Segnali di Salute: Ben – Essere

Sempre più numerosi, in tempi recenti, sono i riferimenti ad un intervento sullo stile di vita come elemento fondamentale non soltanto di prevenzione primaria, ma anche di prevenzione secondaria. Il miglioramento delle condizioni generali ha una correlazione diretta, ormai dimostrata, con l’efficacia dell’intervento terapeutico, ma ne beneficia anche la qualità di vita nella quotidianità, non riferita esclusivamente alla sopravvivenza.

La cosa importante da capire, assodato il principio ”meglio prevenire che curare”, è che l’obiettivo fondamentale della medicina olistica è: guarigione non significa scomparsa del sintomo, bensì recupero del ben-essere generale che si possa esprimere in tutte le manifestazioni della vita. E’ importantissimo imparare ad auto valutarsi. Analizziamo i segnali della salute.

Assenza di stanchezza: molti pazienti riferiscono un vago senso di stanchezza; alcuni hanno la sensazione che, qualunque sia la durata del sonno, al mattino siano più stanchi di quando si sono addormentati. Dal punto di vista fisiologico possiamo immaginare che vi sia un errore nell’utilizzo delle proprie energie. Questo è dovuto ad un’alterazione del ritmo, da quello alimentare a quello del rapporto sonno-veglia, dal funzionamento dell’intestino, all’attività ritmica del cuore e del respiro. Gli errori più comuni che vanno evitati si riferiscono alla qualità dei cibi introdotti, al rispetto degli spazi di riposo dell’apparato gastroenterico, alla circadianità dei ritmi ormonali intrinseci. Non dimentichiamo l’aspetto psicologico che influisce su tutte le funzioni del corpo.

Avere un buon appetito: la ricerca, la preparazione ed il consumo del cibo rappresentano da sempre l’istinto primario alla sopravvivenza. Ultimamente questo percorso si è trasformato sia come atteggiamento dell’uomo nei confronti del cibo sia come disponibilità del cibo stesso. Recuperare il senso dell’appetito significa restituire l’importanza a quella parte del cervello deputata al controllo degli istinti primordiali che viene messa a tacere dai nuovi modelli di vita. Mangiare con ritmicità ed appetito significa evitare cibi raffinati, non prendere in considerazione il cibo spazzatura, alzarsi da tavola con ancora un po’ di fame, in modo da dare alla leptina il tempo di informare l’ipotalamo sul livello di sazietà raggiunto.

Sonno profondo e di qualità:  la qualità del sonno è fondamentale per la qualità della salute. Al suo interno è fondamentale la ritmicità delle R.E.M. e dunque la possibilità di drenare le tensioni attraverso i sogni. Al contrario, un sonno superficiale, disturbato, in presenza di attività neurovegetativa, o con risvegli più o meno frequenti rappresenta il segnale di qualche anomalia che non coincide con lo stato di salute.

Avere una buona memoria: Il primo segnale delle patologie neurovegetative è rappresentato, solitamente, dalla diminuzione della memoria che presenta qualche deficit a breve e medio termine. Questo aspetto della salute va indagato e coltivato suggerendo al paziente esercizi per mantenere la memoria attiva, associando interventi di nutraceutica per migliorare la microcircolazione cerebrale e l’apporto di microelementi, il cui deficit è parallelo alla perdita di qualità del cibo.

Essere di buon umore: E’ fondamentale occuparsi del tono dell’umore del paziente, soprattutto in un periodo in cui, probabilmente, per eccessiva intossicazione del fegato le tendenze depressive o comunque un marcato senso di insoddisfazione della propria vita sono all’ordine del giorno. Possiamo avere un controllo totale dei nostri pensieri: siamo noi che diamo il valore alle cose che accadono!

Elasticità fisica e mentale: per vivere una vita degna è importante concentrarsi sulla cura del corpo e dei propri pensieri. Nel nostro caso il riferimento è all’attività fisica che permette di avere un corpo tonico e reattivo (mens sana in corpore sano) con grande stimolo P.N.E.I. (psico – neuro – endocrino – immunologico), ma anche all’attività mentale che va stimolata in tutte le direzioni, incitando i pazienti ad avere interessi, ad approfondirli, ad avere hobby.

