Obesità Infantile: errori e terapia

Abbiamo una popolazione di bambini estremamente sedentari. E’ difficile che questo stile di vita non abbia un impatto rilevante sul rischio di aumentare i depositi di grasso.

Che fare? L’obesità è una malattia cronica, difficile da guarire e che si complica con numerose altre malattie metaboliche e non metaboliche che conducono a ridurre la durata della vita oltre che la qualità. E’ necessario quindi prevenirla intervenendo sin dalla prima età. A tal riguardo la tempistica è fondamentale, prima s’interviene maggiori sono le possibilità di successo.

Gli obbiettivi principali della terapia dell’obesità del bambino sono i seguenti:

  1. Ridurre/eliminare le co-morbilità.
  2. Migliorare il rapporto peso/statura, riducendo la massa adiposa.
  3. Migliorare il benessere psicofisico del piccolo paziente e la sua qualità di vita.

Perché l’intervento sia efficace è indispensabile il coinvolgimento attivo dell’intero nucleo familiare, tutti devono collaborare in modo diretto alla realizzazione del programma onde evitare il suo fallimento.

I tentativi “fai da te” oppure semplicistici attraverso il consiglio generico di svolgere attività motoria sono quasi sempre fallimentari soprattutto nel medio – lungo periodo. L’approccio al trattamento è sistematico, cognitivo – comportamentale.

I due sistemi principali per la prevenzione ed il trattamento dell’obesità del bambino sono la nutrizione e l’attività motoria.

Molti genitori chiedono al pediatra una “dieta” per il loro bambino, per farlo calare di peso. Anche molti pediatri la pensano così e consegnano la dieta ai genitori che la richiedono o la prescrivono a quelli che non la richiedono perché pensano di ottenere con la dieta il risultato sperato. Questa pratica persiste da anni, tuttavia il fallimento di questa strategia è sotto gli occhi di tutti con un tasso di obesità che invece di diminuire aumenta a dismisura. E’ necessario cambiare strategia.

Quale tattica è vincente? La risposta non è facile, basti pensare a quante diete miracolose, tecniche infallibili e pillole vengono consigliate per ottenere il fatidico calo ponderale. Diciamo che il paziente vorrebbe ottenere un risultato veloce (o meglio velocissimo), senza cambiare abitudini e preferenze. Questo è esattamente il contrario di quello che il paziente dovrà fare per ottenere un miglioramento, occorrerà cambiare abitudini e preferenze ed avere pazienza perché i tempi biologici di lisi della massa di trigliceridi accumulati sono decine di volte superiori a quelli di accumulo della stessa massa.

Il sofisticato sistema neuroendocrino di controllo dei parametri vitali dell’organismo e quindi, anche del peso e della massa adiposa, ostacola in ogni modo e attraverso numerosi e complessi meccanismi la perdita di grasso accumulato per preservare l’energia accumulata in vista di future carestie. L’unica strada è percorrere a ritroso le vie che hanno portato ad accumulare grasso in eccesso, sfruttando tecniche che eludano la capacità “automatica” dell’organismo di opporsi al calo ponderale e questo si può ottenere attraverso un’adeguata miscela di nutrienti assunti col cibo ed adeguata attività muscolare. Il corretto intervento di terapie nutrizionali prevede un percorso di educazione alimentare.

Il primo passo è la conoscenza di che cosa mangia il bambino (e i suoi familiari), quando, dove, come, quanto. E’ fortemente consigliato un diario alimentare.

Il secondo passo sarà quello di riportare la frequenza del consumo di cibo in cinque pasti giornalieri, il salto dei pasti non è consentito.

Il terzo passo è quello d’iniziare a modificare quantità e qualità dei cibi assunti nei vari pasti, aumentando la varietà degli stessi, riducendo la densità calorica dei cibi, modificando le modalità di cottura, la presentazione dei cibi nel piatto e le modalità di offerta del cibo. Gusto, tatto e olfatto, dovranno via via riadattarsi ai nuovi sapori, a nuove consistenze, a nuovi profumi, questo processo deve essere graduale e richiede competenza e pazienza da parte dell’operatore e motivazione, disponibilità e costanza da parte del bambino e della famiglia.

