CRESCERE VEGANI SI PUO’?

La scelta vegetariana di alimentarsi escludendo la carne e il pesce o quella vegana che elimina qualsiasi alimento di origine animale è sempre più diffusa anche nelle famiglie italiane.

L’American Dietetic Association, analizzando la letteratura internazionale sulle diete vegetariane e vegane  e le possibili criticità, afferma  che le diete vegetariane–vegane correttamente pianificate sono salutari, adeguate  dal punto di vista nutrizionale e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione  e nel trattamento di alcune patologie.

Le diete vegetariane-vegane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale: gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia, adolescenza, vecchiaia e per gli atleti.

Infatti, le diete vegetariane-vegane sono spesso associate a numerosi vantaggi per la salute: livelli più bassi di colesterolo ematico, ridotto rischio di cardiopatie, ridotti livelli di pressione arteriosa, più basso rischio di diabete mellito di tipo 2. I vegetariani-vegani tendono ad avere un più basso Indice di Massa Corporea e ridotti tassi di tutti i tipi di cancro.

Le diete vegetariane-vegane tendono ad avere un contenuto di grassi saturi e colesterolo ridotto, e più elevate quantità di fibre, magnesio, potassio, vitamina C, folati, carotenoidi, flavonoidi ed altri fotocomposti. Queste differenze nella composizione nutrizionale possono spiegare alcuni dei vantaggi salutistici negli individui che seguono un’alimentazione vegetariana-vegana variata e bilanciata.

Fondamentale in gravidanza è la qualità degli alimenti, non solo la quantità. Per soddisfare, in gravidanza, il maggior fabbisogno proteico basta mangiare cibi ad alto contenuto proteico: legumi, tofu, temph, frutta secca, semi oleaginosi e cereali integrali.

Nel caso di dieta vegetariana attenzione a non eccedere con latte, formaggi e uova in quanto ricchi di colesterolo.

Nell’impossibilità di alimentare il neonato al seno si possono usare formulazioni di latte di soia e riso.

Con lo svezzamento il bambino passa da un’alimentazione a base esclusiva di latte a quella che sarà l’alimentazione di tutto il resto della sua vita.

Lo svezzamento solitamente inizia verso il 5°- 6° mese (più tardi quando si allatta solo al seno) e si conclude  quando il bambino è in grado di assumere qualunque tipo di cibo solido.

Una dieta vegetariana-vegana deve, nei primi anni di vita, fornire prima di tutto l’energia in più che serve all’organismo del bimbo per la crescita per tale motivo i grassi, in forma di frutta secca e grassi di condimento, non vanno limitati. In una prima fase meglio i legumi decorticati per evitare problemi intestinali. Nello svezzamento vegetariano porre attenzione a non eccedere nei latticini che non vanno proposti ad ogni pasto. Cominciare col brodo vegetale filtrato e poi passare tutte le verdure.

Per quanto riguarda i cereali si comincia con quelli senza glutine: riso, miglio, mais e pseudo cereali (quinoa, amaranto, grano saraceno) e poi gradualmente inserirli tutti.

Tutte le famiglie, non solo vegetariane-vegane, dovrebbero rispettare i fabbisogni nutrizionali del bambino, osservandone la crescita e prestando attenzione a segnali di malnutrizione. Ciò è ancora più vero quando si considera l’ipernutrizione: l’obesità infantile è infatti il maggior problema di malnutrizione infantile.

In questi casi una dieta veterariana-vegana, molto più attenta alla qualità del cibo, potrebbe essere d’aiuto.

Con una dieta vegetariana-vegana equilibrata non si avranno mai carenze e si potrà praticare qualsiasi sport.

Se siamo quello che mangiamo, molte persone si dovrebbero preoccupare di quello che sono!

Il pessimo cibo, da cui siamo circondati, inquina non solo il corpo ma anche la mente.

Mens sana in corpore sano!