Esercitare il senso di giustizia: è molto importante il senso di giustizia, intendendo con esso l’atteggiamento che ciascuno di noi deve avere col mondo, con gli altri e con l’ambiente. Il senso di giustizia permette di parlare di ambiente (l’unica vera eredità per le future generazioni) di sostenibilità, di rispetto per la terra, di ricerca, di buon cibo, di rifiuto del cibo adulterato, raffinato o allevato con metodi esclusivamente industriali. Parlare di giustizia significa che la patologia non è un fatto solo personale, ma “qualcosa” in grado di coinvolgere i propri cari, altre persone, fino alla società in generale. Molte persone giustificano la scarsa attenzione per la propria salute con la mancanza di tempo. Quando una persona non vive il proprio tempo al massimo delle proprie potenzialità emozionali e non rispetta la propria salute,sta utilizzando il proprio tempo pessimamente.

Il tempo è l’unica cosa che non si potrà mai recuperare.

Dottor GIOVANNI ACAMPORA
mail: giovanni-acampora@virgilio.it

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La sindrome della casa malata

La nostra casa è un vero arsenale chimico. Dal 1969 sono stati notificati almeno 140.000 prodotti chimici destinati alla vendita. La produzione mondiale è passata da un milione di tonnellate nel 1930 ad oltre 300 milioni nel 2005, ciò corrisponde ad una media di circa 50 kg per essere umano all’anno.

I sintomi della sindrome della casa malata si presentano quando il paziente  è a casa  propria, scomparendo o attenuandosi quando esce di casa,ricompaiono quando rientra a casa.

Interessano soprattutto le abitazioni di più recente costruzione nelle quali si attesta che la sindrome possa colpire circa il 10% dei residenti. L’inquinamento all’interno delle nostre abitazioni (arredate con tappeti e piante sintetiche, affollate di detergenti, disinfettanti, deodoranti, adesivi, diffusori di olii essenziali sintetici, vernici, sistemi di riscaldamento) è aumentato fino al punto in cui i livelli di benzene, xilene, tetracloroetilene e molti altri tossici in un interno sono maggiori rispetto agli spazi aperti e inquinati. Questo rende ragione del fatto, a volte, di non trovarsi a“proprio agio”in alcuni alloggi da cui si cerca di uscire il più rapidamente possibile. Dall’anamnesi alcuni pazienti asseriscono che la comparsa dei disturbi  lamentati sia stata in concomitanza di un trasloco in un’altra sede abitativa o di lavoro.

Simile è la “sindrome dell’edificio malato”. Nella nostra società occidentale l’evoluzione del lavoro e degli stili di vita porta a passare la maggior parte della giornata in ambienti confinati. In questi edifici la qualità dell’aria è contaminata da numerosi fattori che vanno ad incidere sulla salute delle persone che vi risiedono.

Le principali sostanze inquinanti  all’interno di un edificio possono essere fatte risalire a tre categorie di fonti:

1) fonti esterne all’edificio;

2) attività svolte all’interno dell’edificio;

3) prodotti  utilizzati, arredi e impianti di condizionamento.

La nocività di questi agenti chimici,fisici e biologici può essere più o meno elevata ma sostanzialmente correlata alla “dose” assorbita e al tempo di esposizione. Molti edifici di costruzione recente si sono rivelati meno salubri di quelli di vecchi a causa di soluzioni apparentemente migliorative quali l’estensivo impiego di materiali dall’elevato rendimento termico e acustico,ma purtroppo insalubri. Da uno studio divulgato dall’OMS è risultato che circa il 40% dei materiali che sono stati usati nell’edilizia negli ultimi 50 anni siano negativi sulla salute.

