CRESCERE VEGANI SI PUO’?

La scelta vegetariana di alimentarsi escludendo la carne e il pesce o quella vegana che elimina qualsiasi alimento di origine animale è sempre più diffusa anche nelle famiglie italiane.

L’American Dietetic Association, analizzando la letteratura internazionale sulle diete vegetariane e vegane  e le possibili criticità, afferma  che le diete vegetariane–vegane correttamente pianificate sono salutari, adeguate  dal punto di vista nutrizionale e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione  e nel trattamento di alcune patologie.

Le diete vegetariane-vegane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale: gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia, adolescenza, vecchiaia e per gli atleti.

Infatti, le diete vegetariane-vegane sono spesso associate a numerosi vantaggi per la salute: livelli più bassi di colesterolo ematico, ridotto rischio di cardiopatie, ridotti livelli di pressione arteriosa, più basso rischio di diabete mellito di tipo 2. I vegetariani-vegani tendono ad avere un più basso Indice di Massa Corporea e ridotti tassi di tutti i tipi di cancro.

Le diete vegetariane-vegane tendono ad avere un contenuto di grassi saturi e colesterolo ridotto, e più elevate quantità di fibre, magnesio, potassio, vitamina C, folati, carotenoidi, flavonoidi ed altri fotocomposti. Queste differenze nella composizione nutrizionale possono spiegare alcuni dei vantaggi salutistici negli individui che seguono un’alimentazione vegetariana-vegana variata e bilanciata.

Fondamentale in gravidanza è la qualità degli alimenti, non solo la quantità. Per soddisfare, in gravidanza, il maggior fabbisogno proteico basta mangiare cibi ad alto contenuto proteico: legumi, tofu, temph, frutta secca, semi oleaginosi e cereali integrali.

Nel caso di dieta vegetariana attenzione a non eccedere con latte, formaggi e uova in quanto ricchi di colesterolo.

Nell’impossibilità di alimentare il neonato al seno si possono usare formulazioni di latte di soia e riso.

Con lo svezzamento il bambino passa da un’alimentazione a base esclusiva di latte a quella che sarà l’alimentazione di tutto il resto della sua vita.

Lo svezzamento solitamente inizia verso il 5°- 6° mese (più tardi quando si allatta solo al seno) e si conclude  quando il bambino è in grado di assumere qualunque tipo di cibo solido.

Una dieta vegetariana-vegana deve, nei primi anni di vita, fornire prima di tutto l’energia in più che serve all’organismo del bimbo per la crescita per tale motivo i grassi, in forma di frutta secca e grassi di condimento, non vanno limitati. In una prima fase meglio i legumi decorticati per evitare problemi intestinali. Nello svezzamento vegetariano porre attenzione a non eccedere nei latticini che non vanno proposti ad ogni pasto. Cominciare col brodo vegetale filtrato e poi passare tutte le verdure.

Per quanto riguarda i cereali si comincia con quelli senza glutine: riso, miglio, mais e pseudo cereali (quinoa, amaranto, grano saraceno) e poi gradualmente inserirli tutti.

Tutte le famiglie, non solo vegetariane-vegane, dovrebbero rispettare i fabbisogni nutrizionali del bambino, osservandone la crescita e prestando attenzione a segnali di malnutrizione. Ciò è ancora più vero quando si considera l’ipernutrizione: l’obesità infantile è infatti il maggior problema di malnutrizione infantile.

In questi casi una dieta veterariana-vegana, molto più attenta alla qualità del cibo, potrebbe essere d’aiuto.

Con una dieta vegetariana-vegana equilibrata non si avranno mai carenze e si potrà praticare qualsiasi sport.

Se siamo quello che mangiamo, molte persone si dovrebbero preoccupare di quello che sono!

Il pessimo cibo, da cui siamo circondati, inquina non solo il corpo ma anche la mente.

Mens sana in corpore sano!

Dottor Giovanni Acampora 
giovanni-acampora@virgilio.it

 

 

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Alimentazione e gravidanza

Un’attenzione particolare deve essere data all’alimentazione sia prima della gravidanza, sia durante, sia nel periodo dell’allattamento. La madre ha bisogno di più sostanze ed energia per dare vita ad un altro essere umano e di un sangue rigenerato ed ossigenato per creare una base solida su cui il bambino possa costruire i tessuti, gli organi e gli apparati che l’accompagneranno nella crescita.

Questa è la prima prevenzione: rafforzare il sistema immunitario, il sangue, invece di offrire dall’esterno aiuti che si sostituiscono a lui e che a lungo andare vanno ad indebolirlo invece che rafforzarlo. Altrettanto importante è l’attenzione alimentare anche prima del concepimento, periodo in cui si prepara l’organismo sia per quanto riguarda la qualità del sangue, sia per la messa in riserva delle sostanze che saranno utili durante i nove mesi di gravidanza.

Si sta ora iniziando a studiare la correlazione fra infertilità, poliabortività ed alimentazione. E’ stato ipotizzato infatti un nesso fra questo problema sempre più diffuso e la celiachia, altra patologia alimentare in aumento. Si è visto come in donne obese la riduzione di peso abbia portato ad un cambiamento, in un tempo relativamente breve, della loro ricettività. In altri casi si è valutato la possibilità che diete ricche di latticini e prodotti da forno producessero un muco denso a livello genitale che rendesse più difficile sia la discesa dell’ovulo verso l’utero, sia la risalita degli spermatozoi verso l’alto. Si è visto poi da tempo come una carenza di vitamina E possa incidere nelle difficoltà a procreare. Sono in corso studi per valutare la presenza di estrogeni nella nostra alimentazione e l’aumento di infertilità.

Se noi pensiamo  che in circa quattro mesi i globuli rossi vengono rinnovati completamente, un’alimentazione più attenta può rigenerare completamente al meglio il sangue. Per questo motivo iniziare a modificare il proprio modo di mangiare già prima della gravidanza può essere molto utile.

Cereali 50-60%. La forma in cui è meglio mangiarli è quella integrale. Andrebbero variati il più possibile dando la precedenza soprattutto a quelli in chicchi come il riso, l’avena, l’orzo, il miglio, il grano saraceno (pseudo-cereale come la quinoa e l’amaranto), la segale, il farro, il boulgur. Ognuno, naturalmente, ha delle proprietà e qualità differenti per cui più si variano più si apportano all’organismo nutrienti ed energie diverse.

Verdure biologiche 20-25%: sia cotte che crude. Le verdure crude, soprattutto d’inverno, dovrebbero essere limitate per la loro natura fredda e tagliate fini o ancora meglio pressate in modo da diminuire il contenuto di liquidi che in inverno raffredda ed indebolisce.

Proteine 15-20%: per lo più si dovrebbero scegliere quelle vegetali fra cui legumi, una volta la settimana, il tofu, un’altra volta il seitan,un’altra i legumi fermentati come il tempeh. Le proteine animali possono essere introdotte occasionalmente secondo le abitudini e i desideri di ogni donna. Fra queste sono da preferire i pesci di piccola taglia.

Frutta biologica di stagione a richiesta.

SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO …… GIA’ PRIMA DI NASCERE!

Dottor GIOVANNI ACAMPORA
mail: giovanni-acampora@virgilio.it
cell: 3392037673