Dottor Giovanni Acampora 
giovanni-acampora@virgilio.it

 

 

LA SOCIETA’ DEL NON BEN-ESSERE : Il FALLIMENTO ALIMENTARE!

Ci siamo allontanati dal concetto ippocratico che riferiva al cibo proprietà terapeutiche e questo è un fatto molto pericoloso. Se da un lato, infatti, interpretiamo il cibo come calorie e gusto e non più come strumento per guarire, dall’altro siamo difficilmente in grado di collegare le eventuali negatività provenienti dal cibo con la qualità della salute. In entrambi i casi mancherà il riferimento immediato tra l’assunzione dell’alimento e l’effetto benefico o nocivo dello stesso.

SE:

  • il continuo aumento dell’obesità non basta a chi dirige la cosa pubblica per capire che l’attuale modello alimentare è fallimentare;
  • la previsione che nel 2050 nei paesi occidentali una persona su tre sarà diabetica, con tutte le conseguenze morali ed economiche che ciò comporta, non è sufficiente a promuovere iniziative realmente efficaci;
  • i tumori sono sempre più in aumento;
  • mettere alla base di tutte le piramidi alimentari i cereali integrali (idealmente di buona qualità) e non lottare contro il quotidiano utilizzo di pasta e pane raffinati, sbiancati, ibridizzati  ed addizionati di glutine non interessa a nessuno;
  • avere la certezza statistica che la maggior parte delle persone non pratica attività fisica per i trenta minuti quotidiani indispensabili per mantenere un buono stato di salute, come indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, non induce a favorire politiche di educazione fisica dei giovani soprattutto nella scuola;
  • l’opinione attuale sul consumo di carne tende a concentrarsi sul problema rappresentato dalla carne rossa, e a nessuno interessa ricordare come viene allevato un pollo, che rappresenta la scelta di oltre il 90% della popolazione quando si orienta verso la carne bianca allo scopo di ridurre la tossicità di quella rossa;
  • a nessuno esperto di alimentazione , ospite di programmi televisivi voluti dallo stato, interessa ricordare che l’uso di bevande gassate, zuccherate o energizzanti, molto frequentemente pubblicizzate attraverso gli stessi mezzi, è alla base di obesità, diabete, tumori;
  • le malattie degenerative collegate all’alimentazione sono in continuo aumento;
  • i prodotti industriali sono pieni di conservanti e coloranti molto tossici;

ALLORA:

sicuramente gli addetti all’alimentazione (Stato, industria alimentare, medici, ecc.) stanno sbagliando perché siamo sempre quello che mangiamo.

Quando mangiamo cibo spazzatura, pieno di tossine, l’organismo si adatterà a questa nuova condizione accumulando tossine nelle sedi meno dannose ( tessuto connettivo e tessuto adiposo). Il continuo accumulo di queste tossine porta ad una condizione parafisiologica di sovraccarico allostatico. In questa condizione l’organismo non è più in grado di reagire opportunamente ad ogni stimolo, anche banale, che sarà in grado di generare malattie.

Visto che siamo quello che mangiamo, cominciamo a preoccuparci di quello che siamo!

C’è poco da essere allegri e continuare ad essere menefreghisti della propria salute!

Dottor Giovanni Acampora

SALUTE E AMBIENTE

Il rapporto con l’ambiente è una delle determinanti fondamentale dello stato di salute di una popolazione. La salute, definita dall’OMS come stato di benessere fisico, psichico e sociale e non la semplice assenza di malattia, è infatti il risultato di una serie di determinanti di tipo sociale, economico, genetico e anche ambientali, e non il semplice prodotto di una buona organizzazione sanitaria. Perciò la prevenzione, finalizzata alla tutela della salute, non può prescindere dalla tutela dell’ambiente.

Molti processi patologici trovano la loro eziopatogenesi in concause ambientali (quali l’accumulo di inquinanti nell’aria, nell’acqua, nel suolo e nei cibi) e ciò deve orientare la promozione della salute anche attraverso scelte di tutela ambientale per garantire alle future generazioni la fruizione di un ambiente vivibile.