I sintomi sono aspecifici, ripetitivi e non correlati ad un determinato agente: irritazioni degli occhi, delle vie aeree e della cute, tosse, sensazione di costrizione toracica, sensazioni olfattive sgradevoli, nausea, torpore, sonnolenza, cefalea, astenia. I malesseri avvertibili solo ed esclusivamente durante la permanenza all’interno dell’edificio, possono essere associati a determinate sostanze o settori, oppure generalizzati all’intera costruzione. I sintomi si manifestano in una elevata percentuale di soggetti che lavorano in ufficio (20%), scompaiono o si attenuano dopo l’uscita e non sono accompagnati da reperti obbiettivi rilevanti. L’approccio migliore è quello di tipo bio-psico-architettonico che miri, attraverso la combinazione di diverse discipline professionali al controllo ambientale, al disegno ergonometrico delle costruzioni,nonché dello stress degli utenti.

Ci sono degli accorgimenti che possono contribuire a migliorare la vivibilità e la salubrità dei nostri ambienti domestici e lavorativi:

1) La presenza di alcune piante da interno, come la  Tilllandsia, in grado di catturare e metabolizzare una discreta percentuale di inquinanti. Le piante hanno anche un effetto rilassante.

2) La sauna e l’esercizio fisico favoriscono la “disintossicazione”psico-fisica.

3) Vestire in salute: esistono marchi che garantiscono l’assenza di coloranti, ma anche l’assenza di residui di metalli pesanti, di sostanze cancerogene  o di molecole lipofile (molecole che in acqua si disperdono ma non si sciolgono, formano legami poco stabili con le fibre sintetiche  e vengono facilmente assorbiti attraverso la cute).

4) Utilizzare prodotti naturali e comunque nikel-free  per la detersione dei capi d’abbigliamento.

5) Scegliere cosmetici e detergenti naturali.

6) Utilizzare per gli spazi chiusi vernici ad acqua,arredi in legno e fibre naturali.

Quindi per garantire un’efficace e idonea qualità dell’aria negli ambienti di lavoro e nelle abitazioni è necessario, dunque, controllare accuratamente i materiali di costruzione utilizzati, gli impianti di riscaldamento e di condizionamento presenti, gli arredi usati, i rivestimenti dei pavimenti, delle pareti e dei soffitti impiegati, i materiali per la manutenzione e la pulizia, le modalità d’uso degli spazi, lo stile di vita e di lavoro all’interno degli ambienti stessi.

Siamo quello che mangiamo… ma siamo anche quello che respiriamo!

Dottor GIOVANNI ACAMPORA
mail: giovanni-acampora@virgilio.it

 

CRESCERE VEGANI SI PUO’?

La scelta vegetariana di alimentarsi escludendo la carne e il pesce o quella vegana che elimina qualsiasi alimento di origine animale è sempre più diffusa anche nelle famiglie italiane.

L’American Dietetic Association, analizzando la letteratura internazionale sulle diete vegetariane e vegane  e le possibili criticità, afferma  che le diete vegetariane–vegane correttamente pianificate sono salutari, adeguate  dal punto di vista nutrizionale e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione  e nel trattamento di alcune patologie.

Le diete vegetariane-vegane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale: gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia, adolescenza, vecchiaia e per gli atleti.

Infatti, le diete vegetariane-vegane sono spesso associate a numerosi vantaggi per la salute: livelli più bassi di colesterolo ematico, ridotto rischio di cardiopatie, ridotti livelli di pressione arteriosa, più basso rischio di diabete mellito di tipo 2. I vegetariani-vegani tendono ad avere un più basso Indice di Massa Corporea e ridotti tassi di tutti i tipi di cancro.

Le diete vegetariane-vegane tendono ad avere un contenuto di grassi saturi e colesterolo ridotto, e più elevate quantità di fibre, magnesio, potassio, vitamina C, folati, carotenoidi, flavonoidi ed altri fotocomposti. Queste differenze nella composizione nutrizionale possono spiegare alcuni dei vantaggi salutistici negli individui che seguono un’alimentazione vegetariana-vegana variata e bilanciata.

