Obesità Infantile: errori e terapia

Abbiamo una popolazione di bambini estremamente sedentari. E’ difficile che questo stile di vita non abbia un impatto rilevante sul rischio di aumentare i depositi di grasso.

Che fare? L’obesità è una malattia cronica, difficile da guarire e che si complica con numerose altre malattie metaboliche e non metaboliche che conducono a ridurre la durata della vita oltre che la qualità. E’ necessario quindi prevenirla intervenendo sin dalla prima età. A tal riguardo la tempistica è fondamentale, prima s’interviene maggiori sono le possibilità di successo.

Gli obbiettivi principali della terapia dell’obesità del bambino sono i seguenti:

  1. Ridurre/eliminare le co-morbilità.
  2. Migliorare il rapporto peso/statura, riducendo la massa adiposa.
  3. Migliorare il benessere psicofisico del piccolo paziente e la sua qualità di vita.

Perché l’intervento sia efficace è indispensabile il coinvolgimento attivo dell’intero nucleo familiare, tutti devono collaborare in modo diretto alla realizzazione del programma onde evitare il suo fallimento.

I tentativi “fai da te” oppure semplicistici attraverso il consiglio generico di svolgere attività motoria sono quasi sempre fallimentari soprattutto nel medio – lungo periodo. L’approccio al trattamento è sistematico, cognitivo – comportamentale.

I due sistemi principali per la prevenzione ed il trattamento dell’obesità del bambino sono la nutrizione e l’attività motoria.

Molti genitori chiedono al pediatra una “dieta” per il loro bambino, per farlo calare di peso. Anche molti pediatri la pensano così e consegnano la dieta ai genitori che la richiedono o la prescrivono a quelli che non la richiedono perché pensano di ottenere con la dieta il risultato sperato. Questa pratica persiste da anni, tuttavia il fallimento di questa strategia è sotto gli occhi di tutti con un tasso di obesità che invece di diminuire aumenta a dismisura. E’ necessario cambiare strategia.

Quale tattica è vincente? La risposta non è facile, basti pensare a quante diete miracolose, tecniche infallibili e pillole vengono consigliate per ottenere il fatidico calo ponderale. Diciamo che il paziente vorrebbe ottenere un risultato veloce (o meglio velocissimo), senza cambiare abitudini e preferenze. Questo è esattamente il contrario di quello che il paziente dovrà fare per ottenere un miglioramento, occorrerà cambiare abitudini e preferenze ed avere pazienza perché i tempi biologici di lisi della massa di trigliceridi accumulati sono decine di volte superiori a quelli di accumulo della stessa massa.

Il sofisticato sistema neuroendocrino di controllo dei parametri vitali dell’organismo e quindi, anche del peso e della massa adiposa, ostacola in ogni modo e attraverso numerosi e complessi meccanismi la perdita di grasso accumulato per preservare l’energia accumulata in vista di future carestie. L’unica strada è percorrere a ritroso le vie che hanno portato ad accumulare grasso in eccesso, sfruttando tecniche che eludano la capacità “automatica” dell’organismo di opporsi al calo ponderale e questo si può ottenere attraverso un’adeguata miscela di nutrienti assunti col cibo ed adeguata attività muscolare. Il corretto intervento di terapie nutrizionali prevede un percorso di educazione alimentare.

Il primo passo è la conoscenza di che cosa mangia il bambino (e i suoi familiari), quando, dove, come, quanto. E’ fortemente consigliato un diario alimentare.

Il secondo passo sarà quello di riportare la frequenza del consumo di cibo in cinque pasti giornalieri, il salto dei pasti non è consentito.

Il terzo passo è quello d’iniziare a modificare quantità e qualità dei cibi assunti nei vari pasti, aumentando la varietà degli stessi, riducendo la densità calorica dei cibi, modificando le modalità di cottura, la presentazione dei cibi nel piatto e le modalità di offerta del cibo. Gusto, tatto e olfatto, dovranno via via riadattarsi ai nuovi sapori, a nuove consistenze, a nuovi profumi, questo processo deve essere graduale e richiede competenza e pazienza da parte dell’operatore e motivazione, disponibilità e costanza da parte del bambino e della famiglia.

