LA SOCIETA’ DEL NON BEN-ESSERE : Il FALLIMENTO ALIMENTARE!

Ci siamo allontanati dal concetto ippocratico che riferiva al cibo proprietà terapeutiche e questo è un fatto molto pericoloso. Se da un lato, infatti, interpretiamo il cibo come calorie e gusto e non più come strumento per guarire, dall’altro siamo difficilmente in grado di collegare le eventuali negatività provenienti dal cibo con la qualità della salute. In entrambi i casi mancherà il riferimento immediato tra l’assunzione dell’alimento e l’effetto benefico o nocivo dello stesso.

SE:

  • il continuo aumento dell’obesità non basta a chi dirige la cosa pubblica per capire che l’attuale modello alimentare è fallimentare;
  • la previsione che nel 2050 nei paesi occidentali una persona su tre sarà diabetica, con tutte le conseguenze morali ed economiche che ciò comporta, non è sufficiente a promuovere iniziative realmente efficaci;
  • i tumori sono sempre più in aumento;
  • mettere alla base di tutte le piramidi alimentari i cereali integrali (idealmente di buona qualità) e non lottare contro il quotidiano utilizzo di pasta e pane raffinati, sbiancati, ibridizzati  ed addizionati di glutine non interessa a nessuno;
  • avere la certezza statistica che la maggior parte delle persone non pratica attività fisica per i trenta minuti quotidiani indispensabili per mantenere un buono stato di salute, come indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, non induce a favorire politiche di educazione fisica dei giovani soprattutto nella scuola;
  • l’opinione attuale sul consumo di carne tende a concentrarsi sul problema rappresentato dalla carne rossa, e a nessuno interessa ricordare come viene allevato un pollo, che rappresenta la scelta di oltre il 90% della popolazione quando si orienta verso la carne bianca allo scopo di ridurre la tossicità di quella rossa;
  • a nessuno esperto di alimentazione , ospite di programmi televisivi voluti dallo stato, interessa ricordare che l’uso di bevande gassate, zuccherate o energizzanti, molto frequentemente pubblicizzate attraverso gli stessi mezzi, è alla base di obesità, diabete, tumori;
  • le malattie degenerative collegate all’alimentazione sono in continuo aumento;
  • i prodotti industriali sono pieni di conservanti e coloranti molto tossici;

ALLORA:

sicuramente gli addetti all’alimentazione (Stato, industria alimentare, medici, ecc.) stanno sbagliando perché siamo sempre quello che mangiamo.

Quando mangiamo cibo spazzatura, pieno di tossine, l’organismo si adatterà a questa nuova condizione accumulando tossine nelle sedi meno dannose ( tessuto connettivo e tessuto adiposo). Il continuo accumulo di queste tossine porta ad una condizione parafisiologica di sovraccarico allostatico. In questa condizione l’organismo non è più in grado di reagire opportunamente ad ogni stimolo, anche banale, che sarà in grado di generare malattie.

Visto che siamo quello che mangiamo, cominciamo a preoccuparci di quello che siamo!

C’è poco da essere allegri e continuare ad essere menefreghisti della propria salute!