Fondamentale in gravidanza è la qualità degli alimenti, non solo la quantità. Per soddisfare, in gravidanza, il maggior fabbisogno proteico basta mangiare cibi ad alto contenuto proteico: legumi, tofu, temph, frutta secca, semi oleaginosi e cereali integrali.

Nel caso di dieta vegetariana attenzione a non eccedere con latte, formaggi e uova in quanto ricchi di colesterolo.

Nell’impossibilità di alimentare il neonato al seno si possono usare formulazioni di latte di soia e riso.

Con lo svezzamento il bambino passa da un’alimentazione a base esclusiva di latte a quella che sarà l’alimentazione di tutto il resto della sua vita.

Lo svezzamento solitamente inizia verso il 5°- 6° mese (più tardi quando si allatta solo al seno) e si conclude  quando il bambino è in grado di assumere qualunque tipo di cibo solido.

Una dieta vegetariana-vegana deve, nei primi anni di vita, fornire prima di tutto l’energia in più che serve all’organismo del bimbo per la crescita per tale motivo i grassi, in forma di frutta secca e grassi di condimento, non vanno limitati. In una prima fase meglio i legumi decorticati per evitare problemi intestinali. Nello svezzamento vegetariano porre attenzione a non eccedere nei latticini che non vanno proposti ad ogni pasto. Cominciare col brodo vegetale filtrato e poi passare tutte le verdure.

Per quanto riguarda i cereali si comincia con quelli senza glutine: riso, miglio, mais e pseudo cereali (quinoa, amaranto, grano saraceno) e poi gradualmente inserirli tutti.

Tutte le famiglie, non solo vegetariane-vegane, dovrebbero rispettare i fabbisogni nutrizionali del bambino, osservandone la crescita e prestando attenzione a segnali di malnutrizione. Ciò è ancora più vero quando si considera l’ipernutrizione: l’obesità infantile è infatti il maggior problema di malnutrizione infantile.

In questi casi una dieta veterariana-vegana, molto più attenta alla qualità del cibo, potrebbe essere d’aiuto.

Con una dieta vegetariana-vegana equilibrata non si avranno mai carenze e si potrà praticare qualsiasi sport.

Se siamo quello che mangiamo, molte persone si dovrebbero preoccupare di quello che sono!

Il pessimo cibo, da cui siamo circondati, inquina non solo il corpo ma anche la mente.

Mens sana in corpore sano!

Dottor Giovanni Acampora 
giovanni-acampora@virgilio.it

 

 

LA SOCIETA’ DEL NON BEN-ESSERE : Il FALLIMENTO ALIMENTARE!

Ci siamo allontanati dal concetto ippocratico che riferiva al cibo proprietà terapeutiche e questo è un fatto molto pericoloso. Se da un lato, infatti, interpretiamo il cibo come calorie e gusto e non più come strumento per guarire, dall’altro siamo difficilmente in grado di collegare le eventuali negatività provenienti dal cibo con la qualità della salute. In entrambi i casi mancherà il riferimento immediato tra l’assunzione dell’alimento e l’effetto benefico o nocivo dello stesso.

SE:

  • il continuo aumento dell’obesità non basta a chi dirige la cosa pubblica per capire che l’attuale modello alimentare è fallimentare;
  • la previsione che nel 2050 nei paesi occidentali una persona su tre sarà diabetica, con tutte le conseguenze morali ed economiche che ciò comporta, non è sufficiente a promuovere iniziative realmente efficaci;
  • i tumori sono sempre più in aumento;
  • mettere alla base di tutte le piramidi alimentari i cereali integrali (idealmente di buona qualità) e non lottare contro il quotidiano utilizzo di pasta e pane raffinati, sbiancati, ibridizzati  ed addizionati di glutine non interessa a nessuno;
  • avere la certezza statistica che la maggior parte delle persone non pratica attività fisica per i trenta minuti quotidiani indispensabili per mantenere un buono stato di salute, come indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, non induce a favorire politiche di educazione fisica dei giovani soprattutto nella scuola;
  • l’opinione attuale sul consumo di carne tende a concentrarsi sul problema rappresentato dalla carne rossa, e a nessuno interessa ricordare come viene allevato un pollo, che rappresenta la scelta di oltre il 90% della popolazione quando si orienta verso la carne bianca allo scopo di ridurre la tossicità di quella rossa;
  • a nessuno esperto di alimentazione , ospite di programmi televisivi voluti dallo stato, interessa ricordare che l’uso di bevande gassate, zuccherate o energizzanti, molto frequentemente pubblicizzate attraverso gli stessi mezzi, è alla base di obesità, diabete, tumori;
  • le malattie degenerative collegate all’alimentazione sono in continuo aumento;
  • i prodotti industriali sono pieni di conservanti e coloranti molto tossici;