Dopo le regole nutrizionali veniamo alle regole per l’attività fisica.

Il muscolo scheletrico è il tessuto che ossida più nutrienti dell’intero organismo, soprattutto grassi oltre al glucosio. E’ quindi un regolatore metabolico eccezionale, purchè venga usato. Abbiamo una popolazione di bambini estremamente sedentari. Che fare? Tutti i bambini obesi o non obesi dovrebbero praticare attività motoria per almeno sessanta minuti al giorno. Se il bambino è obeso dovrà, successivamente, aumentare il tempo dedicato all’attività motoria oltre i sessanta minuti, pertanto i possibili obiettivi su cui lavorare sono i seguenti:

  1. Motivare i genitori ad uno stile di vita più attivo. L’esempio dei genitori è fondamentale.
  2. Programmare in modo preciso il tempo dedicato ad attività sedentarie(TV,computer,video giochi). Non più di due ore al giorno.
  3. Promuovere il gioco attivo, possibilmente all’aria aperta e in gruppo.
  4. Promuovere la pratica di un’attività motoria gradita al bambino, divertente e in cui l’obiettivo principale non sia la competizione, ma l’attività fisica.

Evitare gli errori più comuni:

  1. Ritardare l’inizio del trattamento in attesa di un miglioramento spontaneo alla pubertà.
  2. Non iniziare un trattamento per la paura d’indurre la comparsa di anoressia nervosa.
  3. Non misurare la circonferenza addominale.
  4. Non verificare la velocità di crescita staturale.
  5. Non trattare le co-morbilità dell’obesità.
  6. Non valutare la componente psicologica.
  7. Non dare enfasi sufficiente all’attività motoria.
  8. Non coinvolgere in modo attivo e diretto la famiglia nel percorso terapeutico.
  9. Dare la “Dieta”.

Dottor Giovanni Acampora

per info e contatti: giovanni-Acampora@virgilio.it

 

DIETA PER LE OSSA

Da qualche anno si parla di un dato contraddittorio inerente il calcio. Si basa sulla constatazione che proprio nei paesi occidentali, nei quali il consumo è maggiore, si trovino le percentuali più alte di osteoporosi. Un dato che contraddice l’equivalenza “più calcio uguale ossa più forti” facendo cadere l’impostazione dietetica prevalente. Oggi è importante capire non solo l’importanza degli alimenti ricchi di calcio, ma anche come limitare le perdite dovute ad  abitudini alimentari scorrette. Il fabbisogno di calcio è alto durante le fasi dello sviluppo osseo, si abbassa  e si stabilizza negli anni adulti e poi si rialza per le donne in menopausa e per gli uomini dopo i 65 anni. Le fonti di calcio sono svariate e non si limitano al latte. Frutta, frutta secca, verdure, uova, legumi, cereali (specie integrali), pesci, crostacei e molluschi sono ricchi di  calcio, senza dimenticare l’acqua. E’ un controsenso consigliare l’assunzione di acque oligominerali e nel contempo sostenere l’aggiunta di calcio negli alimenti “fortificati”. Non sarebbe meglio prendere i minerali dalla natura ed  evitare queste manipolazioni ed integrazioni artificiali? L’acqua ha il vantaggio di non apportare calorie e di essere economica. Quando la dieta è equilibrata non c’è bisogno di integratori. La biodisponibilità del calcio delle verdure (dal 49% al 61%) è abbondantemente superiore a quella del latte (intorno al 32%).

L’osso è un tessuto in continuo rimodellamento e ha bisogno di essere nutrito bene per tutta la vita. Oltre al calcio è fondamentale il ruolo della vitamina D e di tante vitamine e minerali come acido folico,vit. B 6,vit. B 12, vit.C, vit.K, fosforo, magnesio, zinco, fluoro, boro, rame. Mediamente, la percentuale di calcio che riusciamo ad assimilare con l’alimentazione è circa il 30% sul totale del calcio ingerito. Per garantire ai bambini ossa forti sono fondamentali l’esercizio fisico, la luce solare ed un’alimentazione ricca di frutta e verdura  che li aiuta, tra l’altro, a mantenere un peso corretto e salutare. La perdita ossea che si verifica durante l’invecchiamento è maggiore nei soggetti che si nutrono prevalentemente di carne rispetto ai vegetariani.