L’interazione tra salute e ambiente non è solo dovuta ai tossici chimici capaci d’indurre tumori, ma è molto più complessa. Nell’ambiente circolano agenti patogeni microbici e non, che possono causare malattie negli individui suscettibili come infezioni, allergie, intossicazioni o tumori. L’attenzione maggiore nelle nostre società post-industriali e globalizzate viene però giustamente data ai contaminanti chimici e fisici: sostanze liquide, solide o più frequentemente gassose, in grado di produrre effetti dannosi, temporanei o permanenti, sull’uomo,sugli animali e sulle piante. Una parte rilevante al loro interno, spesso sottovalutata, va data ai farmaci che così massicciamente la moderna società produce, utilizza ed elimina nell’ambiente, per uso agrario, veterinario e umano. Da non trascurare gli agenti fisici come radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, naturali o artificiali. Basti pensare, banalmente, all’attuale abuso tra i giovani di lampade abbronzanti, concausa dello sviluppo di tumori alla pelle ed al ben più rilevante uso terapeutico, diagnostico ed industriale dei raggi x, notoriamente cancerogeni.

Vivendo in un ambiente insalubre le insidie a cui l’uomo si espone sono molte e al contempo molto diverse e vanno dalle malattie acute, come intossicazioni, irritazioni o altre sindromi a decorso breve, alle malattie croniche, come le patologie degenerative, quelle cardiovascolari e quelle neoplastiche.

Una delle azioni di politica sanitaria che più facilmente possono essere poste in essere è quella del controllo della catena alimentare. Ricordiamo che l’inquinamento del suolo e delle acque può ripercuotersi sulla salute umana attraverso la contaminazione degli alimenti da parte di pesticidi, erbicidi e inquinanti atmosferici.

Oggi la globalizzazione ha amplificato terribilmente i problemi ambientali e di salute pubblica, al punto che il rischio dell’uomo di contrarre  una malattia di origine ambientale, sia infettiva che non, può trasferirsi rapidamente  da una parte all’altra del globo terrestre.  Molte industrie si delocalizzano, non solo per mano d’opera a basso prezzo ma anche per i minori controlli sulla qualità del prodotto, sulle immissioni nell’atmosfera, sugli scarichi tossici industriali.

I fattori di rischio ambientali sono molto importanti in genere, ed importantissimi in particolare nei tumori.

Ma le malattie sono in realtà il risultato di una sinergia di variabili: stile di vita, professione e, ovviamente, predisposizione genetica e livello di organizzazione sanitaria.

L’UNICA VERA EREDITA’ PER LE FUTURE GENERAZIONI E’ NON CONTINUARE  A DISTRUGGERE L’AMBIENTE!

L’UOMO E’ L’UNICO ANIMALE CHE DISTRUGGE L’AMBIENTE DOVE VIVE… E’ IL PEGGIOR PARASSITA!

SALVAGUARDIA L’AMBIENTE E SALVERAI TE STESSO!

Dottor GIOVANNI ACAMPORA
mail: giovanni-acampora@virgilio.it
cell: 3392037673

 