ALLORA:

sicuramente gli addetti all’alimentazione (Stato, industria alimentare, medici, ecc.) stanno sbagliando perché siamo sempre quello che mangiamo.

Quando mangiamo cibo spazzatura, pieno di tossine, l’organismo si adatterà a questa nuova condizione accumulando tossine nelle sedi meno dannose ( tessuto connettivo e tessuto adiposo). Il continuo accumulo di queste tossine porta ad una condizione parafisiologica di sovraccarico allostatico. In questa condizione l’organismo non è più in grado di reagire opportunamente ad ogni stimolo, anche banale, che sarà in grado di generare malattie.

Visto che siamo quello che mangiamo, cominciamo a preoccuparci di quello che siamo!

C’è poco da essere allegri e continuare ad essere menefreghisti della propria salute!

Dottor Giovanni Acampora

SALUTE E AMBIENTE

Il rapporto con l’ambiente è una delle determinanti fondamentale dello stato di salute di una popolazione. La salute, definita dall’OMS come stato di benessere fisico, psichico e sociale e non la semplice assenza di malattia, è infatti il risultato di una serie di determinanti di tipo sociale, economico, genetico e anche ambientali, e non il semplice prodotto di una buona organizzazione sanitaria. Perciò la prevenzione, finalizzata alla tutela della salute, non può prescindere dalla tutela dell’ambiente.

Molti processi patologici trovano la loro eziopatogenesi in concause ambientali (quali l’accumulo di inquinanti nell’aria, nell’acqua, nel suolo e nei cibi) e ciò deve orientare la promozione della salute anche attraverso scelte di tutela ambientale per garantire alle future generazioni la fruizione di un ambiente vivibile.

L’interazione tra salute e ambiente non è solo dovuta ai tossici chimici capaci d’indurre tumori, ma è molto più complessa. Nell’ambiente circolano agenti patogeni microbici e non, che possono causare malattie negli individui suscettibili come infezioni, allergie, intossicazioni o tumori. L’attenzione maggiore nelle nostre società post-industriali e globalizzate viene però giustamente data ai contaminanti chimici e fisici: sostanze liquide, solide o più frequentemente gassose, in grado di produrre effetti dannosi, temporanei o permanenti, sull’uomo,sugli animali e sulle piante. Una parte rilevante al loro interno, spesso sottovalutata, va data ai farmaci che così massicciamente la moderna società produce, utilizza ed elimina nell’ambiente, per uso agrario, veterinario e umano. Da non trascurare gli agenti fisici come radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, naturali o artificiali. Basti pensare, banalmente, all’attuale abuso tra i giovani di lampade abbronzanti, concausa dello sviluppo di tumori alla pelle ed al ben più rilevante uso terapeutico, diagnostico ed industriale dei raggi x, notoriamente cancerogeni.

Vivendo in un ambiente insalubre le insidie a cui l’uomo si espone sono molte e al contempo molto diverse e vanno dalle malattie acute, come intossicazioni, irritazioni o altre sindromi a decorso breve, alle malattie croniche, come le patologie degenerative, quelle cardiovascolari e quelle neoplastiche.

Una delle azioni di politica sanitaria che più facilmente possono essere poste in essere è quella del controllo della catena alimentare. Ricordiamo che l’inquinamento del suolo e delle acque può ripercuotersi sulla salute umana attraverso la contaminazione degli alimenti da parte di pesticidi, erbicidi e inquinanti atmosferici.