Dopo le regole nutrizionali veniamo alle regole per l’attività fisica.

Il muscolo scheletrico è il tessuto che ossida più nutrienti dell’intero organismo, soprattutto grassi oltre al glucosio. E’ quindi un regolatore metabolico eccezionale, purchè venga usato. Abbiamo una popolazione di bambini estremamente sedentari. Che fare? Tutti i bambini obesi o non obesi dovrebbero praticare attività motoria per almeno sessanta minuti al giorno. Se il bambino è obeso dovrà, successivamente, aumentare il tempo dedicato all’attività motoria oltre i sessanta minuti, pertanto i possibili obiettivi su cui lavorare sono i seguenti:

  1. Motivare i genitori ad uno stile di vita più attivo. L’esempio dei genitori è fondamentale.
  2. Programmare in modo preciso il tempo dedicato ad attività sedentarie(TV,computer,video giochi). Non più di due ore al giorno.
  3. Promuovere il gioco attivo, possibilmente all’aria aperta e in gruppo.
  4. Promuovere la pratica di un’attività motoria gradita al bambino, divertente e in cui l’obiettivo principale non sia la competizione, ma l’attività fisica.

Evitare gli errori più comuni:

  1. Ritardare l’inizio del trattamento in attesa di un miglioramento spontaneo alla pubertà.
  2. Non iniziare un trattamento per la paura d’indurre la comparsa di anoressia nervosa.
  3. Non misurare la circonferenza addominale.
  4. Non verificare la velocità di crescita staturale.
  5. Non trattare le co-morbilità dell’obesità.
  6. Non valutare la componente psicologica.
  7. Non dare enfasi sufficiente all’attività motoria.
  8. Non coinvolgere in modo attivo e diretto la famiglia nel percorso terapeutico.
  9. Dare la “Dieta”.

Dottor Giovanni Acampora

per info e contatti: giovanni-Acampora@virgilio.it

 

SALUTE ”INTEGRALE”

I cereali rappresentano un’importante fonte alimentare in tutto il mondo. La composizione dei cereali è del 55-71% di carboidrati,del 6-15% di proteine e dell’1-7% di lipidi. Oltre ad apportare fibre,il cereale integrale consente di assumere vitamina E, folati, vitamine del gruppo B, minerali quali potassio, zinco, magnesio, selenio, nonché un elevato numero di fotocomposti.

Le fibre, le vitamine, i minerali ed i fotocomposti sono concentrati nel germe e nella crusca, rimuovendo queste parti col processo di raffinazione industriale e consumando solo l’endosperma il cereale che ne risulta sarà impoverito dal punto di vista nutrizionale rispetto al cereale integrale.

I cereali integrali sono in grado di proteggere nei confronti dello sviluppo di malattie croniche. E’ stata dimostrata una relazione tra consumo di cereali integrali ed il rischio di neoplasie gastro-intestinali, soprattutto per il tumore del colon.

Un ruolo importante, nella prevenzione tumorale, è svolto dalle fibre mediante l’aumento della massa fecale e l’accelerato transito intestinale con conseguente diluizione del materiale fecale ed un ridotto tempo di esposizione ad eventuali sostanze tossiche presenti nelle feci.

Alcuni prodotti di fermentazione delle fibre, ad opera della flora batterica intestinale, sono inoltre in grado di interagire con le cellule regolandone il ciclo di crescita e la loro morte. La sinergia d’azione dei numerosi fotocomposti, vitamine e minerali è superiore all’azione dei singoli micronutrienti. Va infine evidenziata l’importanza di assumere i cereali integrali nella loro forma “biologica” allo scopo di ridurre al minimo l’assunzione di eventuali contaminanti presenti nel rivestimento esterno dei cereali stessi.

La salute di una pianta dipende dal terreno dove affonda le sue radici per assorbire il suo nutrimento. Le nostre “radici” sono nel nostro intestino. Lo stato di buona salute delle persone dipende dalla “salute” del nostro intestino.