Quattro regole per la salute delle ossa:

1) La dieta deve essere corretta da un punto di vista energetico: diete troppo ristrette non riescono a raggiungere i fabbisogni necessari, nè di minerali o vitamine, ma neanche di macronutrienti (proteine, carboidrati, grassi) che garantiscono una buona funzionalità dei sistemi digestivi e dei meccanismi di assorbimento.

2) Le proteine favoriscono l’assorbimento intestinale del calcio e la costruzione della matrice ossea, ma l’eccesso proteico provoca decalcificazione.

3) Il rapporto tra l’assunzione di calcio con gli altri due minerali principali che costituiscono le ossa, fosforo e magnesio. Il metabolismo del calcio è in sinergia con questi minerali ed uno squilibrio di uno di questi  avrà un effetto negativo sugli altri due e sulla massa ossea.

4) L’apporto ottimanale di vit. D è indispensabile per la deposizione ossea di tutti e tre i minerali (Ca-P-Mg).

Non è importante solo assumere calcio con l’alimentazione, infatti, se mangiamo “male”, non solo non forniamo allo scheletro i minerali di cui ha bisogno, ma possiamo anche aumentare la perdita urinaria di calcio. Svariati fattori, alimentari e non solo, fanno aumentare l’escrezione di calcio. Attenzione alle diete iperproteiche, tanto di moda in questi anni, perché durante i processi di digestione producono scorie acide. Per tamponare questo rialzo di acidità e mantenere costante il pH, l’organismo utilizza i Sali basici di calcio delle ossa, che, ”sciogliendosi” nel sangue, ripristinano il corretto valore del pH ematico. Di conseguenza si alzerà la calcemia(il calcio nel sangue). Per ripristinare i corretti valori della calcemia, il rene eliminerà, tramite le urine, il calcio circolante che non serve più. Un altro fattore che aumenta la perdita di calcio è l’eccesso di fosforo, minerale che abbonda nei formaggi e nelle carni. L’eccesso di fosfati nel sangue ha un effetto acidificante, come le proteine, ed innesca i processi metabolici di demineralizzazione. Spesso una dieta ricca di proteine animali è anche ricca di grassi animali, ossia di acidi grassi saturi. Questo tipo di lipidi tendono a precipitare nell’intestino tenue e si legano al calcio formando saponi insolubili,sottraendolo  così all’assorbimento. Un altro “ladro” di calcio è il cloruro di sodio, il sale da cucina. Il rene aumenta, notevolmente, l’escrezione urinaria di calcio in presenza di eccesso di sodio,di conseguenza riducendo l’assunzione di sodio è possibile mantenere più calcio nelle ossa.  Altri due “ladri” di calcio: la caffeina e l’alcool. Un consumo elevato di entrambi ha un’azione decalcificante, la caffeina aumenta le perdite di calcio con le urine, mentre l’alcool svolge un’azione tossica diretta sulle cellule coinvolte nel rimodellamento osseo. Perciò è importante favorire un buon assorbimento da parte del nostro organismo e dello scheletro dei nutrienti, e, nello stesso tempo, limitare la perdita di questi attraverso le escrezioni.

L’esercizio fisico è fondamentale per mantenere ”giovani” le ossa!

 

Dottor Giovanni Acampora                                                                       

Per info e contatti: giovanni-acampora@virgilio.it

SALUTE ”INTEGRALE”

I cereali rappresentano un’importante fonte alimentare in tutto il mondo. La composizione dei cereali è del 55-71% di carboidrati,del 6-15% di proteine e dell’1-7% di lipidi. Oltre ad apportare fibre,il cereale integrale consente di assumere vitamina E, folati, vitamine del gruppo B, minerali quali potassio, zinco, magnesio, selenio, nonché un elevato numero di fotocomposti.

Le fibre, le vitamine, i minerali ed i fotocomposti sono concentrati nel germe e nella crusca, rimuovendo queste parti col processo di raffinazione industriale e consumando solo l’endosperma il cereale che ne risulta sarà impoverito dal punto di vista nutrizionale rispetto al cereale integrale.