Dottor Giovanni Acampora

Annunci

Ansia da prestazione sportiva ed esistenziale

L’ansia è una sensazione anticipatoria di tensione psichica legata all’aspettativa di un evento investito di significati particolari e vissuto come potenzialmente pericoloso, pericolo creato dalla propria mente ma in realtà non esistente oggettivamente o notevolmente meno minaccioso.
Si annoverano qui tutte le paure legate alla svalutazione del sé : “Non sono capace”, “Non sono in grado..”, “ Ho paura di non farcela”, “ Io non ci riuscirò mai…”. Frasi queste che dette con convinzione minano alla radice la fiducia nel proprio potenziale che per sua natura è illimitato.
La formazione è la “coltivazione” di questo sentimento, fiducia in sé, permette di sentire al massimo lo stato vissuto nel soddisfare i propri bisogni e quindi di riconoscere e apprezzare le cose positive del mondo in cui siamo inseriti, come un posto buono e piacevole da godersi alla grande. Questa condizione dà un senso di sicurezza che permette di gestire e affrontare le situazioni più difficili e cariche di tensioni. Invero quando questo sentimento viene frustato, inibito, ostacolato tutto diventa più difficile.
Quando si insinua il vissuto della sfiducia nelle proprie capacità, associato nel crescere a una scarsa autostima, tutto diventa esageratamente gravoso.
In quei casi l’ansia, da reazione fisiologica che entra in gioco preparando alla fuga o all’attacco, frena la reazione istintiva sabotando sé stesso.
A questo punto quando la svalutazione prende il sopravvento, la persona si concentra solo sugli aspetti percepiti come maggiormente minacciosi, valutando in modo irrealistico e irrazionale la realtà, fino a catastrofizzare la situazione o la persona che si sta affrontando.
L’ansia è il disagio psicologico più fisico che ci sia e spaventa soprattutto la tendenza a svalutarsi. E’ il nostro sistema di valori e gli schemi di pensieri che fanno scattare la reazione ansiogena.
Se queste interpretazioni della realtà si distanziano troppo dalla situazione che dobbiamo affrontare subentrano le reazioni di evitamento della situazione stressante o continuiamo ad attivare un sistema patologico PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologico) determinando così il nostro danneggiamento esistenziale.
Terapia: Rendere le persone consapevoli di ciò che sono e cosa possono fare dà nutrimento al bisogno primario senza il quale tutto diventa complicato, mi riferisco al bisogno di sicurezza. Recuperare e dare forza a questo sentimento rende tutto più facilmente gestibile. Allora, l’ansia diventa l’alleata che non spaventa né rende insicuri, è la sfida che affrontata stimola a dare il meglio di sé.
La consapevolezza dà potere alla persone, soprattutto se ad alimentarlo ci sono credenze e convinzioni potenzianti, queste rendono possibile realizzare ciò che la persona con determinazione si prefigge.
Esistono persone speciali che trasformano le loro intuizioni ed idee in progetti e con la sensibilità e la determinazione trasformano il progetto in realtà.
L’assenza dell’evidenza non è l’evidenza dell’assenza!
Impara a vivere e a godere al massimo la vita con quello che hai.

 
Dottor GIOVANNI ACAMPORA
mail: giovanni-acampora@virgilio.it
cell: 3392037673

Alimentazione e Salute: Interferenti Endocrini

L’equilibrio ormonale è fondamentale per la crescita e lo sviluppo.

Un Interferente Endocrino (IE) con un determinato meccanismo (per esempio una sostanza ad azione estrogenica come il BPA) può indurre effetti diversi nei maschi e nelle femmine; pertanto la valutazione degli IE deve tenere conto della suscettibilità legata all’età ed al sesso. Una specifica attenzione va rivolta ai bambini che hanno una maggiore vulnerabilità generale.

Gli  IE sono un problema di sanità pubblica: un numero crescente di studi epidemiologici indica che le persone più esposte hanno un maggior rischio di patologie riproduttive (infertilità, abortività, endometriosi) e disturbi pediatrici (alterazioni neuro comportamentali, pubertà precoce), mentre emergono possibili associazioni anche con il diabete di tipo 2 ed alcuni tipi di cancro (testicolo e mammella).

Gli IE sono sostanze chimiche caratterizzate dalla capacità di alterare l’equilibrio ormonale degli organismi, essere umani compresi. Gli IE possono modificare una o più componenti  della rete dei segnali rappresentata dal Sistema Endocrino con effetti insidiosi a carico di svariati organi e tessuti. Gli IE comprendono sostanze molte diverse che si possono raggruppare in quattro grandi gruppi:

  • Contaminanti che persistono nell’ambiente e si concentrano negli organismi viventi, e quindi negli alimenti: ritardanti di fiamma, bromurati, composti perfluorati ( come PFOS),perfluorotansulfonato e PFOA, acido perfluoroittanoico e le diossine ( tra gli interferenti endocrini più potenti ), vengono prodotti dai processi di combustione.
  • Diversi pesticidi sono IE ( fungicidi come i triazoli e i dicarbossimidi, erbicidi come le triazine)
  • Altri IE sono sostanze largamente usate in prodotti di consumo: additivi delle plastiche ( alcuni ftalati, bisfenolo A, BPA), conservanti ( alcuni parabeni) .
  • Sostanze naturali. Alcune, come la micotossina zearalenone sono del tutto indesiderabili; altre, invece, sono componenti bioattive presenti nella dieta, come i cosiddetti fitoestrogeni ( la genisteina della soia) ed addirittura nutrienti essenziali come lo iodio o il selenio. Per queste sostanze è soprattutto opportuno  valutare il rapporto rischio beneficio.