Dottor Giovanni Acampora

IL CORPO E’ ENERGIA

“Nulla  si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” (Lavoiser)

Il corpo umano è dotato di una grande quantità di energia che ha lo scopo di conservare al meglio il benessere psicofisico. La malattia insorge quando l’energia non è sufficiente a garantire un sistema di difesa efficiente nei confronti degli agenti patogeni, qualunque essi siano.  Conservare la salute o recuperarla significa quindi non disperdere inutilmente l’energia vitale, bensì ottimizzarla per raggiungere il massimo delle proprie potenzialità.

Il cibo, insieme con l’ossigeno, l’acqua e le emozioni, rappresenta la fonte primaria di energia e la sua funzione ideale è quella di apportare le materie prime per il ricambio, la crescita e la riparazione delle strutture del corpo e le calorie necessarie per farlo. Se le caratteristiche del cibo non corrispondono a ciò che è utile all’organismo, questo si troverà da un lato a disporre di minor energia e dall’altro a doverne sprecare una parte per difendersi da un prodotto non buono. Questo spreco di energia verrà, necessariamente, sottratto ai sistemi di difesa,conservazione o recupero della salute. Da qui la necessità di sostenere e stimolare i principi dell’alimentazione consapevole in cui siano privilegiati i cibi biodinamici, biologici derivati da una produzione che salvaguardi la salute.

Oggi, sempre di più, si capisce l’importanza non solo del cibo ma anche dello “stile di vita” come causa diretta o concausa nell’insorgenza di molte malattie. Per “stile di vita” si deve intendere la modalità che una persona mette in atto per dirigersi verso i propri obiettivi, utilizzando gli strumenti che ha a disposizione e che ritiene essenziali per esprimere la propria soggettività. Ben presto, all’interno di un nucleo sociale, questa modalità diventa nevrosi e in questa condizione sono necessari dei punti di riferimento precisi per concedersi un certo grado di stabilità.

“La mente è tutto! Tutto il resto è niente!”

Viviamo in un periodo sociale dove il materialismo è dominante, forse nessuna nazione investe sulla crescita emozionale della popolazione e i risultati sono evidentissimi nella nostra società con un aumento della prevalenza delle patologie mentali. Anche la qualità della vita della popolazione è molto bassa. La guarigione reale e completa dei nostri pazienti non può prescindere dalla “prescrizione con stile” dove per stile non si intende altro che l’attenzione allo stile di vita dei propri pazienti. Tuttavia l’azione forse più incisiva è quella di raggiungere la persona sana, non esclusivamente quella malata.

Raggiungere il sano significa fare prevenzione primaria, ovvero quella prevenzione che si impegna ad evitare l’insorgenza delle malattie. La prevenzione primaria è rappresentata da una serie di atti messi in opera da ciascuno di noi intesi come cittadini e non solo come medici, allo scopo di prevenire l’insorgenza delle malattie. Questa affermazione è tutt’altro che banale poiché l’attenzione scientifica e mediatica degli ultimi anni si è rivolta, con sempre maggiore intensità, alla fase secondaria della prevenzione, ovvero la possibilità di eseguire una diagnosi sempre più precoce. Questo intento è assolutamente nobile ma rischia di distrarre l’attenzione dalle responsabilità che ogni persona ha nei confronti di sè stesso, del proprio nucleo familiare e della società tutta.

Come vuoi vivere? Bene e a lungo o male e poco?

Dipende da te e dal rispetto per la tua salute psicofisica che è il bene più prezioso che hai.

Siamo quello che mangiamo! Ma siamo soprattutto quello che pensiamo!

