LA FELICITA’ DI UN POPOLO

Come si può fare a misurare lo stato di salute e felicità di una nazione?

Tutti i giorni per misurare il benessere dei cittadini ricorrono al PIL (Prodotto Interno Lordo) come principale indicatore economico dello stato di salute di un paese. Ma è proprio così?

La felicità di una popolazione si misura dalla capacità di produrre materia?

SE NON MISURI LA COSA GIUSTA NON FAI LA COSA GIUSTA.

Il benessere materiale è solo una delle componenti del benessere umano e non assicura affatto che le persone siano in equilibrio con l’ambiente, con gli altri e con se stessi.

Invece del PIL dovremmo parlare di FIL (Felicità Interna Lorda). Lo stato di ben-essere chiamato “felicità” non si lascia acchiappare facilmente. In tanti sospettano, addirittura, che non esista: il peso della vita ci schiaccia, gioia e serenità possono sembrare pure illusioni.

Di felicità parlarono per primi Epicuro e Zenone, due filosofi, per i quali la felicità e la filosofia erano innanzitutto una scelta di vita.

Nel Gattopardo il principe Solina conta le pagliuzze d’oro dei momenti felici, moltiplica, divide, somma e scopre che dei suoi 73 anni ne ha veramente vissuti due – tre al massimo. La felicità è rara, volatile.

Eppure non c’è uomo o donna al mondo che non la cerchi, perché la felicità non è un diritto ma una speranza,una conquista. Nulla è più difficile da misurare della felicità. La crisi economica in atto con i suoi contraccolpi psicologici e sociali è un duro colpo alla felicità personale e collettiva. Anche se non è ovvio cosa sia la felicità individuale, abbiamo tutti un’idea a riguardo ed è qualcosa a cui aspiriamo nella nostra vita. Ma può la felicità di un paese intero  essere misurata? Lo sviluppo deve promuovere la felicità collettiva. La felicità è pluridimensionale ed è basata sul principio dell’interdipendenza. La felicità è una virtù civile, un bene in sé che non perseguiamo per qualche altra finalità. Se siamo infelici, pur vivendo in paesi  sostanzialmente ricchi, è perché abbiamo sacrificato al benessere materiale il tempo e il gusto di vivere per l’ambiente, per gli altri, per se stessi, per il mondo che ci circonda. Il benessere materiale è solo una delle componenti del benessere umano e, da solo, può non renderci, affatto, felici.

La consapevolezza dell’insufficienza dimostrata del PIL a rappresentare l’effettivo ben-essere di una nazione è un dato di fatto. Il PIL misura tutto, eccetto quel che rende la vita degna di essere vissuta.

Come fare a tradurre in una formula statistica quell’impalpabile sensazione di ben-essere che ci fa sentire soddisfatti della nostra vita quotidiana?

Innanzitutto, rendendo partecipi i cittadini stessi, perché il ben-essere obbedisce a tradizioni, a culture diverse da nazioni a nazioni. Ciò che si è contribuisce alla felicità molto più di ciò che si ha. Per trovare la felicità non bisogna cercare negli altri ma in sé stessi, apprezzare i veri valori della vita, non legarsi alla materia.

IMPARA A FARE QUELLO CHE TI PIACE, DOVE TI PIACE, CON CHI TI PIACE E QUANDO TI PIACE.

Dottor Giovanni Acampora

giovanni-acampora@virgilio.it

EMOZIONI – TERAPIA

Fondamentalmente all’origine del processo patologico c’è un difetto: un blocco nella rete di comunicazione, di conseguenza, una guarigione per essere efficace deve coinvolgere l’intero sistema corpo/cervello. Deve perciò affermarsi un nuovo paradigma della guarigione, in realtà non si può più pensare di lasciare fuori da questi processi la mente, le emozioni. Le emozioni non sono solo nella testa e nel cervello,ma sono anche nel corpo,si esprimono in esso e ne fanno parte. Sono energia e informazione,ma anche molecole. Gli studi sul benessere mostrano che le emozioni sono, sì parte del campo informativo, dell’energia informativa corporea, ma trascendono la guarigione/salute del singolo per riversarsi su tutto l’ambiente che lo circonda. In altre parole le emozioni  sembrano “saltare” da una persona all’altra, da un corpo all’altro, da una cultura all’altra, sono planetarie e questa loro natura di transizione, dal microcosmo al macrocosmo, è un aspetto di estremo interesse. Conoscere le emozioni, controllarle, lasciarle fluire è la chiave per dare vita al cambiamento  globale oggi necessario, quel “global shift” che rappresenta il futuro. Con analogia possiamo dire che come la luce bianca è composta da uno spettro di colori, così le emozioni sono uno spettro di posture del corpo, comportamenti e stati fisiologici che percorrono l’intero sistema mente/corpo , riflessi nella muscolatura, ogni livello dell’accesso neuronale e della mente/corpo che cambiano continuamente, specialmente nei soggetti  più sani. Gli esseri umani hanno quindi un amplissimo raggio di potenzialità, comportamenti, emozioni. Queste ultime sono la chiave di tutto, il ponte fra mondo spirituale e molecolare e creano anche stati alterati di coscienza.

Ognuno di noi non presenta solo comportamenti differenti, ma anche memoria e corpi di guarigione differenti, e tutta la luce che fluttua intorno e sui nostri corpi può essere diversa nei diversi punti. Bisogna tornare quindi a ciò che funziona: la prevenzione, prendersi cura di sé, seguire le emozioni positive, praticare uno stile di vita e una dieta sani. Essere centrati, cioè non focalizzarsi sugli estremi ma valorizzare l’omeostasi, imparare l’amore in tutte le sue varianti, la forma più avanzata di conoscenza umana.