I cereali integrali sono in grado di proteggere nei confronti dello sviluppo di malattie croniche. E’ stata dimostrata una relazione tra consumo di cereali integrali ed il rischio di neoplasie gastro-intestinali, soprattutto per il tumore del colon.

Un ruolo importante, nella prevenzione tumorale, è svolto dalle fibre mediante l’aumento della massa fecale e l’accelerato transito intestinale con conseguente diluizione del materiale fecale ed un ridotto tempo di esposizione ad eventuali sostanze tossiche presenti nelle feci.

Alcuni prodotti di fermentazione delle fibre, ad opera della flora batterica intestinale, sono inoltre in grado di interagire con le cellule regolandone il ciclo di crescita e la loro morte. La sinergia d’azione dei numerosi fotocomposti, vitamine e minerali è superiore all’azione dei singoli micronutrienti. Va infine evidenziata l’importanza di assumere i cereali integrali nella loro forma “biologica” allo scopo di ridurre al minimo l’assunzione di eventuali contaminanti presenti nel rivestimento esterno dei cereali stessi.

La salute di una pianta dipende dal terreno dove affonda le sue radici per assorbire il suo nutrimento. Le nostre “radici” sono nel nostro intestino. Lo stato di buona salute delle persone dipende dalla “salute” del nostro intestino.

Dottor Giovanni Acampora

Città e Salute

L’uomo è in costante ed imprescindibile interazione con l’ambiente che lo circonda. Sempre più enormi spazi di campagna sono “divorati” dal cemento e dall’asfalto. L’ambiente urbano è un luogo complesso,che può fomentare rivalità economiche ed aumentare l’aggressività,incrementando la competitività. In città i ritmi della vita quotidiana sono frenetici,ciò porta ad un aumento delle alterazioni del sistema neurovegetativo, del ritmo sonno veglia, del tono dell’umore,alterazioni della condotta, con manifestazioni di antisocialità ed aggressività, fino ad arrivare alle alterazioni dell’identità. Si può affermare che l’ambiente urbano genera  due condizioni psicologiche ricorrenti: la mancanza di riconoscibilità e la solitudine. Quest’ultima  è originata dalla situazione alimentata dall’affollamento urbano. L’essere umano è nato per vivere immerso in una stimolazione sensoriale “naturale”, in cui colori, odori e suoni sono assai diversi da quelli offerti dalle città. Rumori, monocromatismo (prevalenza del grigio),odori sgradevoli,sostanze chimiche(inquinamento atmosferico ), affollamento e senso di costrizione produco moltissime situazioni di disadattamento. L’ambiente urbano rappresenta il luogo tipico di scollamento  tra uomo e natura, tra bisogni reali e bisogni “indotti”. Gli individui non si accorgono più degli stimoli nocivi che li circondano, la ripetizione di uno stimolo nel tempo induce assuefazione.

L’ambiente urbano genera un sovraccarico di sollecitazioni che bombardano gli individui portando all’aumento del senso dell’inefficienza mentale e fisica, questo provoca un’alterazione grave dell’equilibrio psico-fisico poiché le modificazioni neuro-endocrine possono alterare il funzionamento di organi che ne subiscono gli effetti (cosiddetti organi bersaglio). Dispepsie, gastriti, colon irritabile, dermatiti, disturbi del sonno, cefalea, disturbi dell’identità, aumento dell’antisocialità e dell’aggressività. I disturbi psicologici sono in costante aumento: ansia, nervosismo, depressione, panico, angoscia, rabbia, pessimismo esistenziale.

Il paesaggio urbano induce un aumento dello stress quotidiano senza possibilità di recupero psico-fisico. Ambienti degradati tendono a far sentire i cittadini abbandonati dalle istituzioni con un aumento del senso di anonimato, della diffidenza sociale, di tutte le forme di vandalismo e di microcriminalità. L’ambiente delle nostre città non risponde ai reali bisogni umani. Non è pensabile una modificazione che possa trasformare l’uomo in un essere adattato ad un ambiente rumoroso, nè che la fisiologia respiratoria possa  modificarsi al cambiamento di un atmosfera intrisa di petrolio bruciato. Le soluzioni possono andare soltanto nella direzione di una modificazione dell’ambiente, cercando di ricreare un contesto adatto alla conformazione psico-biologica delle’essere umano. Gradevolezza dell’ambiente, corretta alimentazione, movimento fisico e socialità devono essere i punti cardine sui quali far ruotare il nuovo modo di concepire e strutturare le nostre città, nella speranza di favorire un nuovo e migliore stile di vita.