 

Dottor  Giovanni  Acampora

giovanni-acampora@virgilio.it

 

 

 

Prevenzione delle neoplasie: alimentazione ed attività fisica

La terapia oncologica ha compiuto importanti progressi tuttavia si parla pochissimo di prevenzione. E’ dimostrato che l’esercizio fisico, di lieve-moderata intensità, associato ad un appropriato regime alimentare abbia importanti effetti sulla prevenzione della patologia tumorale e determina ricadute positive su chi ne è già affetto. Il cancro è una patologia a genesi multifattoriale e le componenti della dieta che possono influire sul processo di carcinogenesi sono molteplici,differenti e possono agire con effetto sinergico. Abbiamo fattori dietetici di rischio e fattori dietetici protettivi.

Fattori dietetici di rischio:

  1. peso corporeo eccessivo
  2. additivi chimici
  3. contaminanti(pesticidi e i vari inquinanti ambientali)
  4. micotossine
  5. alcool
  6. alimenti e nutrienti(carne rossa e derivati,latte e derivati,grassi animali)

Fattori protettivi:

un elevato consumo di cibi vegetali e frutta è associato a riduzione del rischio tumorale,soprattutto dell’apparato digerente e respiratorio. Per ottenere risultati importanti non basta la semplice dieta ma è necessario un sano stile di vita. La “dieta” non è tale se non parla di attività fisica,di gestione dello stress,di riposo notturno,di ben-essere e di equilibrio corpo-mente.

Una dieta non si limita ad indicare cosa e quanto mangiare,non è un percorso limitato nel tempo. Una dieta deve insegnare,spiegare,costruire un nuovo stile di vita per sempre,deve aumentare le scelte e le possibilità,non limitarle. Prevenire e curare attraverso lo stile di vita significa ripristinare l’equilibrio biologico e l’omeostasi organica. Uno stile di vita più equilibrato deve,innanzitutto,contrastare l’acidosi metabolica latente,ripristinando l’equilibrio acido-base. Si tratta di una condizione fondamentale. La lieve acidosi che s’instaura a causa della cattiva alimentazione, dell’inattività fisica, dello stress, rappresenta il terreno ideale per l’insorgenza del processo infiammatorio cronico che è alla base di tutte le malattie degenerative.

Occorre ridurre lo stress ossidativo per limitare i danni che le cellule ed i tessuti subiscono ad opera dei radicali liberi ed apportare la giusta quantità di tutti i micronutrienti (vitamine, oligoelementi) che, nella moderna alimentazione, sono progressivamente andati riducendosi se non perdendosi a causa dei metodi intensi di produzione. Un’attività fisica moderata e costante rappresenta un importante fattore di protezione nei confronti della patologia neoplastica. I benefici legati ad essa includono il miglioramento della funzionalità cardiovascolare,polmonare,neuro-muscolare e psico-neuro-endocrino-immunologico. La formula migliore per il miglioramento è rappresentata dagli esercizi prolungati nel tempo e di bassa intensità. L’importanza di un’appropriata idratazione è troppo spesso sottovalutata. Il corpo umano è costituito per circa due terzi da acqua. Si dovrebbe assumere acqua (non bibite o alcool) durante tutta la giornata: poca durante i pasti, in abbondanza lontano dai pasti. Il tipo di acqua da assumere va scelto in base alle caratteristiche personali.  In presenza di una funzione renale normale le acque devono essere mineralizzate (residuo fisso elevato) in modo da poter essere sfruttato come fonte di minerali e di oligoelementi. Per contrastare l’acidosi metabolica latente sono da preferire le acque con ph basico. Chi mangia tanta frutta e verdura ha bisogno di poco acqua.

L’alimentazione dovrebbe contemplare principalmente frutta e verdura, a seguire cereali integrali, pseudo cereali, legumi e talvolta pesce o carne bianca. Gli alimenti vanno conditi con olio extravergine di oliva (eventualmente di semi) biologico. Frutta secca e semi oleaginosi vanno assunti con moderazione. Il sale è da evitare o da limitare fortemente, sostituendolo con le spezie. Per ottenere il massimo risultato dall’introduzione della frutta e verdure andrebbero seguite tre semplici regole:

  1. stagionalità
  2. chilometro zero
  3. biologico.