L’esposizione ad IE è imputata come responsabile dell’aumento di rischio per l’incremento di disturbi della riproduzione maschile (oligospermia, cancro dei testicoli). L’esposizione in utero a fattori che inducono iperestrogenizzazione ed ipoandrogenizzazione altererebbe lo sviluppo funzionale dei testicoli. L’esposizione agli IE clorurati persistente avviene in massima parte attraverso matrici comuni  ( soprattutto alimenti di origine animale con elevato contenuto lipidico: latticini, carne suina, pesci grassi) e gli stessi composti sono presenti nel tessuto adiposo animale e umano come miscela.

Gli IE aumentano il rischio di obesità interagendo con l’omeostasi tiroidea e steroidea nonché con i recettori nucleari  PPAR, importanti per la regolazione del metabolismo energetico e della differenziazione degli  adipociti e che rappresentano uno specifico bersaglio degli ftalati.

I pesticidi vengono usati massicciamente nell’agricoltura per aumentare la produzione alimentare, sempre più vanno incontro a limitazioni d’uso e divieti grazie all’accumulo di dati scientifici sulla loro tossicità. Questi gruppi di pesticidi vengono gradualmente sostituiti con altri, identificati come “meno tossici” sulla base di dossier predisposti dall’industria (?) in risposta alle richieste dell’autorità regolatoria.

CI POSSIAMO FIDARE?????

La prevenzione dei rischi da IE, infatti, è un esempio paradigmatico del concetto di “sicurezza alimentare sostenibile”: la tutela della salubrità del cibo di oggi è determinante per la salute delle generazioni future. Se in Europa e negli altri paesi industrializzati l’uso dei pesticidi è regolamentato, ben diversa è la situazione in molti paesi in via di sviluppo dove le regole sono scarse o non applicate e si usano anche pesticidi vietati (come gli organo clorurati derivati del DDT).

Ci sono tre scenari principali di esposizione umana ai pesticidi:

  • Esposizione lavorativa, tipicamente per via inalatoria e cutanea.
  • Esposizione residenziale (aria, acqua, suolo)
  • Esposizione diretta a residui negli alimenti trattati (frutta ed ortaggi), cui si può aggiungere l’esposizione alimentare indiretta per la presenza di residui nei foraggi. Il cibo può essere contaminato da pesticidi utilizzati durante la produzione agricola, ma anche durante il trasporto o la conservazione: questi due aspetti sono particolarmente rilevanti per il consumo di alimenti vegetali “fuori stagione” e/o “a filiera lunga”, cioè importati da aree distanti.

Un dato allarmante è la crescente presenza (circa il 20%) di campioni con residui multipli di pesticidi diversi (addirittura anche più di 20). Gli alimenti per bambini, secondo le direttive comunitarie, fino a tre anni dovrebbero essere privi di residui di pesticidi, e dopo?… Ci possiamo avvelenare!

Gestire e ridurre i rischi per la salute derivati dagli IE richiede un forte legame fra incremento della conoscenza (ricerca ed innovazione) ed intervento, sia normativo sia sul territorio.

La presenza sul mercato di prodotti che possano mettere a repentaglio la salute non è più accettabile ove esistano soluzioni alternative.

Non aspettiamo che siano gli altri a difenderci  …

FACCIAMOLO NOI!

Dottor GIOVANNI ACAMPORA
mail: giovanni-acampora@virgilio.it
cell: 3392037673

TRAUMI SPORTIVI

Il 4% circa di tutti gli sportivi subiscono un incidente all’anno durante l’allenamento (25%) o durante le competizioni (75%). Le cause possono essere sia endogene sia esogene. Per la maggior parte si tratta tuttavia di una combinazione di più fattori.