Infine, la salute ha bisogno della “relazione”: per essere integralmente sani la nostra biologia richiede che siamo in relazione con gli altri ma soprattutto con noi stessi.

Amore, compassione e relazioni sono emozioni positive fondamentali e possono aiutarci a guarire. Da questa scintilla può avviarsi il cambiamento.

La vita è meravigliosa, basta poco per essere felici!

La vita è come un supermercato: sei tu che decidi cosa prendere e mettere nel carrello. Stai attento a quello che prendi perché quando arriverai alla cassa dovrai pagare. Se hai preso cose stupide ed inutili le pagherai lo stesso. Così avrai sprecato il tuo tempo per goderti la vita!

Il tempo è la risorsa più importante che hai, utilizzalo, impegnalo, consumalo, VIVILO!

Dottor GIOVANNI ACAMPORA
mail: giovanni-acampora@virgilio.it
cell: 3392037673

BURNOUT

Il termine burnout, che in italiano può essere tradotto come “bruciato”, ”scoppiato”, ”esaurito”, è stato introdotto nel mondo dello sport nel 1930 per indicare l’incapacità di un atleta, dopo alcuni successi, di ottenere ulteriori risultati e/o mantenere quelli acquisiti. La sindrome di burnout (vale anche per non atleti) è stata anche definita come: <un demone nato nella società e nel tempo in cui viviamo che deriva dal continuo sforzo per dare significato alla nostra vita>. Il percorso, come individui sani possono giungere a ”scoppiare”, è caratterizzato da una serie di fasi che possono essere attraversate singolarmente o interamente anche non necessariamente in un ordine specifico. Le fasi individuate sono:
– mettere alla prova se stessi in modo compulsivo;
– lavorare intensamente;
– trascurare i propri bisogni;
– spostare il conflitto (la persona non si rende conto della causa principale del disagio);
– ridefinire i valori (vengono trascurati amici, famiglia, hobby);
– negare problemi come il manifestarsi di cinismo, aggressività, frustrazione;
– escludersi dal contesto sociale;
– fare uso di alcool o droghe.

Al termine di questo percorso i cambiamenti comportamentali diventano sensibili, l’individuo va incontro a uno stato di vuoto interiore seguito da uno stato di depressione e dalla sindrome di burnout, con collasso fisico e mentale. Alcune situazioni espongono al rischio di burnout:
– il susseguirsi di giornate insoddisfacenti;
– non sentirsi più emotivamente coinvolto (lavoro, sport, vita);
– non sentirsi valorizzato, apprezzato (lavoro, sport, vita);
– emergere di uno scollamento tra i valori personali e quanto atteso;
– imporsi obiettivi irrealistici (voglia di dimostrare);
– impiegare gran parte della giornata in compiti non gratificanti;
– non saper apprezzare la bellezza della vita;
– vivere per un obbiettivo senza godersi il percorso per raggiungerlo.

Le manifestazioni psicologiche e comportamentali sono raggruppabili in tre componenti:
1- Esaurimento emotivo: svuotato per effetto di un inaridimento emotivo nei rapporto interpersonali.
2- Depersonalizzazione: atteggiamento di rifiuto nei confronti degli altri.
3- Ridotta realizzazione personale: caduta dell’autostima e sentimento d’insuccesso nella vita e nello sport.

A determinare il burnout concorrono diverse variabili: fattori socio-organizzativi quali le aspettative connesse al ruolo, le relazioni interpersonali, le caratteristiche dell’ambiente di lavoro e sportivo; variabili individuali come sesso, età, stato civile. L’insorgenza della sindrome di burnout segue generalmente quattro fasi:
prima fase: entusiasmo-idealistico (voglia di raggiungere gli obiettivi);
seconda fase: stagnazione ( ci si accorge che il lavoro, lo sport non soddisfa i propri bisogni);
terza fase: frustrazione – è la più critica per via di un senso di inadeguatezza professionale-sportivo;
quarta fase: graduale disimpegno emozionale conseguente alla frustrazione, con passaggio dall’empatia all’apatia.

Il primo e più importante passo nella prevenzione e/o guarigione da burnout è quello di riconoscere il problema e valutare oggettivamente la situazione. Le misure per prevenire il burnout possono essere differenziate a seconda del tipo di approccio e del livello di prevenzione. Gli approcci preventivi da considerare sono: le modificazioni dell’ambiente di lavoro e sportivo (prevenzione delle circostanze) e i miglioramenti delle capacità dell’individuo di affrontare lo stress (misure preventive comportamentali).
Le misure preventive possono essere divise in: misure preventive primarie (evitare/rimuovere fattori che rendono la persona malata), misure secondarie (riconoscimento precoce, intervento sulla malattia manifesta) e misure terziarie (affrontare le conseguenze della malattia e profilassi delle recidive). Esistono persone (speciali) che trasformano le loro intuizioni ed idee in progetti e con la sensibilità e la determinazione trasformano il progetto in realtà. Siamo quello che mangiamo, ma soprattutto quello che pensiamo!

PER VIVERE UNA GRAN BELLA VITA IMPARA A FARE QUELLO CHE VUOI, QUANDO VUOI, DOVE VUOI, COME VUOI E CON CHI VUOI.

Buona salute a tutti.

Dottor Giovanni Acampora
mail: giovanni-acampora@virgilio.it
cell: 3392037673