Oggi la globalizzazione ha amplificato terribilmente i problemi ambientali e di salute pubblica, al punto che il rischio dell’uomo di contrarre  una malattia di origine ambientale, sia infettiva che non, può trasferirsi rapidamente  da una parte all’altra del globo terrestre.  Molte industrie si delocalizzano, non solo per mano d’opera a basso prezzo ma anche per i minori controlli sulla qualità del prodotto, sulle immissioni nell’atmosfera, sugli scarichi tossici industriali.

I fattori di rischio ambientali sono molto importanti in genere, ed importantissimi in particolare nei tumori.

Ma le malattie sono in realtà il risultato di una sinergia di variabili: stile di vita, professione e, ovviamente, predisposizione genetica e livello di organizzazione sanitaria.

L’UNICA VERA EREDITA’ PER LE FUTURE GENERAZIONI E’ NON CONTINUARE  A DISTRUGGERE L’AMBIENTE!

L’UOMO E’ L’UNICO ANIMALE CHE DISTRUGGE L’AMBIENTE DOVE VIVE… E’ IL PEGGIOR PARASSITA!

SALVAGUARDIA L’AMBIENTE E SALVERAI TE STESSO!

Dottor GIOVANNI ACAMPORA
mail: giovanni-acampora@virgilio.it
cell: 3392037673

 

EMOZIONI – TERAPIA

Fondamentalmente all’origine del processo patologico c’è un difetto: un blocco nella rete di comunicazione, di conseguenza, una guarigione per essere efficace deve coinvolgere l’intero sistema corpo/cervello. Deve perciò affermarsi un nuovo paradigma della guarigione, in realtà non si può più pensare di lasciare fuori da questi processi la mente, le emozioni. Le emozioni non sono solo nella testa e nel cervello,ma sono anche nel corpo,si esprimono in esso e ne fanno parte. Sono energia e informazione,ma anche molecole. Gli studi sul benessere mostrano che le emozioni sono, sì parte del campo informativo, dell’energia informativa corporea, ma trascendono la guarigione/salute del singolo per riversarsi su tutto l’ambiente che lo circonda. In altre parole le emozioni  sembrano “saltare” da una persona all’altra, da un corpo all’altro, da una cultura all’altra, sono planetarie e questa loro natura di transizione, dal microcosmo al macrocosmo, è un aspetto di estremo interesse. Conoscere le emozioni, controllarle, lasciarle fluire è la chiave per dare vita al cambiamento  globale oggi necessario, quel “global shift” che rappresenta il futuro. Con analogia possiamo dire che come la luce bianca è composta da uno spettro di colori, così le emozioni sono uno spettro di posture del corpo, comportamenti e stati fisiologici che percorrono l’intero sistema mente/corpo , riflessi nella muscolatura, ogni livello dell’accesso neuronale e della mente/corpo che cambiano continuamente, specialmente nei soggetti  più sani. Gli esseri umani hanno quindi un amplissimo raggio di potenzialità, comportamenti, emozioni. Queste ultime sono la chiave di tutto, il ponte fra mondo spirituale e molecolare e creano anche stati alterati di coscienza.

Ognuno di noi non presenta solo comportamenti differenti, ma anche memoria e corpi di guarigione differenti, e tutta la luce che fluttua intorno e sui nostri corpi può essere diversa nei diversi punti. Bisogna tornare quindi a ciò che funziona: la prevenzione, prendersi cura di sé, seguire le emozioni positive, praticare uno stile di vita e una dieta sani. Essere centrati, cioè non focalizzarsi sugli estremi ma valorizzare l’omeostasi, imparare l’amore in tutte le sue varianti, la forma più avanzata di conoscenza umana.

Infine, la salute ha bisogno della “relazione”: per essere integralmente sani la nostra biologia richiede che siamo in relazione con gli altri ma soprattutto con noi stessi.