Frutta e verdura dovrebbero rappresentare il 50-70% della quantità di alimenti assunti nella giornata così garantendo l’idratazione e l’alcalinizzazione. La migliore fonte di carboidrati è rappresentata dai cereali integrali. Le proteine possono essere divise in quelle animali (carne, pesce, uova, latte e derivati) e vegetali (legumi come arachidi, ceci, fagioli, fave, lenticchie, lupini, piselli, soia, azuki oppure derivati dei legumi come latte di soia, tofu, tempeh ma anche semi oleaginosi come anacardi, nocciole, noci, mandorle, pistacchi, sesamo, pinoli). I legumi sono validi sostituti delle proteine animali, la combinazione di cereali integrali, che già contengono proteine fino al 10-12%, con i legumi è un alimento completo e bilanciato da un punto di vista aminoacidico. Il consumo di proteine animali deve essere ridotto drasticamente. Le carni rosse e lavorate fanno aumentare i rischi di tumori al colon. La maggior parte dei grassi animali vanno esclusi dalla dieta, vanno preferiti tra i vegetali l’olio di oliva extravergine (spremuto a freddo e biologico) e gli oli di semi di sesamo, di girasole e di lino (quest’ultimo ricco di omega-3) anche questi spremuti a freddo e biologici.

Riappropriamoci di uno stile di vita che consenta all’organismo di mantenere la sua omeostasi, la sua salute ed il suo ben-essere.

Se non fai niente per la tua salute la perderai velocemente e non ti accompagnerà per tutta la tua vita.

Incomincia a rispettarla prima di perderla!

 

Dottor Giovanni Acampora

giovanni-acampora@virgilio.it

CRESCERE VEGANI SI PUO’?

La scelta vegetariana di alimentarsi escludendo la carne e il pesce o quella vegana che elimina qualsiasi alimento di origine animale è sempre più diffusa anche nelle famiglie italiane.

L’American Dietetic Association, analizzando la letteratura internazionale sulle diete vegetariane e vegane  e le possibili criticità, afferma  che le diete vegetariane–vegane correttamente pianificate sono salutari, adeguate  dal punto di vista nutrizionale e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione  e nel trattamento di alcune patologie.

Le diete vegetariane-vegane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale: gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia, adolescenza, vecchiaia e per gli atleti.

Infatti, le diete vegetariane-vegane sono spesso associate a numerosi vantaggi per la salute: livelli più bassi di colesterolo ematico, ridotto rischio di cardiopatie, ridotti livelli di pressione arteriosa, più basso rischio di diabete mellito di tipo 2. I vegetariani-vegani tendono ad avere un più basso Indice di Massa Corporea e ridotti tassi di tutti i tipi di cancro.

Le diete vegetariane-vegane tendono ad avere un contenuto di grassi saturi e colesterolo ridotto, e più elevate quantità di fibre, magnesio, potassio, vitamina C, folati, carotenoidi, flavonoidi ed altri fotocomposti. Queste differenze nella composizione nutrizionale possono spiegare alcuni dei vantaggi salutistici negli individui che seguono un’alimentazione vegetariana-vegana variata e bilanciata.

Fondamentale in gravidanza è la qualità degli alimenti, non solo la quantità. Per soddisfare, in gravidanza, il maggior fabbisogno proteico basta mangiare cibi ad alto contenuto proteico: legumi, tofu, temph, frutta secca, semi oleaginosi e cereali integrali.

Nel caso di dieta vegetariana attenzione a non eccedere con latte, formaggi e uova in quanto ricchi di colesterolo.

Nell’impossibilità di alimentare il neonato al seno si possono usare formulazioni di latte di soia e riso.

Con lo svezzamento il bambino passa da un’alimentazione a base esclusiva di latte a quella che sarà l’alimentazione di tutto il resto della sua vita.

Lo svezzamento solitamente inizia verso il 5°- 6° mese (più tardi quando si allatta solo al seno) e si conclude  quando il bambino è in grado di assumere qualunque tipo di cibo solido.

