI SPORTIVI

Le tendinopatie rappresentano un delicato problema diagnostico e terapeutico,tali patologie si presentano frequentemente negli sportivi a causa dell’usura a cui è sottoposto l’apparato osteo-articolare-muscolare-fasciale. Se queste tendinopatie non vengono trattate adeguatamente evolvono verso la cronicizzazione con ripercussioni importanti sull’attività sportiva. I tendini sono costituiti principalmente da collagene, che garantisce resistenza meccanica, e da elastina, che ne determina l’estensibilità. I tendini presentano notevoli diversità di forma, lunghezza, vascolarizzazione, rivestimento sinoviale e delle caratteristiche funzionali-biomeccaniche. In assenza di una adeguata preparazione atletica e di riscaldamento, e quando le forze dinamiche vengono applicate obliquamente i tendini diventano più vulnerabili. Il rischio di lesioni è generalmente conseguente al sovraccarico (rapido aumento della tensione) o a sovraffaticamento, nel caso di movimenti ripetitivi senza aumento del carico. Concause di queste patologie sono: l’insufficiente apporto di ossigeno, una dieta squilibrata, le modificazioni ormonali, le infiammazioni ricorrenti, l’età, la temperatura, un corpo iperacido carico di tossine, il terreno sconnesso. Il collagene si sfibra e si frantuma con perdita della sua regolare struttura. Abbiamo quattro differenti quadri patologici:
Peritenonite o Tenosinovite: infiammazione del solo peritenonio.
Peritenonite con Tendinosi: infiammazione della guaina tendinea associata a degenerazione intratendinea.
Tendinosi: degenerazione del tendine da ipotrofia cellulare.
Tendinite: degenerazione del tendine e risposta infiammatoria di riparazione.

Il trattamento deve mirare al pieno recupero in tempi rapidi e con modalità di cura in grado di prevenire ulteriori danni. Un intervento di tipo motorio-riabilitativo deve essere sempre considerato. La forza del tendine è direttamente proporzionale non solo al numero ed alla dimensione delle fibre collagene che lo costituiscono, ma anche al loro orientamento, tali fibre rispondono bene alla tensione e al movimento. E’, quindi, importante stimolare il tendine il più precocemente possibile attraverso una mobilizzazione adeguata e con movimenti controllati. Molto utile in questo tipo di patologia sottoporre i pazienti ad un trattamento infiltrativo locale con medicinali biologici (senza effetti collaterali) finalizzato a:
– Controllare la dolorabilità locale.
– Contrastare la degenerazione delle strutture tendinee e legamentose.
– Prevenire la possibilità di recidive.

Nell’ambito della medicina della salute, prevenire è meglio che curare, ottima, per ridurre i rischi di questa patologia, la terapia preventiva con gli integratori che rallentano la degenerazione delle strutture del nostro corpo, tendini compresi, indipendentemente dall’attività sportiva. La salute è il nostro bene più prezioso, rispettiamola quando l’abbiamo e non quando l’abbiamo persa, evitiamo il più possibile tutti i fattori di rischio.

Buona salute a tutti.

Dottor Giovanni Acampora
giovanni-acampora@virgilio.it