L’essere umano è l’unico animale che distrugge l’habitat in cui vive!

Noi abbiamo bisogno della natura, la natura non ha bisogno di noi!

 

Dott. Giovanni Acampora

giovanni-acampora@virgilio.it

 

IL CORPO E’ ENERGIA

“Nulla  si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” (Lavoiser)

Il corpo umano è dotato di una grande quantità di energia che ha lo scopo di conservare al meglio il benessere psicofisico. La malattia insorge quando l’energia non è sufficiente a garantire un sistema di difesa efficiente nei confronti degli agenti patogeni, qualunque essi siano.  Conservare la salute o recuperarla significa quindi non disperdere inutilmente l’energia vitale, bensì ottimizzarla per raggiungere il massimo delle proprie potenzialità.

Il cibo, insieme con l’ossigeno, l’acqua e le emozioni, rappresenta la fonte primaria di energia e la sua funzione ideale è quella di apportare le materie prime per il ricambio, la crescita e la riparazione delle strutture del corpo e le calorie necessarie per farlo. Se le caratteristiche del cibo non corrispondono a ciò che è utile all’organismo, questo si troverà da un lato a disporre di minor energia e dall’altro a doverne sprecare una parte per difendersi da un prodotto non buono. Questo spreco di energia verrà, necessariamente, sottratto ai sistemi di difesa,conservazione o recupero della salute. Da qui la necessità di sostenere e stimolare i principi dell’alimentazione consapevole in cui siano privilegiati i cibi biodinamici, biologici derivati da una produzione che salvaguardi la salute.

Oggi, sempre di più, si capisce l’importanza non solo del cibo ma anche dello “stile di vita” come causa diretta o concausa nell’insorgenza di molte malattie. Per “stile di vita” si deve intendere la modalità che una persona mette in atto per dirigersi verso i propri obiettivi, utilizzando gli strumenti che ha a disposizione e che ritiene essenziali per esprimere la propria soggettività. Ben presto, all’interno di un nucleo sociale, questa modalità diventa nevrosi e in questa condizione sono necessari dei punti di riferimento precisi per concedersi un certo grado di stabilità.

“La mente è tutto! Tutto il resto è niente!”

Viviamo in un periodo sociale dove il materialismo è dominante, forse nessuna nazione investe sulla crescita emozionale della popolazione e i risultati sono evidentissimi nella nostra società con un aumento della prevalenza delle patologie mentali. Anche la qualità della vita della popolazione è molto bassa. La guarigione reale e completa dei nostri pazienti non può prescindere dalla “prescrizione con stile” dove per stile non si intende altro che l’attenzione allo stile di vita dei propri pazienti. Tuttavia l’azione forse più incisiva è quella di raggiungere la persona sana, non esclusivamente quella malata.

Raggiungere il sano significa fare prevenzione primaria, ovvero quella prevenzione che si impegna ad evitare l’insorgenza delle malattie. La prevenzione primaria è rappresentata da una serie di atti messi in opera da ciascuno di noi intesi come cittadini e non solo come medici, allo scopo di prevenire l’insorgenza delle malattie. Questa affermazione è tutt’altro che banale poiché l’attenzione scientifica e mediatica degli ultimi anni si è rivolta, con sempre maggiore intensità, alla fase secondaria della prevenzione, ovvero la possibilità di eseguire una diagnosi sempre più precoce. Questo intento è assolutamente nobile ma rischia di distrarre l’attenzione dalle responsabilità che ogni persona ha nei confronti di sè stesso, del proprio nucleo familiare e della società tutta.

Come vuoi vivere? Bene e a lungo o male e poco?

Dipende da te e dal rispetto per la tua salute psicofisica che è il bene più prezioso che hai.