EMOZIONI – TERAPIA

Fondamentalmente all’origine del processo patologico c’è un difetto: un blocco nella rete di comunicazione, di conseguenza, una guarigione per essere efficace deve coinvolgere l’intero sistema corpo/cervello. Deve perciò affermarsi un nuovo paradigma della guarigione, in realtà non si può più pensare di lasciare fuori da questi processi la mente, le emozioni. Le emozioni non sono solo nella testa e nel cervello,ma sono anche nel corpo,si esprimono in esso e ne fanno parte. Sono energia e informazione,ma anche molecole. Gli studi sul benessere mostrano che le emozioni sono, sì parte del campo informativo, dell’energia informativa corporea, ma trascendono la guarigione/salute del singolo per riversarsi su tutto l’ambiente che lo circonda. In altre parole le emozioni  sembrano “saltare” da una persona all’altra, da un corpo all’altro, da una cultura all’altra, sono planetarie e questa loro natura di transizione, dal microcosmo al macrocosmo, è un aspetto di estremo interesse. Conoscere le emozioni, controllarle, lasciarle fluire è la chiave per dare vita al cambiamento  globale oggi necessario, quel “global shift” che rappresenta il futuro. Con analogia possiamo dire che come la luce bianca è composta da uno spettro di colori, così le emozioni sono uno spettro di posture del corpo, comportamenti e stati fisiologici che percorrono l’intero sistema mente/corpo , riflessi nella muscolatura, ogni livello dell’accesso neuronale e della mente/corpo che cambiano continuamente, specialmente nei soggetti  più sani. Gli esseri umani hanno quindi un amplissimo raggio di potenzialità, comportamenti, emozioni. Queste ultime sono la chiave di tutto, il ponte fra mondo spirituale e molecolare e creano anche stati alterati di coscienza.

Ognuno di noi non presenta solo comportamenti differenti, ma anche memoria e corpi di guarigione differenti, e tutta la luce che fluttua intorno e sui nostri corpi può essere diversa nei diversi punti. Bisogna tornare quindi a ciò che funziona: la prevenzione, prendersi cura di sé, seguire le emozioni positive, praticare uno stile di vita e una dieta sani. Essere centrati, cioè non focalizzarsi sugli estremi ma valorizzare l’omeostasi, imparare l’amore in tutte le sue varianti, la forma più avanzata di conoscenza umana.

Infine, la salute ha bisogno della “relazione”: per essere integralmente sani la nostra biologia richiede che siamo in relazione con gli altri ma soprattutto con noi stessi.

Amore, compassione e relazioni sono emozioni positive fondamentali e possono aiutarci a guarire. Da questa scintilla può avviarsi il cambiamento.

La vita è meravigliosa, basta poco per essere felici!

La vita è come un supermercato: sei tu che decidi cosa prendere e mettere nel carrello. Stai attento a quello che prendi perché quando arriverai alla cassa dovrai pagare. Se hai preso cose stupide ed inutili le pagherai lo stesso. Così avrai sprecato il tuo tempo per goderti la vita!

Il tempo è la risorsa più importante che hai, utilizzalo, impegnalo, consumalo, VIVILO!

Dottor GIOVANNI ACAMPORA
mail: giovanni-acampora@virgilio.it
cell: 3392037673

Alimentazione e gravidanza

Un’attenzione particolare deve essere data all’alimentazione sia prima della gravidanza, sia durante, sia nel periodo dell’allattamento. La madre ha bisogno di più sostanze ed energia per dare vita ad un altro essere umano e di un sangue rigenerato ed ossigenato per creare una base solida su cui il bambino possa costruire i tessuti, gli organi e gli apparati che l’accompagneranno nella crescita.

Questa è la prima prevenzione: rafforzare il sistema immunitario, il sangue, invece di offrire dall’esterno aiuti che si sostituiscono a lui e che a lungo andare vanno ad indebolirlo invece che rafforzarlo. Altrettanto importante è l’attenzione alimentare anche prima del concepimento, periodo in cui si prepara l’organismo sia per quanto riguarda la qualità del sangue, sia per la messa in riserva delle sostanze che saranno utili durante i nove mesi di gravidanza.

Si sta ora iniziando a studiare la correlazione fra infertilità, poliabortività ed alimentazione. E’ stato ipotizzato infatti un nesso fra questo problema sempre più diffuso e la celiachia, altra patologia alimentare in aumento. Si è visto come in donne obese la riduzione di peso abbia portato ad un cambiamento, in un tempo relativamente breve, della loro ricettività. In altri casi si è valutato la possibilità che diete ricche di latticini e prodotti da forno producessero un muco denso a livello genitale che rendesse più difficile sia la discesa dell’ovulo verso l’utero, sia la risalita degli spermatozoi verso l’alto. Si è visto poi da tempo come una carenza di vitamina E possa incidere nelle difficoltà a procreare. Sono in corso studi per valutare la presenza di estrogeni nella nostra alimentazione e l’aumento di infertilità.