Cause Esogene:

  • clima freddo
  • insufficiente riscaldamento
  • terreno
  • scarpe
  • alimentazione sbagliata

Cause Endogene:

  • condizione di allenamento insufficiente
  • stanchezza psicologica e fisica
  • stati di carenza dovuti all’alimentazione
  • lesioni non completamente guarite
  • fase di rigenerazione troppo breve dopo uno sforzo considerevole

Per prevenire le lesioni sportive si consiglia,in generale,un accurato programma di allenamento. Nella fase iniziale l’allenamento dovrebbe includere una sufficiente fase di riscaldamento. A seconda della misura e dell’intensità del carico l’allenamento deve intensificarsi lentamente. Fondamentalmente,per tutti coloro che iniziano un’attività sportiva,si consiglia un esame medico approfondito che deve essere ripetuto a intervalli di tempo regolari. In caso di lesione sportiva (non chirurgica) degli organi di portamento e di movimento si procede secondo lo schema P.A.C.

  • P = Pausa,interruzione dell’attività sportiva,esame per determinare il danno.
  • A = ”acqua”ghiacciata,immediato raffreddamento: bendaggio compressivo con ghiaccio (non adatto per  ferite aperte)
  • C = compressione,fasciatura con pressione e tensione moderata.

A questo seguono ulteriori analisi e diagnosi per stabilire la terapia più adeguata. Le lesioni sportive si manifestano solitamente con gonfiore, dolore e limitata mobilità della zona colpita. In funzione del tipo di lesione si devono considerare le misure fisioterapiche,farmacologiche ed operative. Una lesione porta all’accumulo extravasale di sangue e liquido corporeo nel tessuto connettivo interstiziale. La quantità di carico linfatico non fisiologico che viene così a crearsi provoca dei disturbi di permeabilità che mantengono il gonfiore ed è causa di dolore per il rilascio di mediatori. Per accelerare la guarigione è fondamentale agire sul carico linfatico sia con misure fisioterapiche che con ottimi  rimedi naturali, che riducendolo favoriscono ed accelerano il processo di guarigione. Ma, come è giusto che sia, l’importante è prevenire e non curare. Quindi oltre a fare molta attenzione ai fattori esogeni ed endogeni che possono favorire gli incidenti sportivi impariamo ad usare prodotti della medicina naturale (no doping) che servono a ritardare la degenerazione dei nostri  tessuti, facendo sì che la nostra vita sportiva sia quanto più lunga possibile. Quello che conta, per noi amatori dello sport, non è la prestazione in assoluto ma la durata nel tempo delle nostre prestazioni sportive.

Buona corsa trail a tutti.

Dottor Giovanni Acampora

Alimentazione Vegetariana-Vegana : effetti benefici per la salute. 