Siamo quello che mangiamo! Ma siamo soprattutto quello che pensiamo!

 

Dottor  Giovanni  Acampora

giovanni-acampora@virgilio.it

 

 

 

Salute … nell’aria!

Oggi si parla ancora poco del rapporto salute e ambiente. Nei centri urbani la popolazione è esposta all’inalazione di miscele di agenti inquinanti atmosferici potenzialmente dannosi per la salute. L’apparato respiratorio può divenire l’organo bersaglio di una quantità innumerevole di sostanze tossiche. L’inquinamento atmosferico delle città è responsabile di significative quote di morbosità e mortalità per neoplasie, malattie respiratorie e malattie allergiche respiratorie.

Gli effetti dell’inquinamento dell’aria sulla salute possono essere acuti e cronici.

Gli effetti acuti sono dovuti all’esposizione di breve durata (ore, giorni) ad elevate concentrazioni di inquinanti. Gli effetti cronici dell’inquinamento si manifestano dopo un’esposizione prolungata a livelli di concentrazioni anche lievi. Una parte considerevole della popolazione europea che vive in città non respira aria sana, con conseguenze gravi sulla salute. I componenti più abbondanti dell’inquinamento atmosferico nelle aree urbane sono il biossido di azoto, l’ozono ed il materiale particolato (PM). Il materiale particolato atmosferico che costituisce  la componente maggiore dell’inquinamento urbano è una miscela di particelle solide e liquide con diversa origine, dimensione e composizione. Il materiale particolato inalabile che può raggiungere le vie respiratorie inferiori viene definito come PM 10 e PM 2.5 (diametro delle particelle in micron). Il parenchima polmonare umano trattiene il PM 2,5 mentre le particelle di diametro superiore a 5 ed inferiore a 10 micron raggiungono solo le vie aeree prossimali. Il PM costituisce il più serio problema dell’inquinamento atmosferico in molte città ed esso rappresenta la componente dell’inquinamento atmosferico più consistentemente associata con effetti avversi alla salute. L’inalazione del PM è responsabile di 500.000 morti in eccesso ogni anno nel mondo.

L’inquinamento atmosferico  è un problema complesso che richiede l’azione delle autorità pubbliche a livello regionale, nazionale ed internazionale. Con la riduzione dei livelli d’inquinamento si potrebbe contribuire alla diminuzione dell’incidenza delle malattie e ad un calo dell’emissioni di gas che influiscono sui cambiamenti climatici fornendo così altri benefici sulla salute e sull’intero ecosistema.

I principali obiettivi delle politiche ambientali volte alla riduzione dell’inquinamento atmosferico sono i seguenti:

  1. sostanziale riduzione/abbattimento delle fonti d’inquinamento
  2. riduzione dell’esposizione umana mediante il controllo delle emissioni (es. variazioni nei flussi di traffico e diversa localizzazione dei poli industriali rispetto agli aggregati residenziali)
  3. ventilazione più efficiente negli ambienti  indoor

Per  ridurre i rischi della salute causati dall’inquinamento atmosferico è indispensabile un approccio multidisciplinare e multisettoriale in quanto le politiche di prevenzione coinvolgono settori diversi come quello dei trasporti, dell’edilizia, della produzione di energia e dell’industria. Tali obiettivi possono essere raggiunti attraverso interventi sia a livello individuale (limitazione del fumo, minor utilizzo di automobili e moto, uso appropriato di stufe e caminetti a legna, etc.) sia a livello collettivo (normative e sanzioni adeguate) e campagne d’informazione/educazione rivolte alla popolazione per promuovere comportamenti e stili di vita corretti e proteggere dall’esposizione le fasce di popolazione più vulnerabili.

Strategie di prevenzione

Le strategie per ridurre l’inquinamento atmosferico richiedono interventi di natura politica, ma anche i cittadini possono svolgere un ruolo importante nel percorso decisionale e dare un forte sostegno con le loro azioni quotidiane per assicurare la salvaguardia dell’ambiente e della salute.