Se noi pensiamo  che in circa quattro mesi i globuli rossi vengono rinnovati completamente, un’alimentazione più attenta può rigenerare completamente al meglio il sangue. Per questo motivo iniziare a modificare il proprio modo di mangiare già prima della gravidanza può essere molto utile.

Cereali 50-60%. La forma in cui è meglio mangiarli è quella integrale. Andrebbero variati il più possibile dando la precedenza soprattutto a quelli in chicchi come il riso, l’avena, l’orzo, il miglio, il grano saraceno (pseudo-cereale come la quinoa e l’amaranto), la segale, il farro, il boulgur. Ognuno, naturalmente, ha delle proprietà e qualità differenti per cui più si variano più si apportano all’organismo nutrienti ed energie diverse.

Verdure biologiche 20-25%: sia cotte che crude. Le verdure crude, soprattutto d’inverno, dovrebbero essere limitate per la loro natura fredda e tagliate fini o ancora meglio pressate in modo da diminuire il contenuto di liquidi che in inverno raffredda ed indebolisce.

Proteine 15-20%: per lo più si dovrebbero scegliere quelle vegetali fra cui legumi, una volta la settimana, il tofu, un’altra volta il seitan,un’altra i legumi fermentati come il tempeh. Le proteine animali possono essere introdotte occasionalmente secondo le abitudini e i desideri di ogni donna. Fra queste sono da preferire i pesci di piccola taglia.

Frutta biologica di stagione a richiesta.

SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO …… GIA’ PRIMA DI NASCERE!

Dottor GIOVANNI ACAMPORA
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BEVI LATTE … CHE FA MALE!

L’uomo, sicuramente, sta contribuendo a produrre sempre più cibo spazzatura. Sempre più quantità e meno qualità.

L’uomo è l’unico mammifero che dopo lo svezzamento beve latte per tutta la vita. Generalmente il latte è considerato un alimento sano e completo, per cui molti genitori lo propongono ai loro figli anche quando lo rifiutano. La fantasia delle agenzie pubblicitarie ingaggiate dalle industrie lattiero-casearie non ha limiti nel cercare bellissime e coloratissime favole intorno ai loro prodotti. Queste favole però c’impediscono di vedere una realtà che invece dovremmo conoscere, fosse solo per il legittimo diritto-desiderio di conoscere la verità per poi decidere.

Dietro la dietetica c’è un grosso business: moltissimi lavori ”scientifici” sono finanziati da multinazionali del settore, quindi tendono ad indirizzare i risultati degli studi al profitto dell’azienda. (Non c’è mai stato uno studio negativo alla presentazione dei medicinali ma come mai molti farmaci vengono ritirati dal commercio per effetti tossici?)

Il business alimentare è riuscito a condizionare il sistema al punto che si pensa che senza latte e derivati le nostre ossa andrebbero incontro ad un osteoporosi  ingravescente.

Come si spiega che l’osteoporosi è più frequente nei paesi dove è più alto il consumo di latte e derivati? Nessuno affronta questo problema! … LA MALATTIA CONVIENE!

Quanto latte è italiano? In Italia arrivano ogni giorno milioni di litri di latte in autobotti, da dove? Chi l’ha prodotto e con quali regole di rispetto della natura e degli animali?

Il latte delle mucche al pascolo è un’utopia. Oggi è un cocktail chimico: analgesici, antibiotici, ormoni, pesticidi, diserbanti, fertilizzanti, micotossine. Abbiamo perso l’istinto profondo garante del nostro equilibrio e del nostro interesse vitale, in questo modo ci siamo abituati ad un’alimentazione quantitativa e non qualitativa. Consumiamo tutti i prodotti lattieri e ne abusiamo, senza guardare oltre l’immediata soddisfazione dei nostri bisogni.