Una dieta vegetariana-vegana deve, nei primi anni di vita, fornire prima di tutto l’energia in più che serve all’organismo del bimbo per la crescita per tale motivo i grassi, in forma di frutta secca e grassi di condimento, non vanno limitati. In una prima fase meglio i legumi decorticati per evitare problemi intestinali. Nello svezzamento vegetariano porre attenzione a non eccedere nei latticini che non vanno proposti ad ogni pasto. Cominciare col brodo vegetale filtrato e poi passare tutte le verdure.

Per quanto riguarda i cereali si comincia con quelli senza glutine: riso, miglio, mais e pseudo cereali (quinoa, amaranto, grano saraceno) e poi gradualmente inserirli tutti.

Tutte le famiglie, non solo vegetariane-vegane, dovrebbero rispettare i fabbisogni nutrizionali del bambino, osservandone la crescita e prestando attenzione a segnali di malnutrizione. Ciò è ancora più vero quando si considera l’ipernutrizione: l’obesità infantile è infatti il maggior problema di malnutrizione infantile.

In questi casi una dieta veterariana-vegana, molto più attenta alla qualità del cibo, potrebbe essere d’aiuto.

Con una dieta vegetariana-vegana equilibrata non si avranno mai carenze e si potrà praticare qualsiasi sport.

Se siamo quello che mangiamo, molte persone si dovrebbero preoccupare di quello che sono!

Il pessimo cibo, da cui siamo circondati, inquina non solo il corpo ma anche la mente.

Mens sana in corpore sano!

Dottor Giovanni Acampora 
giovanni-acampora@virgilio.it

 

 

LA SOCIETA’ DEL NON BEN-ESSERE : Il FALLIMENTO ALIMENTARE!

Ci siamo allontanati dal concetto ippocratico che riferiva al cibo proprietà terapeutiche e questo è un fatto molto pericoloso. Se da un lato, infatti, interpretiamo il cibo come calorie e gusto e non più come strumento per guarire, dall’altro siamo difficilmente in grado di collegare le eventuali negatività provenienti dal cibo con la qualità della salute. In entrambi i casi mancherà il riferimento immediato tra l’assunzione dell’alimento e l’effetto benefico o nocivo dello stesso.

SE:

  • il continuo aumento dell’obesità non basta a chi dirige la cosa pubblica per capire che l’attuale modello alimentare è fallimentare;
  • la previsione che nel 2050 nei paesi occidentali una persona su tre sarà diabetica, con tutte le conseguenze morali ed economiche che ciò comporta, non è sufficiente a promuovere iniziative realmente efficaci;
  • i tumori sono sempre più in aumento;
  • mettere alla base di tutte le piramidi alimentari i cereali integrali (idealmente di buona qualità) e non lottare contro il quotidiano utilizzo di pasta e pane raffinati, sbiancati, ibridizzati  ed addizionati di glutine non interessa a nessuno;
  • avere la certezza statistica che la maggior parte delle persone non pratica attività fisica per i trenta minuti quotidiani indispensabili per mantenere un buono stato di salute, come indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, non induce a favorire politiche di educazione fisica dei giovani soprattutto nella scuola;
  • l’opinione attuale sul consumo di carne tende a concentrarsi sul problema rappresentato dalla carne rossa, e a nessuno interessa ricordare come viene allevato un pollo, che rappresenta la scelta di oltre il 90% della popolazione quando si orienta verso la carne bianca allo scopo di ridurre la tossicità di quella rossa;
  • a nessuno esperto di alimentazione , ospite di programmi televisivi voluti dallo stato, interessa ricordare che l’uso di bevande gassate, zuccherate o energizzanti, molto frequentemente pubblicizzate attraverso gli stessi mezzi, è alla base di obesità, diabete, tumori;
  • le malattie degenerative collegate all’alimentazione sono in continuo aumento;
  • i prodotti industriali sono pieni di conservanti e coloranti molto tossici;

ALLORA:

sicuramente gli addetti all’alimentazione (Stato, industria alimentare, medici, ecc.) stanno sbagliando perché siamo sempre quello che mangiamo.