Amore, compassione e relazioni sono emozioni positive fondamentali e possono aiutarci a guarire. Da questa scintilla può avviarsi il cambiamento.

La vita è meravigliosa, basta poco per essere felici!

La vita è come un supermercato: sei tu che decidi cosa prendere e mettere nel carrello. Stai attento a quello che prendi perché quando arriverai alla cassa dovrai pagare. Se hai preso cose stupide ed inutili le pagherai lo stesso. Così avrai sprecato il tuo tempo per goderti la vita!

Il tempo è la risorsa più importante che hai, utilizzalo, impegnalo, consumalo, VIVILO!

Dottor GIOVANNI ACAMPORA
mail: giovanni-acampora@virgilio.it
cell: 3392037673

Alimentazione e gravidanza

Un’attenzione particolare deve essere data all’alimentazione sia prima della gravidanza, sia durante, sia nel periodo dell’allattamento. La madre ha bisogno di più sostanze ed energia per dare vita ad un altro essere umano e di un sangue rigenerato ed ossigenato per creare una base solida su cui il bambino possa costruire i tessuti, gli organi e gli apparati che l’accompagneranno nella crescita.

Questa è la prima prevenzione: rafforzare il sistema immunitario, il sangue, invece di offrire dall’esterno aiuti che si sostituiscono a lui e che a lungo andare vanno ad indebolirlo invece che rafforzarlo. Altrettanto importante è l’attenzione alimentare anche prima del concepimento, periodo in cui si prepara l’organismo sia per quanto riguarda la qualità del sangue, sia per la messa in riserva delle sostanze che saranno utili durante i nove mesi di gravidanza.

Si sta ora iniziando a studiare la correlazione fra infertilità, poliabortività ed alimentazione. E’ stato ipotizzato infatti un nesso fra questo problema sempre più diffuso e la celiachia, altra patologia alimentare in aumento. Si è visto come in donne obese la riduzione di peso abbia portato ad un cambiamento, in un tempo relativamente breve, della loro ricettività. In altri casi si è valutato la possibilità che diete ricche di latticini e prodotti da forno producessero un muco denso a livello genitale che rendesse più difficile sia la discesa dell’ovulo verso l’utero, sia la risalita degli spermatozoi verso l’alto. Si è visto poi da tempo come una carenza di vitamina E possa incidere nelle difficoltà a procreare. Sono in corso studi per valutare la presenza di estrogeni nella nostra alimentazione e l’aumento di infertilità.

Se noi pensiamo  che in circa quattro mesi i globuli rossi vengono rinnovati completamente, un’alimentazione più attenta può rigenerare completamente al meglio il sangue. Per questo motivo iniziare a modificare il proprio modo di mangiare già prima della gravidanza può essere molto utile.

Cereali 50-60%. La forma in cui è meglio mangiarli è quella integrale. Andrebbero variati il più possibile dando la precedenza soprattutto a quelli in chicchi come il riso, l’avena, l’orzo, il miglio, il grano saraceno (pseudo-cereale come la quinoa e l’amaranto), la segale, il farro, il boulgur. Ognuno, naturalmente, ha delle proprietà e qualità differenti per cui più si variano più si apportano all’organismo nutrienti ed energie diverse.

Verdure biologiche 20-25%: sia cotte che crude. Le verdure crude, soprattutto d’inverno, dovrebbero essere limitate per la loro natura fredda e tagliate fini o ancora meglio pressate in modo da diminuire il contenuto di liquidi che in inverno raffredda ed indebolisce.

Proteine 15-20%: per lo più si dovrebbero scegliere quelle vegetali fra cui legumi, una volta la settimana, il tofu, un’altra volta il seitan,un’altra i legumi fermentati come il tempeh. Le proteine animali possono essere introdotte occasionalmente secondo le abitudini e i desideri di ogni donna. Fra queste sono da preferire i pesci di piccola taglia.

Frutta biologica di stagione a richiesta.

SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO …… GIA’ PRIMA DI NASCERE!

Dottor GIOVANNI ACAMPORA
mail: giovanni-acampora@virgilio.it
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