Non è facile liberarsi delle abitudini alimentari, per molti è difficile cambiare dieta. Ma se esistono delle leggi in natura qualcuno sicuramente sta sbagliando trascurando il fatto che le leggi naturali, contrariamente a quelle umane, non ammettono deroghe.

Il latte di donna è sempre fresco e batteriologicamente puro, mentre ogni tipo di latte non umano deve subire un processo di “cottura” ad alte temperature che ne distruggono microrganismi nocivi, ma anche i microrganismi buoni e le vitamine. Latte a lunga scadenza uguale a cibo morto.

Il latte è specie specifico, contiene non solo tutti i nutrienti nelle proporzioni ottimali per la crescita, ma anche sostanze enzimatiche ed anticorpi che hanno la funzione di aumentare le difese immunitarie.

NESSUN MAMMIFERO CONSUMA LATTE  DI  UN’ALTRA SPECIE!

Basta analizzare la composizione del latte materno e del latte vaccino per rendersi conto che il latte di mucca non è adatto per l’essere umano.

Composizione del latte materno e del latte di mucca:

Latte di donna:                                                        Latte di mucca:

Proteine  0,9 gr/100 ml                                           Proteine  3,6 gr/100 ml

Lattosio  7,2 gr/100 ml                                            Lattosio 4,9 gr/100 ml

Grasso 3,5 gr/100 ml                                                Grasso 3,5 gr/100 ml

Dal confronto della composizione chimica dei due tipi di latte si può notare come il latte materno ha un contenuto ridotto di proteine rispetto al latte vaccino, tradotto in percentuale il latte di mucca ha il 400% in più di proteine, quindi un sovraccarico enorme per i nostri reni.

La proteina caseina è il 35% delle proteine nel latte di donna (0,31 gr in 100 ml) e l’80% in quello di mucca (2.88 gr in 100 ml), oltre il 900% in più! Provate ad immaginare sale e zucchero (alimenti che vanno razionalizzati) in quantità 900% in più nella vostra alimentazione. La caseina è una proteina che tende a coagulare, irritante, infiammante, allergizzante, causa di un aumento della produzione di muchi. Il latte di donna è più ricco di lattosio, necessario nei primi mesi per lo sviluppo del cervello, ma poi perdiamo l’enzima lattasi e cominciano i problemi gastrointestinali: gonfiori, dissenteria, coliti, perché non riusciamo a digerirlo.

I grassi presenti hanno la stessa percentuale ( 3,5 %), ma il rapporto saturi/insaturi è nel latte di mucca a favore di quelli saturi e così favorisce il loro accumulo: arteriosclerosi.

Il calcio, di cui tanto si parla, è in eccesso nel latte vaccino ( 1330 mg nel latte di mucca contro i 370 mg di quello di donna). Questa quantità enorme ( 400 % in più) se il nostro organismo non riuscisse a tamponarla potrebbe creare anche grossi problemi cardiocircolatori. Per bilanciare l’eccesso il corpo l’elimina o lo deposita, quindi aumentano i rischi di calcoli ed arteriosclerosi.

MOTIVI PER ELIMINARE  IL LATTE VACCINO:

– Ogni animale ha il suo latte.

– Eccesso di proteine.

– Eccesso  di grassi saturi.

– Povero di lattosio.

– Presenza di ormoni, pesticidi, diserbanti, fitofarmaci, antibiotici, micotossine.

– Cibo molto allergizzante (sempre più persone sono allergiche-intolleranti al latte di mucca).

– Facilita l’osteoporosi

– Facilita l’arteriosclerosi e malattie cardio-vascolari

– Facilita i calcoli

– Facilita cisti e tumori al seno, ovaie e prostata

– Basso contenuto di ferro

– Elevato contenuto di calcio

– I formaggi stagionati sono fonte di crisi ossidative, intenso sviluppo di radicali liberi

– Provoca infiammazioni della mucosa intestinale, ciò aumenta la permeabilità della stessa e l’intestino perde la sua funzione, fondamentale per la nostra salute, di filtro e ciò facilita le malattie autoimmuni

– Dopo i due anni la lattasi perde progressivamente la sua funzione

– E’ un cibo acidificante per il nostro corpo. I cibi acidificanti fanno aumentare le malattie degenerative.