– Ridurre i consumi energetici: è dovere di ogni cittadino imparare ad utilizzare meglio le risorse disponibili ed evitare gli sprechi, in particolare di energia e acqua. L’attenzione verso i consumi può portare a un risparmio del 30-50% di energia elettrica domestica con ricadute positive anche sull’ambiente. Ad esempio quando si acquistano elettrodomestici è opportuno scegliere quelli a minor consumo energetico. Il costo maggiore è ammortizzato dai minori consumi, con un minor inquinamento.

– Utilizzare i mezzi pubblici, la bicicletta o camminare a piedi contribuisce a ridurre l’inquinamento dell’aria e, favorendo l’attività fisica, può migliorare lo stato di salute.

– Evitare prodotti  spray.

– Raccolta differenziata.

– Ridurre le immissioni di gas tossici.

Non rispettare l’ecosistema sarà molto pericoloso per il futuro delle nuove generazioni.

Dottor Giovanni Acampora

LA FELICITA’ DI UN POPOLO

Come si può fare a misurare lo stato di salute e felicità di una nazione?

Tutti i giorni per misurare il benessere dei cittadini ricorrono al PIL (Prodotto Interno Lordo) come principale indicatore economico dello stato di salute di un paese. Ma è proprio così?

La felicità di una popolazione si misura dalla capacità di produrre materia?

SE NON MISURI LA COSA GIUSTA NON FAI LA COSA GIUSTA.

Il benessere materiale è solo una delle componenti del benessere umano e non assicura affatto che le persone siano in equilibrio con l’ambiente, con gli altri e con se stessi.

Invece del PIL dovremmo parlare di FIL (Felicità Interna Lorda). Lo stato di ben-essere chiamato “felicità” non si lascia acchiappare facilmente. In tanti sospettano, addirittura, che non esista: il peso della vita ci schiaccia, gioia e serenità possono sembrare pure illusioni.

Di felicità parlarono per primi Epicuro e Zenone, due filosofi, per i quali la felicità e la filosofia erano innanzitutto una scelta di vita.

Nel Gattopardo il principe Solina conta le pagliuzze d’oro dei momenti felici, moltiplica, divide, somma e scopre che dei suoi 73 anni ne ha veramente vissuti due – tre al massimo. La felicità è rara, volatile.

Eppure non c’è uomo o donna al mondo che non la cerchi, perché la felicità non è un diritto ma una speranza,una conquista. Nulla è più difficile da misurare della felicità. La crisi economica in atto con i suoi contraccolpi psicologici e sociali è un duro colpo alla felicità personale e collettiva. Anche se non è ovvio cosa sia la felicità individuale, abbiamo tutti un’idea a riguardo ed è qualcosa a cui aspiriamo nella nostra vita. Ma può la felicità di un paese intero  essere misurata? Lo sviluppo deve promuovere la felicità collettiva. La felicità è pluridimensionale ed è basata sul principio dell’interdipendenza. La felicità è una virtù civile, un bene in sé che non perseguiamo per qualche altra finalità. Se siamo infelici, pur vivendo in paesi  sostanzialmente ricchi, è perché abbiamo sacrificato al benessere materiale il tempo e il gusto di vivere per l’ambiente, per gli altri, per se stessi, per il mondo che ci circonda. Il benessere materiale è solo una delle componenti del benessere umano e, da solo, può non renderci, affatto, felici.

La consapevolezza dell’insufficienza dimostrata del PIL a rappresentare l’effettivo ben-essere di una nazione è un dato di fatto. Il PIL misura tutto, eccetto quel che rende la vita degna di essere vissuta.

Come fare a tradurre in una formula statistica quell’impalpabile sensazione di ben-essere che ci fa sentire soddisfatti della nostra vita quotidiana?

Innanzitutto, rendendo partecipi i cittadini stessi, perché il ben-essere obbedisce a tradizioni, a culture diverse da nazioni a nazioni. Ciò che si è contribuisce alla felicità molto più di ciò che si ha. Per trovare la felicità non bisogna cercare negli altri ma in sé stessi, apprezzare i veri valori della vita, non legarsi alla materia.

IMPARA A FARE QUELLO CHE TI PIACE, DOVE TI PIACE, CON CHI TI PIACE E QUANDO TI PIACE.

Dottor Giovanni Acampora

giovanni-acampora@virgilio.it