Equilibrio muscoli – fasce – visceri.

Le catene muscolari sono circuiti in continuità di direzione e di piano attraverso i quali si propagano le forze organizzatrici del corpo.

Il corpo obbedisce a tre leggi:

1) legge dell’equilibrio.
2) legge dell’economia.
3) legge del confort (assenza di dolore).

L’equilibrio è di primaria importanza in ogni sua dimensione: alimentare, biochimica, viscerale, parietale, emodinamica, ormonale, neurologica, psicologica, e le soluzioni adottate per conservarlo sono economiche. Poiché lo schema di funzionamento è fisiologico, è sicuramente confortevole. Quando bisogna adattarsi l’organizzazione del corpo cerca di conservare l’equilibrio ma accordando priorità all’assenza di dolore. Il corpo fa di tutto per non soffrire. Nasconde, si distorce, diminuisce la sua mobilità nella misura in cui questi adattamenti difensivi, meno economici, gli fanno ritrovare il confort. Il nostro confort ed il nostro equilibrio si pagano con un maggiore dispendio di energia da cui deriva una maggiore stanchezza. Se il compenso muscolare non è sufficiente a trovare un nuovo equilibrio, confortevole ed economico, il paziente non può rendere sicura la sua verticalizzazione ed è costretto a stare a letto. L’organizzazione generale del corpo risponde ad una necessità di relazione nella vita. Il corpo è fatto per osservare, percepire, reagire, dare, prendere, creare, correre. Le catene muscolari assicurano tutto questo. La buona coordinazione dell’ organizzazione generale passa attraverso le fasce. Ogni struttura connettiva (aponeurosi, guaina, tendini, legamenti, capsule, periostio, pleura, peritoneo) fa parte, sul piano funzionale, di un’unica fascia. Questa tela fasciale tesa dalla struttura ossea non accetta di essere stirata. Ogni richiesta di allungamento necessita dell’impegno dell’insieme della tela fasciale. Necessita che la risultante delle tensioni che vi si applicano sia nella costante fisiologica. Se la lunghezza richiesta non viene accordata, si ha una tensione dolorosa che scatena per via riflessa delle tensioni muscolari.
Le fasce collegano i visceri al quadro muscolo-scheletrico. In questo si realizza l’importanza di un buon rapporto articolare, di una buona statica e di una buona mobilità. Le funzioni sono catalizzate dal movimento delle strutture periferiche. Se la mobilità del quadro muscolo-scheletrico si altera, si ha un rallentamento di una o più funzioni viscerali. Di riflesso, la disfunzione di un organo, con fenomeni di congestione, steatosi o di sclerosi, modifica col suo peso o la sua retrazione il sistema di sospensione fasciale, la sua funzionalità e può essere causa di perdita di mobilità. Il trattamento con le catene muscolari in realtà è un lavoro delle fasce. I muscoli sono contenuti in guaine interdipendenti. Il riequilibrio delle tensioni passa attraverso il trattamento di questi involucri. Il muscolo è solo una “manovra” al servizio dell’organizzazione generale, cioè al servizio delle fasce. Il trattamento deve sempre cercare le cause attraverso la logica, la comprensione ed il rispetto delle strutture. Il corpo deve accettare il trattamento che gli viene proposto. Quando si conoscono le strette relazioni delle fasce con l’alimentazione, il drenaggio, le difese, si realizza che il recupero della fisiologia meccanica può essere possibile solo se lo si aiuta nelle altre funzioni. Da ciò deriva l’importanza dell’approccio osteopatico in campo fasciale, viscerale e cranico. Ottenuto il rimodellamento delle fasce col trattamento delle catene muscolari, solo allora si potrà ri-armonizzare in modo efficace e duraturo la loro mobilità.

Buona corsa trail a tutti.

Dottor Giovanni Acampora

Annunci

TENDINOPATIE DEGLI SPORTIVI

Le tendinopatie rappresentano un delicato problema diagnostico e terapeutico,tali patologie si presentano frequentemente negli sportivi a causa dell’usura a cui è sottoposto l’apparato osteo-articolare-muscolare-fasciale. Se queste tendinopatie non vengono trattate adeguatamente evolvono verso la cronicizzazione con ripercussioni importanti sull’attività sportiva. I tendini sono costituiti principalmente da collagene, che garantisce resistenza meccanica, e da elastina, che ne determina l’estensibilità. I tendini presentano notevoli diversità di forma, lunghezza, vascolarizzazione, rivestimento sinoviale e delle caratteristiche funzionali-biomeccaniche. In assenza di una adeguata preparazione atletica e di riscaldamento, e quando le forze dinamiche vengono applicate obliquamente i tendini diventano più vulnerabili. Il rischio di lesioni è generalmente conseguente al sovraccarico (rapido aumento della tensione) o a sovraffaticamento, nel caso di movimenti ripetitivi senza aumento del carico. Concause di queste patologie sono: l’insufficiente apporto di ossigeno, una dieta squilibrata, le modificazioni ormonali, le infiammazioni ricorrenti, l’età, la temperatura, un corpo iperacido carico di tossine, il terreno sconnesso. Il collagene si sfibra e si frantuma con perdita della sua regolare struttura. Abbiamo quattro differenti quadri patologici:
Peritenonite o Tenosinovite: infiammazione del solo peritenonio.
Peritenonite con Tendinosi: infiammazione della guaina tendinea associata a degenerazione intratendinea.
Tendinosi: degenerazione del tendine da ipotrofia cellulare.
Tendinite: degenerazione del tendine e risposta infiammatoria di riparazione.

Il trattamento deve mirare al pieno recupero in tempi rapidi e con modalità di cura in grado di prevenire ulteriori danni. Un intervento di tipo motorio-riabilitativo deve essere sempre considerato. La forza del tendine è direttamente proporzionale non solo al numero ed alla dimensione delle fibre collagene che lo costituiscono, ma anche al loro orientamento, tali fibre rispondono bene alla tensione e al movimento. E’, quindi, importante stimolare il tendine il più precocemente possibile attraverso una mobilizzazione adeguata e con movimenti controllati. Molto utile in questo tipo di patologia sottoporre i pazienti ad un trattamento infiltrativo locale con medicinali biologici (senza effetti collaterali) finalizzato a:
– Controllare la dolorabilità locale.
– Contrastare la degenerazione delle strutture tendinee e legamentose.
– Prevenire la possibilità di recidive.

Nell’ambito della medicina della salute, prevenire è meglio che curare, ottima, per ridurre i rischi di questa patologia, la terapia preventiva con gli integratori che rallentano la degenerazione delle strutture del nostro corpo, tendini compresi, indipendentemente dall’attività sportiva. La salute è il nostro bene più prezioso, rispettiamola quando l’abbiamo e non quando l’abbiamo persa, evitiamo il più possibile tutti i fattori di rischio.

Buona salute a tutti.

Dottor Giovanni Acampora
giovanni-acampora@virgilio.it