– Il latte scremato causa più danni di quello intero, perché diminuendo la percentuale di grassi aumenta ancor di più la percentuale calorica delle proteine.

Immaginate di mettere un carburante sbagliato in un motore… Le conseguenze sarebbero disastrose! La colazione dei vostri figli è fondamentale fin dai primi anni di vita, ma non col latte vaccino!

Dottor GIOVANNI ACAMPORA
mail: giovanni-acampora@virgilio.it
cell: 3392037673

Ansia da prestazione sportiva ed esistenziale

L’ansia è una sensazione anticipatoria di tensione psichica legata all’aspettativa di un evento investito di significati particolari e vissuto come potenzialmente pericoloso, pericolo creato dalla propria mente ma in realtà non esistente oggettivamente o notevolmente meno minaccioso.
Si annoverano qui tutte le paure legate alla svalutazione del sé : “Non sono capace”, “Non sono in grado..”, “ Ho paura di non farcela”, “ Io non ci riuscirò mai…”. Frasi queste che dette con convinzione minano alla radice la fiducia nel proprio potenziale che per sua natura è illimitato.
La formazione è la “coltivazione” di questo sentimento, fiducia in sé, permette di sentire al massimo lo stato vissuto nel soddisfare i propri bisogni e quindi di riconoscere e apprezzare le cose positive del mondo in cui siamo inseriti, come un posto buono e piacevole da godersi alla grande. Questa condizione dà un senso di sicurezza che permette di gestire e affrontare le situazioni più difficili e cariche di tensioni. Invero quando questo sentimento viene frustato, inibito, ostacolato tutto diventa più difficile.
Quando si insinua il vissuto della sfiducia nelle proprie capacità, associato nel crescere a una scarsa autostima, tutto diventa esageratamente gravoso.
In quei casi l’ansia, da reazione fisiologica che entra in gioco preparando alla fuga o all’attacco, frena la reazione istintiva sabotando sé stesso.
A questo punto quando la svalutazione prende il sopravvento, la persona si concentra solo sugli aspetti percepiti come maggiormente minacciosi, valutando in modo irrealistico e irrazionale la realtà, fino a catastrofizzare la situazione o la persona che si sta affrontando.
L’ansia è il disagio psicologico più fisico che ci sia e spaventa soprattutto la tendenza a svalutarsi. E’ il nostro sistema di valori e gli schemi di pensieri che fanno scattare la reazione ansiogena.
Se queste interpretazioni della realtà si distanziano troppo dalla situazione che dobbiamo affrontare subentrano le reazioni di evitamento della situazione stressante o continuiamo ad attivare un sistema patologico PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologico) determinando così il nostro danneggiamento esistenziale.
Terapia: Rendere le persone consapevoli di ciò che sono e cosa possono fare dà nutrimento al bisogno primario senza il quale tutto diventa complicato, mi riferisco al bisogno di sicurezza. Recuperare e dare forza a questo sentimento rende tutto più facilmente gestibile. Allora, l’ansia diventa l’alleata che non spaventa né rende insicuri, è la sfida che affrontata stimola a dare il meglio di sé.
La consapevolezza dà potere alla persone, soprattutto se ad alimentarlo ci sono credenze e convinzioni potenzianti, queste rendono possibile realizzare ciò che la persona con determinazione si prefigge.
Esistono persone speciali che trasformano le loro intuizioni ed idee in progetti e con la sensibilità e la determinazione trasformano il progetto in realtà.
L’assenza dell’evidenza non è l’evidenza dell’assenza!
Impara a vivere e a godere al massimo la vita con quello che hai.

 
Dottor GIOVANNI ACAMPORA
mail: giovanni-acampora@virgilio.it
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