Vegetariano significa “attivo-vigoroso”. I vegetariani e vegani escludono dalla loro alimentazione carne, pesce e volatili , i vegani escludono anche i prodotti animali indiretti quali latte, formaggi, uova.
Oggi un numero sempre maggiore di persone sceglie diete vegetariane o vegane. I motivi della scelta derivano da una o più valutazioni che includono l’accresciuta sensibilità verso gli animali, una maggiore consapevolezza verso la nutrizione e la salute , la diffusa preoccupazione per la questione ecologista, la consapevolezza delle nostre responsabilità verso i paesi del terzo mondo. Le diete vegetariane-vegane sono appropriate per tutti gli individui per ogni periodo della nostra vita: dalla gravidanza, all’allattamento, la prima e la seconda infanzia,l’adolescenza,l’età adulta e per gli sportivi. Queste diete sono più ricche di fibra alimentare, hanno un più alto contenuto di potassio,di magnesio,di acido folico,di vitamina C ed E  ed di fitocomposti molto importanti per la salute (la dieta vegana ne ha in quantità maggiore). Uno studio ha evidenziato che il contenuto medio di antiossidanti (fondamentali per la salute per le proprietà antidegenerative) dei cibi vegetali è di 11,57 mml/100 grammi a fronte di un contenuto medio nei cibi animali di 0,18 mml/100 grammi. Coloro che consumano elevate quantità di questi alimenti (frutta, verdure, legumi, cereali integrali) mostrano un’incidenza più bassa di malattie cardiache, ictus, diabete, ipertensione, ipercolesterolemia, iperuricemia, osteoporosi, malattie psicologiche ed alcuni tipi di cancro. Anche l’ American  Dietetic  Association ha affermato che  le proteine vegetali sono perfettamente in grado  di soddisfare i fabbisogni nutrizionali. Un adeguato apporto calorico e l’appropriata combinazione di cereali integrali, di legumi, frutta secca, delle verdure, della frutta e dei grassi vegetali consente alla dieta vegana di rispondere ottimamente a queste esigenze, ottima l’integrazione di pseudo cereali (quinoa, amaranto e grano saraceno) che apportano proteine di ottima qualità. Quantità di proteine superiori (stupida  la teoria del meglio abbondare) a quelle raccomandate non sono necessarie in quanto ciò che viene assunto in eccesso viene ossidato a scopo energetico o depositato nel tessuto adiposo;inoltre assunzioni elevate di proteine (attenzione cari atleti) determinano un sovraccarico della funzione renale ed un abbassamento dei livelli ematici del pH con ricadute negative sul metabolismo del calcio e sulla salute (l’iperacidificazione del corpo è la causa dell’aumento delle malattie degenerative). I vegani per il tipo di alimenti che consumano raggiungono percentuali elevate di carboidrati complessi. La dieta vegana comporta un’assunzione giornaliera di acidi grassi saturi molto limitata (quantità elevate sono dannose per la salute), la quantità di acidi grassi omega-6 è adeguata, mentre la quantità di acidi grassi omega-3 è limitata,per bilanciare questa carenza consumare olio di semi di lino, olio di soia, di canapa. La quantità di ferro presente nella dieta vegana è più che sufficiente.

La vitamina B 12 non è presente nei cibi vegetali . Nessun cibo di origine vegetale non addizionato con vitamina B 12 contiene quantità significative di questa vitamina. Pertanto i vegani necessitano di integrazione attraverso l’assunzione di integratori o cibi fortificati. Nella dieta vegana l’apporto di calcio tende ad essere basso e può collocarsi al di sotto delle assunzioni raccomandate, ma il rischio di fratture ossee,da vari studi,è risultato simile tra vegani, vegetariani e onnivori. Ma molti studi hanno dimostrato che il rapporto calcio/proteine assunte con la dieta è maggiormente predittivo dello stato di salute dell’osso rispetto alla semplice assunzione di calcio. Facendo questo calcolo la dieta vegetariana  ha un rapporto elevato, mentre  i vegani e gli onnivori hanno un rapporto simile. La presenza di acque alcaline e ricche di calcio fa sì che non necessiti nessuna integrazione. Nella dieta vegana vi possono essere deficit di vitamina D che si trova soprattutto nelle uova, nel latte ed olio di pesce. Per evitare questa carenza si può ricorrere a cibi fortificati o ad un integratore con vitamina D 2 prodotta dal lievito, mentre la vitamina D 3 è di derivazione animale. Non va dimenticata l’esposizione al sole necessaria per l’attivazione della vitamina D. I cibi integrali,biologici e a Km zero contengono una varietà di vitamine, minerali  ed antiossidanti che nel complesso promuovono uno stato di salute ottimale.

Buona salute a tutti.

Dottor Giovanni Acampora

DECALOGO DELLA SALUTE

1)  Mantenersi snelli per tutta la vita con un indice di massa corporea (BMI), espressione del rapporto tra peso in kg ed altezza al quadrato, compreso tra 18,5 e 24,9.

2) Mantenersi fisicamente attivi tutti i giorni.

3) Limitare il consumo di alimenti ad alta densità calorica ed evitare il consumo di bevande zuccherate.

4) Basare la propria alimentazione prevalentemente su cibi di provenienza vegetale – biologici – integrali .

5) Limitare il consumo di carni rosse ed evitare il consumo di carni conservate.

6) Limitare il consumo di bevande alcoliche.

7) Limitare il consumo di sale e di cibi sotto sale.

8) Assicurarsi un apporto sufficiente di tutti i nutrienti essenziali attraverso il cibo. Sia il cibo la tua medicina!

9) Pensieri positivi. Siamo quello che pensiamo!

10) Evitare cibi industriali ricchi di coloranti e conservanti cancerogeni.