Quando mangiamo cibo spazzatura, pieno di tossine, l’organismo si adatterà a questa nuova condizione accumulando tossine nelle sedi meno dannose ( tessuto connettivo e tessuto adiposo). Il continuo accumulo di queste tossine porta ad una condizione parafisiologica di sovraccarico allostatico. In questa condizione l’organismo non è più in grado di reagire opportunamente ad ogni stimolo, anche banale, che sarà in grado di generare malattie.

Visto che siamo quello che mangiamo, cominciamo a preoccuparci di quello che siamo!

C’è poco da essere allegri e continuare ad essere menefreghisti della propria salute!

Dottor Giovanni Acampora

Alimentazione e gravidanza

Un’attenzione particolare deve essere data all’alimentazione sia prima della gravidanza, sia durante, sia nel periodo dell’allattamento. La madre ha bisogno di più sostanze ed energia per dare vita ad un altro essere umano e di un sangue rigenerato ed ossigenato per creare una base solida su cui il bambino possa costruire i tessuti, gli organi e gli apparati che l’accompagneranno nella crescita.

Questa è la prima prevenzione: rafforzare il sistema immunitario, il sangue, invece di offrire dall’esterno aiuti che si sostituiscono a lui e che a lungo andare vanno ad indebolirlo invece che rafforzarlo. Altrettanto importante è l’attenzione alimentare anche prima del concepimento, periodo in cui si prepara l’organismo sia per quanto riguarda la qualità del sangue, sia per la messa in riserva delle sostanze che saranno utili durante i nove mesi di gravidanza.

Si sta ora iniziando a studiare la correlazione fra infertilità, poliabortività ed alimentazione. E’ stato ipotizzato infatti un nesso fra questo problema sempre più diffuso e la celiachia, altra patologia alimentare in aumento. Si è visto come in donne obese la riduzione di peso abbia portato ad un cambiamento, in un tempo relativamente breve, della loro ricettività. In altri casi si è valutato la possibilità che diete ricche di latticini e prodotti da forno producessero un muco denso a livello genitale che rendesse più difficile sia la discesa dell’ovulo verso l’utero, sia la risalita degli spermatozoi verso l’alto. Si è visto poi da tempo come una carenza di vitamina E possa incidere nelle difficoltà a procreare. Sono in corso studi per valutare la presenza di estrogeni nella nostra alimentazione e l’aumento di infertilità.

Se noi pensiamo  che in circa quattro mesi i globuli rossi vengono rinnovati completamente, un’alimentazione più attenta può rigenerare completamente al meglio il sangue. Per questo motivo iniziare a modificare il proprio modo di mangiare già prima della gravidanza può essere molto utile.

Cereali 50-60%. La forma in cui è meglio mangiarli è quella integrale. Andrebbero variati il più possibile dando la precedenza soprattutto a quelli in chicchi come il riso, l’avena, l’orzo, il miglio, il grano saraceno (pseudo-cereale come la quinoa e l’amaranto), la segale, il farro, il boulgur. Ognuno, naturalmente, ha delle proprietà e qualità differenti per cui più si variano più si apportano all’organismo nutrienti ed energie diverse.

Verdure biologiche 20-25%: sia cotte che crude. Le verdure crude, soprattutto d’inverno, dovrebbero essere limitate per la loro natura fredda e tagliate fini o ancora meglio pressate in modo da diminuire il contenuto di liquidi che in inverno raffredda ed indebolisce.

Proteine 15-20%: per lo più si dovrebbero scegliere quelle vegetali fra cui legumi, una volta la settimana, il tofu, un’altra volta il seitan,un’altra i legumi fermentati come il tempeh. Le proteine animali possono essere introdotte occasionalmente secondo le abitudini e i desideri di ogni donna. Fra queste sono da preferire i pesci di piccola taglia.

Frutta biologica di stagione a richiesta.

SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO …… GIA’ PRIMA DI NASCERE!

Dottor GIOVANNI ACAMPORA
mail: giovanni-acampora@virgilio.it
cell: 3392037673